RICHARD MATHESON.
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TRE ORE DI PURA FOLLIA.
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Titolo originale: Fury on Sunday.
Traduzione di: Rosangela Bonsignorio.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Ore 1:00.
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Suonava una marcia funebre con il volto illuminato dalla luce della luna. Ma non c'era nessun
piano, solo la branda bassa e stretta su cui era sdraiato. Niente lenzuola, solo una ruvida coperta
marrone avvolta strettamente attorno al materasso. Vestito di tutto punto, aveva la testa appoggiata su
un piccolo cuscino. Il chiarore diffuso che si riverberava sul suo corpo esaltava il candore delle mani
magre, intente a suonare Chopin sulle gambe. Il reparto era immerso nel silenzio, ma lui sentiva la
musica nella sua testa.
Era un uomo giovane, sui venticinque anni, con i capelli arruffati e gli occhi scuri. Il suo viso
era l'opera di uno scultore che aveva dimenticato di fermarsi al momento giusto e, nel tentativo di
raggiungere la perfezione, aveva esagerato: lineamenti sottili come carta, orecchie e naso che
sembravano sul punto di rompersi, labbra e mento come fragile vetro che poteva frantumarsi al minimo
urto. E tutto bianco, alabastro, bianco avorio.
Era sdraiato sul materasso, con indosso un paio di pantaloni di flanella grigia e le gambe
allungate sino a sfiorare la testata del letto con i tacchi dei suoi stivaletti. Il petto, coperto da una
camicia di flanella grigia, si alzava e abbassava con ritmo lento e regolare.
Respira in modo corretto, Vincent. Devi saper controllare il respiro come un bravo fondista.
Gli occhi, che sino a quel momento avevano fissato l'alta volta del soffitto, si strinsero
all'improvviso. Le mani si trasformarono in ragni bianchi che saltellavano sulle sue gambe, tirandone
fuori note stridule.
Non ripetere il fa tre volte di seguito, solo due, per amor di Dio!
L'inno funebre gli scoppi nella testa e gli accordi riecheggiarono all'infinito nella torbida
oscurit del suo cervello.
Un passaggio lento, ben ponderato, prese vita sotto le sue dita attente, dandogli un po' di
conforto. Apr di nuovo gli occhi per fissare il soffitto.
Stava aspettando Harry, l'infermiere che si occupava del reparto, uno scimmione con capelli
impomatati e mani grassocce ricoperte da peli neri. Sdraiato sul letto, Vince pensava a quelle mani
mentre le sue ondeggiavano con garbo su una tastiera inesistente.
Quelle di Harry non erano mani da pianista, Vince lo sapeva bene. Mani da scimmia, piuttosto,
che presto sarebbero arrivate per strapparlo dall'oscurit. Gli sembrava quasi di vederlo muoversi nel
cortile esterno e avvicinarsi alla porta che conduceva al reparto. Ecco, la porta si apriva e Harry era l
che lo aspettava.
Le sue mani pestarono i tasti con forza e un crescendo di disperazione mont nel suo cervello.
Non voleva pensare a Harry adesso; accanton cos il ricordo del suo sorriso vacuo e delle mani
sudaticce che lo cercavano. Chiuse gli occhi e si ritrov di nuovo al Town Hall. Il pubblico era
estasiato. Trattenevano il respiro mentre lui finiva la marcia funebre e, dopo una pausa a effetto, si
lanciava nella furia incredibile dell'ultimo movimento della sonata.
Adesso era davvero l. Aveva cancellato tutti i ricordi. Nessuna Ruth nella sua vita. E tanto
meno Bob, Stan o Jane. Neanche Saul. Era solo con la sua musica, da sempre il suo unico conforto.
Chino sul piano con la fronte lucida di sudore, mentre le sue mani, una macchia bianca e indistinta di
rapidi movimenti sui tasti, creavano suoni cristallini dal silenzio. Veloce, sempre pi veloce. La musica
sgorg nel suo cervello.
Poi l'uomo mingherlino che aveva pugnalato sua moglie per sedici volte con un coltello da
intaglio, incominci a tossire.
Vince, ancora immerso nella luce tenue della notte, rinserr a pugno le mani tremanti. Strinse i
denti e il suo corpo fu scosso dai brividi. Il bisogno di violenza crebbe dentro di lui, sino a dargli
l'impressione di voler forzare i confini del corpo. Succedeva sempre cos. La collera traboccava dalle
sue viscere, avida di distruzione.
Vincent rotol sulla pancia e strinse i denti sul cuscino.
Vincent devi semplicemente controllare i tuoi scatti d'ira!
Un respiro sibilante gli sfugg dalle labbra. Il ricordo di parole a lungo dimenticate peggior
solo la situazione. Raddrizz la schiena e s'irrigid. A occhi spalancati, pens di correre verso il letto di
quell'ometto insignificante e fracassargli i polmoni a suon di pugni.
All'improvviso l'altro smise di tossire e si riaddorment. Vince, lottando per dominarsi, aspett
un attimo, poi lasci cadere nuovamente la testa sul cuscino e sorrise.
Non adesso. Non quando aveva finalmente una possibilit. Aveva aspettato cos a lungo che era
stupido gettare via tutto per la vendetta di un momento. Controll il respiro e si schiar la gola
silenziosamente. Sono in grado di controllarmi. Sono sano di mente.  questa la differenza tra una
persona sana di mente e uno squilibrato. Chi  sano sa controllarsi. Sorrise di nuovo.
Poi rotol su un fianco e guard verso la porta che Harry avrebbe aperto di l a poco. La porta
che conduceva alla libert. Alla vendetta.
Manicomio, la parola si form nella sua mente e le dita improvvisarono un passaggio vivace
sulle gambe. Pensavano che fosse matto. Questo era il loro errore. Un matto progettava forse la sua
fuga nei minimi dettagli come faceva lui? No, i matti si comportavano diversamente. Loro battevano i
pugni contro le pareti di cemento e tiravano calci alla porta fin quando arrivava Harry. Ma non
progettavano nulla. Teneva gli occhi fissi sulla porta, tormentandosi le mani nell'attesa. Ricapitol il
suo piano per l'ennesima volta. Era molto semplice. Una volta scappato dall'edificio avrebbe preso la
metropolitana fino ad arrivare all'altezza della Diciottesima. Avrebbe proseguito a piedi per pochi
isolati: di prima mattina le strade sarebbero state sicuramente deserte. Suonato il campanello, sarebbe
salito e avrebbe aspettato fuori dalla porta. Bob gli avrebbe aperto e...
Le nocche scricchiolarono mentre stringeva le mani a pugno.
E se invece si fosse ritrovato davanti Ruth? Aggrott la fronte per il dubbio improvviso. Poi
annu bruscamente fra s. Inutile preoccuparsene. Lei avrebbe capito perch era l. Non lo avrebbe
fermato. In fondo non era anche lei una prigioniera? Forse non passava i suoi giorni dietro porte chiuse
a chiave, ma in ogni caso era una prigioniera. Trattenuta a forza da catene ancora pi brutali, le catene
del terrore emotivo.
Povera Ruth. Aveva sofferto abbastanza. Bene, adesso si sarebbe preso cura di lei. Morto Bob,
potevano andare insieme da qualche parte. Lui avrebbe trovato un lavoro. Aveva mani forti. Forse
poteva suonare in un bar, di notte, quando nessuno vedeva la sua faccia. Ma in fondo non gli
importava. Non sarebbe stata una tragedia non suonare pi il piano. Gli sfugg una risatina stridula.
Cos'era mai il pianoforte in confronto al suo amore per Ruth?
S, la lunga attesa era terminata. Fuga, vendetta, fuga, vendetta, fu...
Era nervoso come un gatto affamato che aspetta il lieve cigolare della serratura. S'inginocchi
tra le ombre accanto al letto, leccando le gocce di sudore dal labbro superiore.
La porta si apr.
Ecco Harry, massiccio, bianco. Vince rimase immobile, ascoltando la musica del piano che gli
martellava in testa sotto la voce liquida dell'infermiere.
Quando gli parlava, Vince aveva sempre l'impressione che mani invisibili gli riversassero
sciroppo nel cervello.
Ti piace Harry, non  vero piccolo Vincent? Tu piaci molto a Harry. Sei un bravo ragazzino e
Harry si prender cura di te.
Vince fece un respiro profondo e si alz. Inizi a camminare su e gi per la stanza. Harry
rimase immobile, in attesa. Alla sua vista i muscoli dello stomaco di Vince si contrassero
violentemente. Con le dita serrate a pugno e le braccia abbandonate lungo i fianchi si mosse con fare
furtivo nel reparto dei pazzi addormentati. Non voleva che qualcuno di loro si svegliasse e cominciasse
a dare fastidio. Tutto doveva andare per il verso giusto.
Si avvicin alla finestra e la luce della luna lo immerse nel suo biancore.
Sobbalz violentemente quando una risatina soffocata risuon nell'oscurit alla sua sinistra. I
suoi occhi scuri sfrecciarono in quella direzione e vide Kramer seduto sul letto che lo guardava. Vince
s'irrigid, ma continu a camminare. Non si sarebbe fermato proprio adesso. Se Kramer avesse provato
a fermarlo, allora sarebbe morto. Continu a camminare e Kramer si limit a ridacchiare come se
sapesse qualcosa.
Vince sorrise tra s. Bene, che ridesse pure, quello stupido. Presto sarebbe stato fuori di l e
allora lui avrebbe smesso di divertirsi alle sue spalle.
Guard Harry. Nemmeno Harry gli avrebbe impedito di fuggire. Non importava quanto fosse
robusto. Vince pens di cavargli quegli occhi che lo fissavano e ridurli in poltiglia. Li avrebbe tirati
fuori dalle orbite a furia di graffi, come aveva graffiato il volto di Jane la notte in cui aveva provato a
sedurlo e come avrebbe fatto anche con Saul, se la cameriera non l'avesse fermato.
Harry arretr e Vince rimase in piedi in mezzo all'ingresso. Sent la porta che si richiudeva alle
sue spalle, e il suono che lo chiudeva fuori dalla sua prigione gli sembr un accordo di trionfo.
Cammin con passo felpato e tranquillo accanto a Harry, controllando il suo bisogno di sfuggire
dalla mano umidiccia posata sulla sua spalla. Poggiate sui fianchi, le sue mani sfioravano velocemente
le gambe con un glissando minaccioso. Poi ebbero un attimo di esitazione, come se aspettassero
qualcosa.
Punta dritto al climax, Vincent! Subito...
Hai aspettato Harry a lungo, mio piccolo Vincent?
Vince mugol in segno di assenso. Rimani tranquillo, si disse. Harry non doveva sospettare
nulla.
 tutto a posto, ragazzo. Mi piaci cos come sei. Ti ho detto che mi sarei preso cura di te, no?
Un altro suono di assenso.
Parla, piccolo Vincent, parla. Non c' niente di cui aver paura. Ci divertiremo, noi due. Un
paio di sigarette, qualche sorsata di whisky e... chiss? Punzecchi il fianco di Vince con il gomito.
Eh, mio piccolo Vincent, chiss?
Vince annu. Non stava ascoltando quanto gli diceva. Continuava a lanciare occhiate al
corridoio. In fondo c'era un ufficio. Si ricord che quando lo avevano portato in manicomio gli avevano
preso le impronte digitali proprio in quell'ufficio. L ci sarebbe stato un agente e avrebbe avuto una
pistola.
Ehi, vieni qui. Dove stai andando mio piccolo Vincent? La stanza di Harry  qui. Pensi di
essere venuto a fare una passeggiata, ragazzo?
La voce era lievemente minacciosa. Vince sorrise come se non si fosse accorto di nulla. Aspett
quieto mentre Harry spalancava la porta facendogli cenno di seguirlo. Vide la fioca lampadina accesa
sulle loro teste. Poi la porta si richiuse, la serratura gir e la gola di Vince si contrasse. Serr le labbra.
Se avesse fallito, si sarebbe ucciso.
Siediti, piccolo Vincent. Mettiti comodo.
Vince si gir e punt lo sguardo sulla faccia di Harry, che aveva la pelle rosea e liscia e grosse
gocce di sudore sotto il naso.
Ho detto di sederti, piccolo Vincent lo ammon gentilmente la voce.
Vince si sedette sul letto sfatto. Allontan le mani dal lenzuolo freddo. Diede una rapida
occhiata al comodino: una bottiglia mezza vuota di whisky e un pacchetto aperto di Chesterfield. Non
c'erano sigarette nel reparto dove si trovava lui. Vince si lecc le labbra.
Vuoi una cicca, piccolo Vincent? Ne vuoi una?
Vince deglut. Annu una volta.
Allora prendila, prendi una cicca di Harry. Va bene cos.
Vince si allung per prendere il pacchetto. La mano di Harry si chiuse sopra la sua.
Non dimentichi i favori che ti fanno, vero, ragazzo? chiese Harry. Quando un amico ti fa un
favore te ne ricordi, vero?
Vince lo guard con occhi assenti. Harry gli diede un buffetto sulla guancia e annu,
ridacchiando.
Certo che non te ne dimentichi, mio piccolo Vincent. Prendine una. Accendila e goditela.
Il fumo gli solletic deliziosamente la gola e le narici. Sent una voce. Tempo, hai bisogno di
tempo. Accese la sigaretta e si guard attorno: un armadio, una scrivania, un tappeto.
Poi sent un fruscio e vide che Harry aveva tirato fuori dai pantaloni la camicia bianca a
maniche corte. Fece una smorfia.
Che succede, mio piccolo Vincent? Prenditela con calma, Harry non ti far del male. Harry 
tuo amico, ricordi?
Vince guard con un senso di scoramento i ciuffi di peli scuri che ricoprivano il petto di Harry,
i rotolini di grasso che sporgevano dalla cintura.
Rilassati, mio piccolo. Vedrai che ci divertiremo, davvero.
La voce di Harry era dolce come il miele. Ma Vince l'aveva sentito parlare nello stesso modo
anche la volta che aveva spaccato con un pugno il naso di un vecchio italiano. Vince ricordava ancora
l'urlo. Ricordava il corpo che si contorceva sul pavimento. Fu scosso da un brivido. Doveva aspettare.
Rimase seduto, fumando una sigaretta mentre la sua mano destra, senza che lui se ne accorgesse,
cominci a suonare Skrjabin.
Che ne dici di un goccetto, Vincent? Bevi, no? Certo che s. Non c' nulla come un bel
goccetto per conoscersi meglio.
Riemp due bicchieri di liquido ambrato. Vince gli guard le mani. Era da un bel po' che Harry
gli aveva messo gli occhi addosso. Quando gli uomini facevano la doccia, lui rimaneva sulla soglia
della porta per assicurarsi che non ci fossero problemi. Vince aveva notato pi volte l'infermiere che lo
fissava, che faceva scorrere lo sguardo sul suo corpo liscio e magro, con i muscoli scolpiti e il ventre
piatto.
Una volta, quando McCarran l'aveva spintonato fino a farlo cadere sul gelido pavimento
bagnato, Harry era corso sotto i potenti getti d'acqua, aveva fatto girare McCarran su s stesso e gli
aveva sferrato un pugno in pancia. Poi aveva aiutato Vince a rialzarsi, e fingendo di perdere l'equilibrio
aveva spinto il corpo bagnato di Vince contro il suo.
Vince focalizz di nuovo lo sguardo sul bicchiere di whisky davanti a lui. Un respiro regolare
usciva dalle sue narici sottili. Ecco, ud il sussurro nel suo cervello, controlla il respiro. Questo
dimostra che sei sano di mente. Non importa cosa succede, presto sarai fuori di qui.
Bevi, Vincent. Ti fa bene. Roba forte.
Vince non prese il bicchiere. Era combattuto: si rendeva conto che avrebbe dovuto bere per
mettere Harry a suo agio, ma sapeva anche che gli avrebbe fatto male. Si ricord vagamente di una
volta in cui lo stesso liquido scuro gli aveva rallentato il cervello e i riflessi. Era successo la notte della
grande festa, quella organizzata da Stan dopo il concerto al Carnegie. E Jane lo aveva portato nella sua
camera da letto. No, era una pessima idea, non doveva bere proprio adesso che aveva una via di fuga.
Bevi, piccolo Vincent.
Vince scroll la testa, sorridendo.
La faccia di Harry si svuot di ogni espressione.
Non vuoi bere, ragazzo? chiese seccato.
Vince lo fiss. Sent all'improvviso il cuore che gli balzava in gola. Poi un grido sgorg dalle
sue labbra sottili quando Harry lo afferr per i capelli e gli gir la testa. Strinse i denti prima che Harry
riuscisse a versargli il whisky in gola. Sent l'odore di nicotina nel fiato del grosso infermiere e la sua
faccia rossa sembr cancellare il soffitto.
Ti ho detto di bere, piccolo bastardo!
Vince si divincol con un gemito e Harry, imprecando, gli rovesci il contenuto del bicchiere in
faccia. Vince boccheggi e batt le palpebre mentre il whisky gli bruciava gli occhi. Le lacrime che gli
spuntarono da sotto le palpebre si mescolarono alle gocce di liquore sparse sul volto.
Harry lo rovesci sulla schiena.
Maledizione grugn. Smettila con queste stupidaggini. So cosa sei, quindi smettila!
Cerc di alzarsi in piedi, ma l'infermiere lo inchiod gi tenendolo per la gola. Vince dimentic
del tutto il suo piano. Cominci ad agitarsi convulsamente sul letto, non ricordava pi nulla, voleva
solo scappare. Cerc di colpirlo agli occhi e le sue unghie gli graffiarono la fronte bollente. Harry
imprec e qualcosa di duro esplose contro la mascella di Vince. Quando cerc di riaprire gli occhi la
faccia rossa dell'infermiere apparve sfocata sopra di lui.
Vuoi lottare, eh? Non sai che non puoi prendermi in giro? Non puoi prendere in giro Harry
neanche per un minuto, piccolo Vincent. Lo so che ti piace. Non  vero, ragazzo, non  vero?
Vince si allontan da quel fiato che sapeva di whisky. Piagnucol spaventato e una voce crepit
nel suo cervello. Caro ragazzo, va' in bagno e lavati la faccia. Hai un aspetto davvero singolare.
Le mani di Harry cominciarono a muoversi sopra di lui. Il dolore alla mascella non gli dava
tregua. Cominci a lottare sempre pi debolmente. Poi Harry si sbotton la camicia e il gemito nella
sua gola aument di volume.
Ah, sta' zitto, ragazzo! Sai che ti piace. La faccia rossa si avvicin e il fiato osceno copr la
bocca e il naso di Vince.
Chiuse gli occhi. Solo tre parole gli rimbombavano continuamente nel cervello.
Quando  finita, quando  finita, quando ...
Apr gli occhi. Il rumore di qualcuno che russava profondamente gli riemp le orecchie. Si
sedette e fece scivolare le gambe nude ai lati del letto.
Si alz e gett una rapida occhiata a Harry. Sulla sua carne sentiva ancora le ferite e i segni dei
denti. Cerc di respirare in modo tranquillo e regolare, e intanto si massaggiava lo stomaco come per
scacciare qualcosa.
La bocca si contrasse in una smorfia. Bene, era finita ed era un passo pi vicino alla libert. Il
suo piano aveva funzionato. Era riuscito a far ubriacare Harry. Gli serviva un po' di vantaggio e adesso
ce l'aveva. Tanti sorrisi e qualche carezza avevano indotto l'infermiere a finire la bottiglia, lasciando lui
del tutto sobrio.
Si alz come se intendesse suonare gli accordi di apertura del secondo concerto di
Rachmaninov. Ma lasci perdere la musica e afferr invece la bottiglia di whisky vuota. Rimase per un
attimo immobile sul letto, poi con un rapido movimento la ruppe a met sul bordo del tavolo. Harry si
stiracchi e mormor qualcosa fra s, e Vince sent qualcuno che urlava nel suo cervello. Se osi toccare
le sue mani, giuro su Dio che ti uccido!
Si avvicin a Harry, gli occhi che luccicavano alla luce della lampada sul comodino. Fece
scivolare il collo della bottiglia tra le sue dita. Poi all'improvviso sbianc e le sue labbra
incominciarono a tremare. Diede un colpetto a Harry sulle spalle.
Svegliati, Saul gli disse.
E poi, non appena l'infermiere gli lanci uno sguardo carico di sonno, alz il braccio e lo colp
dritto negli occhi con i cocci di vetro.
Ore 1:15
Bob distolse l'attenzione dalle sue carte quando la porta della cucina si apr e Ruth entr
portando un vassoio con sandwich e latte. Indossava una vestaglia rosa trapuntata, i capelli biondi
erano tirati indietro e raccolti in una coda con un nastro. Gli sorrise mentre camminava sul tappeto.
Pos la penna blu.
Tesoro, dovresti essere a letto la rimprover.
Se tu puoi lavorare fino all'una di domenica mattina, io posso alzarmi per prepararti da
mangiare.
Pos il vassoio sul tavolino, sopra i cumuli di carte su cui stava lavorando il marito.
Ecco qui disse.
Lui le sorrise stancamente e si stiracchi.
Sei bella constat.
Ruth si avvicin e gli diede un bacio sul naso.
Adulatore rispose.
Prese il poggiapiedi sistemato accanto alla poltrona e l'avvicin al tavolino. Poi si sedette e gli
sorrise. Le sue labbra rosse si aprirono in un leggero sbadiglio.
Ecco, lo vedi che hai sonno? la sgrid. Dovresti essere a letto.
Anche tu hai sonno ribatt lei. E non sei a letto, a quanto sembra.
Io sono quello che riceve uno stipendio disse. Quello che guadagna il pane. Il proletario.
Mangia tagli corto.
Prese un sandwich e gli diede un morso.
Mmh, buono comment.
Come va il lavoro?
Oh, molto bene, credo.
Hai quasi finito?
Mi manca poco rispose. Sospir e prese il bicchiere di latte. Ne bevve un sorso e lo pos.
Mi dispiace che non siamo potuti andare a quel ballo le disse.
Oh, non essere sciocco lo tranquillizz. In ogni caso non penso che andr a zonzo ancora
per molto tempo.
Fece un ampio sorriso e le accarezz la guancia calda.
La mia mammina...
Poi si avvicin e la baci sulla bocca.
Prendo la mostarda.
Che romantica disse sbadigliando di nuovo.
Scommetto che lo dici a tutte le mamme in dolce attesa.
Non a tutte.
Allora a tutte le ragazze.
Solo a quelle che amo disse.
Allora vediamo... cominci a calcolare. Ava Gardner, Lana Turner...
Marie Dressier.
Bob fece una risatina.
E che mi dici di Jane? chiese lei.  un bel bocconcino.
 una tipa strana ribatt Bob. Ha un bel corpo e niente di pi.
Le sorrise. La faccia di sua moglie si era rabbuiata un po'.
Sapeva cosa la turbava. Da quando era rimasta incinta continuava a guardarsi allo specchio;
aveva paura di ingrassare troppo. Le era sempre piaciuto essere in perfetta forma per lui.
Be'... disse.
Tesoro, sai che ci sei solo tu.
 cos graziosa continu.
Chi, Marie Dressier?
Quando lei non rispose, lui le tir gentilmente i capelli. Adesso finiscila.
Lei gli prese la mano destra e la premette sulla sua guancia. Mi dispiace disse calma.
Okay. Fin il sandwich. A proposito, continu, pulendosi le dita sul tovagliolo quando
pensi che rinsavir Stan?
Scroll le spalle. Non lo so rispose. Povero Stan.
Be', se l' cercata lui. Sapeva che tipo era ancora prima di sposarla.
Non avrebbe mai dovuto sposarla.
Questa  la battuta della settimana comment.
Penso che la voglia ancora, per.
Il mondo  pieno dei resti di uomini che desiderano quello che non avrebbero dovuto avere.
Bob si guard le mani. Probabilmente hai ragione ammise.
Non pu tenere il passo con lei continu lei.
Oh, non  poi cos vecchio.
Stan ha quarantasei anni e Jane venticinque. Lui non  Gregory Peck e lei  una donna
avvenente. Scroll di nuovo le spalle.  una vergogna disse.
Certo che  una vergogna. Ehi, non vuoi mangiare qualcosa anche tu?
No, ho lo stomaco sottosopra. Sai come sono le signore nelle mie condizioni spieg.
Le accarezz la guancia e le sorrise con tenerezza.
Come lo chiameremo? chiese.
Lo?  gi deciso?
Certo. Un figlio per i McCall.
Si sedette sorridendo fra s.
Forse si corresse.
Si avvicin e la baci.
Ti amo le bisbigli nell'orecchio.
Poi si raddrizz, prese un biscotto e gli diede un morso.
Di cosa stavamo parlando prima di cominciare a farci le coccole? chiese. Oh, s, adesso
ricordo. Perch Stan continua a sopportarla?
Non lo so.
Dovrebbe mollarla. Lo far impazzire.
Pensi che le cose siano messe cos male?
Ne sono certo rispose.
Sorrise vedendo l'espressione sul volto di lei.
Lo so, lo so continu. Sei andata al college con lei ed  sempre stata una tua amica. Ma non
puoi vivere nel passato. Vediamo le cose come stanno,  una ninfomane. Va a letto con tutti.
Ci pens su un attimo e poi aggiunse: A parte forse suo marito.
Oh, non pu essere cos cattiva, non ci credo.
Tesoro, chiunque cerchi di sedurre Vince deve essere cattivo.
Ruth abbass di nuovo lo sguardo sulle sue mani. Pens a Vince per un momento. Vince cos
giovane e cos ambizioso. E cos dannato.
Povero Vince si rammaric. Un vero peccato.
Lo so, mi dispiace per lui. Con quel padre...
Scroll la testa. Poi le sorrise allegro. Dai, cambiamo argomento. Che ne dici di pensare al
nostro erede che nascer fra sette mesi?
Non devi lavorare?
Oh, posso finire pi tardi. Adesso mi voglio rilassare un po' con mia moglie.
Uno sguardo di piacere le illumin il volto. Lui si alz e l'aiut a fare lo stesso. L'accompagn
al divano, accese il giradischi e la raggiunse. Quando le mise il braccio attorno alla vita i primi accordi
di Dafni e Cloe di Ravel riempivano la stanza.
Ruth si accoccol accanto a lui e pos la testa sulle sue spalle.
Lui si chin e le diede un buffetto sul ventre.
Sei comodo, Giuseppe? chiese.
 cos che lo chiameremo?
Certo, disse Giuseppe McCall  un bel nome.
Giuseppe McCall ripet. Suona bene.
Rimasero seduti in silenzio per un po' ascoltando la musica e pensando al loro futuro bambino.
Mentre ascoltava e sognava, Ruth alz lo sguardo verso la faccia del marito: era affascinata dai suoi
capelli biondi, morbidi come la seta, dal naso dritto, dalla linea pronunciata della mascella. Voleva
toccare la sua barba leggera. La mano destra si contrasse con enfasi sul suo grembo e lei rise fra s.
Che c'? le chiese.
Niente.
Niente, pens. Per era molto pi di niente. Era arrivata al punto di adorarlo.
A volte pensava che forse dipendeva dal bambino, forse era un istinto di amore e protezione in
un periodo di bisogno. Ma lei sapeva che si era sentita cos ancora prima di rimanere incinta; la
gravidanza aveva solo peggiorato le cose. O migliorato.
Le dispiaceva che fosse qualcosa di troppo ovvio e scontato. Temeva di diventare una donna
appiccicosa; gli uomini non amavano quel tipo di donna, ne era certa. Eppure non c'era un singolo
dettaglio di lui che non l'affascinasse. Lo osservava vestirsi: ammirava il suo corpo alto e muscoloso,
seguiva con lo sguardo ogni movimento che faceva. Ed era cos tutte le mattine, fin quando lui non
aveva finito. Poi lei correva in cucina a preparare la colazione.
Le piaceva guardarlo mangiare, le piaceva come apprezzava ogni suo piatto. Amava osservarlo
quando faceva gli straordinari, e portava a casa la sua valigetta piena di carte che sistemava sul
tavolino. Le piaceva persino guardarlo radersi, era arrivata a questo punto. Osservarlo fare qualsiasi
cosa le dava la sensazione di assorbirlo completamente, in ogni suo dettaglio. Le dava uno strano ma
tranquillizzante senso di sicurezza, come se lui le appartenesse e la proteggesse da tutte le brutture del
mondo.
Sospir e si avvicin a lui.
Allora, come lo chiameremo? insist Bob.
Chi? domand lei.
Nostro figlio.
Mary? sugger.
Che ne dici di George? chiese lui di rimando.
Ruth scroll la testa.
Max?
No.
Sam, Tom, Bill, Jim, Len, Vince... Ops, mi dispiace, mi  scappato.
Lei non sorrise.
Mi chiedo dove sia in questo momento disse Bob.
Non lo so rispose lei.
In quel momento avvert l'altra sensazione che conosceva cos bene, la provava ogni volta che si
discuteva di qualcosa che poteva offuscare la loro felicit. Era stupido sentirsi in quel modo,
continuava a ripetersi, non si poteva vivere con i paraocchi. Tengo nota solo delle ore felici, disse a s
stessa. Be', era una cosa davvero stupida. Nel mondo c'era anche un sacco di oscurit.
In ogni caso non era bene rimuginare su cose che ormai appartenevano al passato. C'era solo
una persona che poteva far s che la sua storia con Vince facesse loro del male, e quella persona era
proprio lei. Non doveva vivere nel passato, Bob glielo diceva sempre.
Dio, non dimenticher mai quel pomeriggio in agenzia.  stato... pazzesco.
Adesso non pensarci lo tranquillizz.
Okay. Sorrise e la baci sulla guancia.
Continuarono ad ascoltare un po' di musica. Cercava di dimenticare, ma il ricordo di quella
scena non lo abbandonava mai. A volte, rivivendola, si svegliava di soprassalto nel suo letto: il
temporale, lui da solo nel suo ufficio dopo un brutto pomeriggio, e poi...
Scroll la testa.
Andiamo alla festa di Stan, venerd prossimo? le chiese.
Dipende da te, tesoro.
Be', non ha senso mentire. Non ho tanta voglia di andarci. Stan  un tipo a posto, ma Jane mi
fa venire i brividi. Ho l'impressione che possa esplodere da un momento all'altro davanti ai miei occhi,
milioni di pezzetti di Jane Sheldon che volano in tutto l'appartamento.
Ho anch'io la stessa sensazione ammise Ruth. Quando eravamo al college Jane se l'
spassata un mondo. Non so ancora come sia riuscita a diplomarsi.
Si  diplomata?
Fra le prime dieci del suo corso.
Mio Dio, chi lo avrebbe mai detto?
La guard e le sorrise accarezzandole i morbidi capelli. Scroll la testa leggermente senza che
lei se ne accorgesse. Com'era possibile che lei e Jane fossero state cos intime nei tre anni al college?
Non riusciva proprio a capirlo, erano cos diverse. Jane era come una bomba a orologeria, pronta ad
esplodere. Ruth era...
No, non si riusciva ad affibbiare a Ruth una bella etichetta, lei era unica.
Con Jane era un altro discorso. Era facile definirla a parole. Sembrava pi una molla tesa che
una donna; era un insieme di linee e angoli ben definiti, niente contorni smussati o morbidi, seni alti e
compatti, fianchi e natiche duri come il marmo, gambe come pistoni rigidi.
Quella era una donna, forse, ma non il tipo di donna che lui voleva. Non che avesse gusti cos
difficili, non era certo un pretenzioso incontentabile.
Pensava che un uomo, dopo aver raggiunto una certa et ed essere uscito con diverse ragazze,
avesse bisogno di una donna di cui fidarsi e con cui sentirsi a proprio agio. Una donna che lo attraesse
anche sessualmente, certo, ma non un'attrazione cos costante e intensa da consumarlo dall'interno.
Quello era il problema di Stan. Non si poteva bruciare a calore costante senza finire in cenere, prima o
poi.
No, meglio trovarsi una ragazza con cui potersi anche rilassare. In un matrimonio non esisteva
soltanto la camera da letto.
Bob pens alla prima volta che aveva incontrato Ruth. Si stava occupando della promozione di
uno dei primi concerti di Vince. Una sera Stan, il manager di Vince, aveva organizzato una festa: una
di quelle feste interminabili partorite dalla sua mente tormentata. Era l che aveva incontrato Ruth.
Gli era piaciuto il suo aspetto, il modo semplice e non affettato di vestirsi e presentarsi agli altri.
Lo aveva colpito molto anche il suo sorriso.
Ma soprattutto l'aveva attratto perch era profondamente diversa dalla sua amica. Jane era
rigida e dura, alle feste passava da una persona all'altra, la sigaretta in una mano e il cocktail nell'altra,
sempre tesa nello sforzo di apparire terribilmente intelligente e sofisticata. La pseudointelligenza di
Jane aveva Ruth da contraltare, ed esaltava la sua freschezza.
Esisteva una parola che caratterizzasse la sua Ruth? Non era 'vecchio stampo', perch certe
connotazioni di pudore affettato le erano totalmente estranee. Forse la parola giusta era 'reale'. Non
cercava di fare colpo su nessuno. E per questo aveva fatto colpo su di lui. Perfino adesso, dopo tre anni
di matrimonio, dopo una lunga intimit e molte scoperte, lei riusciva ancora a sorprenderlo. E il fatto
che adesso portasse dentro di s un segno tangibile del loro amore rendeva tutto ancora pi eccitante e
meraviglioso.
L'abbracci forte e lei emise un gemito.
Calma, finirai per strangolarmi lo rimprover.
Ridacchi. S, con una moglie come questa poteva addirittura sopportare Hilton, Hilton and
Ramsay Advertising. Pens al suo ufficio, luminoso e pulito, gli ampi tappeti grigi e le luci soffuse.
Poi, all'improvviso, torn con la mente al giorno in cui Vince era venuto da lui. Disgustato,
cerc di scacciare il ricordo.
Che succede, tesoro? gli chiese Ruth.
Niente.
Stai pensando a Vince?
La guard sorpreso. Come fai a saperlo?
Intuizioni di una donna incinta rispose divertita.
Sospir. Era proprio un bel tipo disse. Mi chiedo che vita avresti fatto con lui.
Non voglio nemmeno pensarci. Con quel carattere...
All'improvviso lo attir a s.
Ti amo, Bob mormor.
Solo la musica fluttuava nell'aria. Bob premette la guancia contro la sua fronte.
Lo so, piccola disse. Anch'io ti amo.
Rimasero seduti sul divano e ascoltarono il disco. Ruth si guard attorno cercando di scacciare
Vince dalla sua mente. Era un ricordo terribile. Era cresciuta in una piccola citt ed era rimasta
affascinata dal suo bell'aspetto, dal suo sorriso e dalle sue doti di pianista. Solo dopo aver capito che
aveva un pessimo carattere, si era resa conto che non avrebbe mai funzionato. E poi aveva conosciuto
Bob.
La musica fin.
Andiamo a letto? le chiese dolcemente.
Va bene.
Si alzarono con calma, e mentre Bob spegneva il giradischi Ruth diede un'occhiata ai fogli su
cui stava lavorando.
Questo far vendere pi macchine? gli chiese.
Speriamo di s rispose. Altrimenti dovremo mettere Giuseppe in un orfanotrofio.
Non gli piacerebbe.
Per questo deve far vendere macchine replic.
Sar cos, tesoro.
Abbracciati, attraversarono lentamente il soggiorno e lui spense la luce mentre entravano in
camera da letto.
Ore 1:50
Vince si chin sul corpo esanime della guardia e tir fuori la pistola dalla fondina. Tenerla fra le
mani gli dava una bella sensazione, era qualcosa di solido, di tangibile. Quando un uomo era eccitato e
nervoso aveva bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi, e una pistola era proprio quello che ci voleva.
Un'arma lo faceva sentire forte e avrebbe spaventato le persone. E, cosa ancora pi importante, avrebbe
colpito Bob. Sarebbe morto, all'improvviso, morto stecchito proprio come voleva lui.
Il suo volto si contrasse in una smorfia e le dita quasi si piegarono sul grilletto, tanto era forte il
desiderio di scaricare la pistola su Bob. Il fatto che si trovasse a chilometri di distanza lo faceva tremare
di odio represso. Si raddrizz e si diresse verso la porta dell'ufficio, ansioso di prendere la
metropolitana.
Era stato ridicolmente facile avere la meglio sulla vecchia guardia. L'uomo era seduto e mezzo
addormentato. Vince aveva solo dovuto prendere la lampada e sbattergliela in testa. Il vecchio era
crollato sulla sedia senza un gemito. Vince aveva aggirato velocemente la scrivania e adesso era quasi
libero.
Tir la pesante porta che conduceva al cortile esterno. Dapprima non riusc a credere ai suoi
occhi. Non si apriva. Un suono interrogativo gli usc dalla gola. Spinse pi forte, ma la porta non
cedette. Con il cuore in gola si scagli con un gemito contro il pesante metallo. Poi si ferm e cerc di
calmarsi. Non era il momento di fare follie. Doveva fuggire. Chiuse gli occhi. Perch la porta era
bloccata?
Poi li riapr. Una chiave.
Be', non  stato poi cos difficile arrivarci, pens.
Le labbra gli tremarono mentre ritornava nell'ufficio. Nella sua testa sentiva Saul che
mormorava in sottofondo, come un implacabile suggeritore che sibila le sue battute da dietro una tenda.
Non importava dove andasse Vince, n cosa facesse, c'era sempre qualche vecchia osservazione di Saul
adatta all'occasione. Serr i denti. Se solo avesse saputo dov'era Saul, avrebbe ucciso anche lui.
Si chin di nuovo sulla guardia e frug nelle sue tasche fin quando non trov il mazzo di chiavi.
Poi ritorn alla porta. Mentre provava le chiavi una dopo l'altra, rimase teso in ascolto. Il corridoio era
silenzioso, ma per assurdo nella sua mente sentiva un vecchio pianoforte del cinema muto che suonava
la 'musica da fuga'. Ecco, si faceva beffe di lui proprio mentre sudava sette camicie con la serratura.
Poi la porta si apr. Era libero. Doveva solo scendere le scale e uscire dall'edificio. Adesso
nessuno avrebbe potuto fermarlo. Strinse la presa sulla pistola.
I tacchi delle sue scarpe di cuoio pesante rimbombarono sui gradini metallici. Dovette rallentare
e tenersi alla ringhiera per fare meno rumore possibile. Sistem il revolver nella tasca laterale. Formava
un piacevole rigonfiamento. Gli piaceva quella pressione sulla gamba destra.
Terzo piano. Si ferm all'improvviso e sbianc. Si appoggi velocemente alla ringhiera e
guard di sotto. Gli manc il respiro.
Una donna anziana stava salendo le scale. Aveva con s un secchio e uno straccio, i capelli grigi
erano in parte ricoperti da un fazzoletto. Vince arretr all'improvviso. Se fosse uscito dalla porta del
terzo piano e avesse aspettato l, la vecchietta avrebbe potuto raggiungerlo e vederlo. E c'era anche il
rischio concreto di imbattersi in qualcun altro. Ma se fosse rimasto fermo sui gradini, lei avrebbe potuto
fare un'altra rampa di scale e l'avrebbe visto comunque.
Uccidila! Serr la mano sulla pistola.
Ancora una volta riusc a controllarsi. Non essere stupido. Uno sparo sveglierebbe tutti. Dalla
tromba delle scale riecheggerebbe in tutto l'edificio. Gir la testa a destra e a sinistra come alla ricerca
di una via di fuga.
Una serie di note riecheggi nella sua testa come l'inizio di una cadenza selvaggia. I gradini,
stancanti, faticosi, si susseguivano sulla scala di metallo. Arretr verso il muro e quasi si mise a gridare
in preda all'odio.
Era sempre andata cos, non era in grado di controllare gli scatti d'ira. Ogni volta che un
passaggio particolarmente difficile non gli riusciva, nonostante le lunghe ore di esercizio, la sua furia,
come vapore in un bollitore, cresceva fino a esplodere con grande fragore in un grido di frustrazione.
Cominciava allora a moltiplicare i pugni sui tasti bianchi e neri, come tanti pistoni impazziti. Pigiava
con tutte le sue forze, dando vita a una catena infinita di dissonanze che risuonavano aspre nell'attico.
Batteva con violenza sui tasti d'avorio anche con le mani ferite e sanguinanti. E proseguiva imperterrito
finch non arrivava Saul e gridava pi forte di lui. Gli piaceva farlo infuriare. E per riuscirci doveva
solo mettere in pericolo le sue mani, l'unica cosa che interessasse realmente a Saul.
E quando le grida e i pugni sui tasti cessavano, si sedeva nuovamente al piano, scosso dai
singhiozzi e incapace di parlare. Saul allora lo faceva incominciare daccapo, insistendo proprio sul
passaggio che aveva scatenato la sua ira. E lui ubbidiva sempre. 'Un maestro della tecnica.' Era cos che
lo avevano chiamato i critici. 'Il virtuosismo di un Horowitz. Non si avverte alcuna passione, ma la sua
tecnica  praticamente insuperabile.'
Tutto questo flu nella mente di Vince mentre stringeva le labbra per trattenere un grido. Era in
trappola. La solita vecchia sensazione. Il mondo che si richiudeva sopra di lui, e doveva urlare e
scalciare per riuscire a liberarsi.
L'istinto lo riportava ai gradini, gli suggeriva di nascondersi nell'ombra del pianerottolo, a met
strada verso il quarto piano. L'istinto lo schiacciava contro il muro freddo e gli mozzava il respiro.
Vince osserv la vecchia delle pulizie che apriva la porta del terzo piano e la richiudeva
lentamente. Un sorriso rilass i suoi lineamenti. Le mani persero ogni rigidit.
Ancora un archetto e poi andiamo a casa a lavorare sul passaggio di Mozart che hai profanato
questa sera.
In preda all'ansia, scese velocemente le scale. In meno di un minuto fu al primo piano. Spalanc
la porta con cautela, ma l'ingresso era vuoto. Lo attravers correndo e raggiunse l'uscita. Spinse la porta
e fu in strada. In un primo momento avrebbe voluto rimanere l e alzare le braccia alla luna. L'aria era
fresca e deliziosa da respirare. Avrebbe potuto cantare dalla gioia.
Ma non aveva tempo; c'era una cosa che doveva essere fatta. Bob era ancora vivo e fin quando
lo fosse rimasto, la povera Ruth avrebbe aspettato la sua liberazione. Vince cominci a camminare
velocemente lungo la strada che costeggiava l'edificio grigio e tetro. Rabbrivid un po' nell'aria fredda
del martino. Com'era rinfrescante dopo il cattivo odore che regnava nel suo reparto, con i letti sporchi e
il lezzo di tanti corpi ammassati.
Povera Ruth, povera Ruth, povera Ruth, i suoi piedi battevano sul marciapiede. Si domand se
era possibile che Bob l'avesse drogata. A Cincinnati c'era stato un insegnante di armonia, si ricord, che
aveva imbottito di narcotici la giovane e bella moglie perch gli rimanesse fedele. Le sue mani si
contrassero.
Ruth, Ruth! Il suo bel volto distrutto dal dolore, il suo corpo avvenente profanato e...
Basta. Non doveva pensare a Ruth in quel modo. Lei era pura, e pensieri come quelli avrebbero
sporcato il suo ricordo. Lei era al di sopra di quello. Come lui del resto. Avrebbero vissuto insieme
come fratello e sorella. Ci sarebbero riusciti!
All'improvviso si rese conto di essere ancora fermo in mezzo alla strada. Si affrett. La
metropolitana, la metropolitana, dov'era? L'aveva presa solo due volte in vita sua. Una volta con Ruth
solo per vedere com'era, e un'altra con Saul quando erano rimasti bloccati al Village: nessuno poteva
accompagnarli a casa e non avevano trovato nemmeno un taxi.
Vince ripens a quella notte mentre svoltava l'angolo. Saul aveva chiesto indicazioni almeno
dieci volte. Eppure si erano persi ed erano finiti al Columbus Circle. Che stupido era Saul.
Il freddo cominciava a farsi sentire attraverso la camicia di flanella. Si ferm di scatto. Che
idiota! Non aveva preso un impermeabile! Non solo faceva freddo, ma qualcuno avrebbe potuto
riconoscere l'uniforme grigia del manicomio. E la pistola gli sporgeva dalla tasca dei pantaloni.
Si guard attorno e alla sua destra vide alcune abitazioni in pietra bruna. Lanci un'occhiata a
un ingresso illuminato, e in un attimo si ritrov a salire gli scalini a due alla volta. Doveva procurarsi
un impermeabile.
Il portone era chiuso. Guard i nomi. MARTINEZ-3B, JOHNSON-3A. Non gli dicevano nulla.
Scorse anche i nomi del secondo piano e suon a MAXIM-1A.
Aspett. Nessuna risposta. Forse sono a letto, pens. Suon di nuovo, impaziente. Doveva
procurarsi un impermeabile. Ancora nessuna risposta. Inizi a domandarsi come si sarebbe sentito dopo
aver suonato all'appartamento di Ruth, quali sentimenti avrebbe provato salendo in ascensore con la
pistola stretta in pugno. Non vedeva l'ora che succedesse, lo voleva disperatamente. Era arrabbiato e
frustrato per aver dovuto aspettare cos a lungo.
Sent un rumore, come un lieve ronzio. Vince sobbalz, ma si dimentic di spingere il portone.
Si contrasse violentemente e quasi prese a calci il vetro spesso. Poi ud di nuovo il ronzio, barcoll
contro il portone e lo spinse.
Si mosse velocemente mentre una porta in fondo al corridoio si apriva un poco. Corse in quella
direzione e infil il piede fra il muro e l'uscio.
Apri intim alla giovane donna che lo stava fissando.
Lei sobbalz e cerc di chiudere la porta. Il piede di lui le imped di farlo. Poi Vince afferr la
pistola con un moto di stizza e gliela punt in faccia.
Vuoi morire? le chiese con un bisbiglio rauco.
La ragazza sbianc, le sue labbra tremarono e si allontan dalla porta. Lui entr a forza. La
ragazza si era rannicchiata contro il muro.
Non farmi del male, per favore lo supplic.
Fece una smorfia quando lui accese la luce dell'ingresso. Vince not che i suoi capelli erano
scarmigliati e che aveva i segni rossi del cuscino sulla guancia destra.
Hai un impermeabile da uomo qui? chiese.
Cosa?
Voglio un impermeabile da uomo sbott.
Poi, come per caso, lanci un'occhiata al corpo di lei coperto dal pigiama. I suoi occhi si
concentrarono sui giovani seni che premevano contro la seta gialla. Strinse le labbra. No!, url nella
sua mente e poi, come in sottofondo, sent la voce divertita di Saul: 'Mio caro ragazzo, se la pressione
diventa eccessiva, datti sollievo da solo. Non hai bisogno di una donna per quello.'
Sent una goccia di sudore bagnargli le labbra.
Be'? disse arrabbiato, dimenticando per un momento cosa le aveva chiesto.
Vivo qui da sola gli spieg. Io... non ho un impermeabile da uomo.
Serr la mano a pugno. Aveva voglia di picchiarla. Non poteva andare in un altro appartamento,
e aveva di nuovo la sensazione di essere in trappola. Era sempre stato cos. Se voleva qualcosa e non
riusciva a ottenerla subito, cadeva in uno stato di prostrazione. E adesso gli stava succedendo la stessa
cosa. Non poteva bussare a tutti gli appartamenti, doveva prendere la metropolitana e andare in centro.
Una nuova idea cominci a torturarlo: e se la guardia avesse ripreso conoscenza e gli avesse
sguinzagliato dietro i poliziotti? Presto o tardi si sarebbe svegliato e li avrebbe chiamati. Il respiro si
fece affannoso, le dita tremarono sul grilletto.
Torna in camera da letto si sent dire.
La segu, domandandosi come mai non se ne andasse via da l. Se non c'era nessun
impermeabile, che senso aveva rimanere? Lott contro la pressione che andava formandosi nel suo
corpo. Non gli piaceva. No, non era quel genere di tipo, non era uno squilibrato.
Accendi la luce le ordin.
La ragazza rimase in piedi accanto al letto sfatto, tremando un po'.
Che cosa hai intenzione di fare? La voce era esile e spaventata.
Non rispose. Si avvicin invece all'anta dell'armadio, la spalanc e allung una mano dentro,
cercando di distogliere lo sguardo dal corpo sottile di lei. Era piuttosto carina, il pensiero gli sorse
involontariamente nella testa. Capelli biondi come Ruth. Mi piacerebbe...
Si morse il labbro inferiore e gir la faccia verso l'armadio, senza nemmeno guardarla. Tir
fuori un impermeabile nero. Lo prov: gli andava piuttosto bene e il taglio non era troppo femminile.
Poteva passare inosservato.
Hai il telefono? le chiese. Non riusciva ancora a capire come riuscisse a pensare a tutti quei
dettagli quando la sua mente era cos ossessionata dal desiderio di uccidere Bob.
No gli rispose.
Allora non avrebbe dovuto tagliare nessun filo, si disse, e annu soddisfatto. Eppure rimaneva l,
senza sapere cosa fare, la mente occupata da molteplici domande. Avrebbe dovuto lasciare in vita la
ragazza? Non avrebbe chiamato la polizia? Se le avesse sparato, i vicini avrebbero sentito i colpi?
Vince inizi a tremare nervoso. Andare l gli aveva scombussolato i piani. Era il solito, vecchio
problema: nonostante tutti i suoi sforzi, le cose finivano sempre per complicarsi, confondendolo. Uccidi
Bob, pens. Doveva concentrarsi su quello. Prendi la metropolitana e uccidi Bob.
I suoi occhi si focalizzarono nuovamente sulla ragazza che continuava a osservarlo. Non doveva
ucciderla. Non gli aveva fatto nulla. Era una bella ragazza e non gli aveva fatto nulla di male. Solo uno
squilibrato avrebbe ucciso chiunque gli capitasse a tiro. Lui voleva uccidere solo certe persone, come
Harry e Bob. Harry era sporco e grasso, e Bob stava torturando Ruth. Certo, c'era anche Saul, ma non
sapeva dove si trovasse.
Ma non aveva ammazzato la guardia, l'aveva messa solo fuori combattimento. Non provava
forse che non era pazzo? La sua faccia si ammorbid senza che lui se ne rendesse conto e l'espressione
che rivolse alla ragazza fu di supplica.
Stai male? gli chiese la ragazza.
Il tono e le parole che us ruppero l'incantesimo.
La bocca di Vince si ridusse a una fessura e la sua faccia perse ogni traccia di morbidezza.
Ti far vedere quanto sono malato le rispose, e premette il grilletto della pistola.
Ci fu un click. E all'improvviso Vince cominci a sudare freddo. Dio, era impazzito? Come
poteva pensare di fare un rumore cos forte? Digrign i denti.
E poi doveva risparmiare le pallottole. Non aveva ancora controllato, ma non potevano
essercene pi di cinque.
Not che la ragazza oscillava come se fosse sul punto di svenire.
Va' a letto le intim.
Lei si lasci cadere debolmente sul letto, le mani che tremavano in grembo.
Va' sotto le coperte le disse.
P-per-perch?
Ti ho detto di andare a letto!
Mentre si sdraiava, la camicia del suo pigiama si alz e lui vide la carne nuda, bianca. Il cuore
cominci a battergli con violenza e abbass subito la testa per nascondere il suo turbamento.
La ragazza tir su le coperte velocemente. Lo guardava con occhi vitrei, terrorizzati.
Chiudi gli occhi le intim.
Pos la testa sul cuscino e fece come le era stato ordinato. Poi un singhiozzo proruppe dalla sua
gola e li apr di nuovo. La voce le tremava.
Hai... intenzione di farmi del male?
Chiudi gli occhi.
Si avvicin, assaporando una piacevole sensazione di potere: la vita e la morte di un'altra
persona erano nelle sue mani. Pens di uccidere Bob. Pens a come gli sarebbe stata riconoscente Ruth,
come gli avrebbe gettato le braccia al collo baciandolo e...
Ho detto di chiudere gli occhi! grid.
Abbass lo sguardo sul volto terreo della ragazza. Poi all'improvviso tir via le coperte e fiss il
suo corpo. La mano cominci a scivolare gi.
Lasciati coinvolgere e te ne pentirai, mio giovane sciocco!
Ritrasse la mano. Le butt di nuovo addosso le coperte e le gett un'occhiata distratta.
Dovrei ucciderti spieg. Non sei una ragazza onesta. Ma non lo far perch non sono cos
pazzo come credi. Ricordatelo se qualcuno te lo chiede.
Gli sfugg una risatina soffocata.
Te lo chiederanno comunque disse come se la cosa non lo preoccupasse affatto. Poi si chin e
la baci sulla guancia. La ragazza si gir, mostrando il bianco degli occhi, e quasi svenne. Lui non se
ne accorse.
Arrivederci disse, e usc fuori dalla camera da letto e dall'appartamento, piacevolmente
soddisfatto di s stesso. Aveva gestito bene la situazione. Non aveva ucciso quella ragazzetti
insignificante. Si era limitato a prendere il suo impermeabile come avrebbe fatto qualsiasi eroe, e si era
accomiatato con un bacio sulla guancia. Questo era un comportamento da eroe, era il genere di cosa
che una ragazza avrebbe ricordato. Non lo avrebbe detto a nessuno. Avrebbe fatto tesoro della sua
esperienza perch era qualcosa di romantico. Non le aveva torto un capello. Questo perch lui non era
pazzo. Aveva solo cercato di uccidere suo padre, questo era tutto. Chiunque poteva tentare di uccidere
il proprio padre.
Si ferm in cima alle scale della metropolitana e si guard attorno.
Non lo stava seguendo nessuno. Come aveva immaginato, la ragazza non aveva chiamato aiuto
quando lui se n'era andato. Probabilmente era ancora sdraiata sul letto e fantasticava sull'uomo attraente
che l'aveva baciata dopo averle rubato l'impermeabile. Scese lentamente i gradini con il sorriso sulle
labbra.
Mentre era a met si ferm, il senso di poesia all'improvviso era scomparso. Si era appena reso
conto di non avere denaro. Rimase immobile guardando con espressione attonita i gradini.  assurdo.
Le parole esplosero nella sua mente.
La mano si strinse sul calcio della pistola. Non avrebbe permesso che una cosa tanto ridicola lo
fermasse. Scese lungo i muri ricoperti da mattonelle bianche. Lanci un'occhiata al poster di una foca
con una pagnotta di segale sul muso. 'Che gusti bizzarri!' avrebbe commentato Saul. Vince si domand
dove si trovava, si chiese se era possibile che un giorno o l'altro potessero di nuovo stare insieme. Gli
sarebbe piaciuto se gli avesse organizzato di nuovo dei concerti. A Vince non piaceva ammetterlo, ma
sentiva davvero la mancanza del pianoforte. Poteva raccontarsi che gli importava soltanto di Ruth e che
il piano non era poi cos importante. Ma perch le sue mani si muovevano sempre sulla tastiera anche
se non ne vedeva una da... da quanto tempo?
Oh, ma che differenza faceva dove si trovava Saul? Le loro vite si erano separate per sempre.
Da quel giorno nell'attico. Vince si ricordava la pioggia, Saul che arretrava davanti a lui... Per amor di
Dio, sei impazzito? Vincent!'
Era l'unica volta, per quanto riuscisse a ricordare, che suo padre lo aveva chiamato per nome.
Spinse di nuovo. Poi guard in basso incuriosito e si rese conto che stava forzando inutilmente
il cancelletto girevole di legno. Le guance avvamparono. Poi lanci un'occhiata veloce verso la cabina
e si accorse che l'impiegato lo stava guardando.
Vince trattenne il respiro. L'uomo si accinse ad aprire la porta della cabina e Vince si chin con
uno scatto e scavalc il cancelletto. Se non ci fosse stato nessun treno? Corse gi per la discesa, il cuore
in gola dallo spavento.
Ehi, tu, torna indietro!
Vince raggiunse i gradini e li scese a due alla volta. Le grida dell'uomo riecheggiarono dietro di
lui nella stazione silenziosa.
Vieni qui!
Vince raggiunse il binario. Era vuoto. Si gir per vedere se l'uomo lo stava inseguendo. Poi si
sporse in avanti e scrut nell'oscurit per controllare se ci fosse un treno in arrivo. Nulla. Alz lo
sguardo e vide che l'uomo stava cercando il treno che andava nei quartieri residenziali. Si spost sulla
parte opposta della banchina, lanciando di nuovo un'occhiata alle scale.
Non te ne andrai via di qui, amico!
Vince sospir ed ebbe un improvviso giramento di testa. Vide l'uomo che veniva gi dalle scale.
Si volt e cominci a correre lungo il cemento grigio. Sent il rumore delle scarpe dell'uomo dietro di
lui. Era piuttosto in l con gli anni, con i capelli bianchi, e indossava un maglione nero.
Fermati o sparo! minacci la voce alle sue spalle.
Vince si gir e vide che l'uomo impugnava una pistola. Inizi a piagnucolare, ormai senza fiato.
Era di nuovo sopraffatto dalla sensazione di essere in trappola: partiva dallo stomaco e si diffondeva in
tutto il corpo fino a fargli tremare le mani.
Vuoi che ti spari?
Vince sent la pistola premuta contro la gamba mentre correva.
Vide il muro davanti a s.
Adesso sei in trappola! esult il suo inseguitore.
Qualcosa riemp il cervello di Vince di oscurit, perch non si rese conto di ci che accadde
dopo. Non si accorse nemmeno di aver tirato fuori il revolver dalla tasca dell'impermeabile. Non sent i
colpi della sua pistola che quasi coincisero con quelli dell'uomo. Si ricordava che qualcuno gli aveva
toccato il braccio, facendogli perdere l'equilibrio. E poi pi nulla.
Si ritrov a guardare la scena come se non l'avesse mai vista prima. L'uomo si contorceva sulla
banchina della metropolitana, il sangue gli sgorgava da un grosso buco nel petto. Vince lo fiss, e
quando l'altro prov a rialzare la sua pistola spar di nuovo. L'arma gli sobbalz fra le mani e il rumore
lo assord.
L'uomo giaceva a terra morto. Vince abbass lo sguardo, sorpreso dal fumo che usciva dalla
canna della sua pistola. Disgustato, la rimise in tasca. Sent che gli girava la testa.
Mi dispiace mormor. Sul serio, mi dispiace.
Poi il dolore lo sommerse e fu scosso da ondate di brividi. Abbassando lo sguardo vide che
l'impermeabile era sporco di sangue. Prov a sollevare il braccio sinistro e boccheggi per il bruciore.
Spalanc la bocca e un gemito di paura gli usc dalla gola.
No, no, no.
Guard incredulo l'uomo.
Lui... mi ha sparato. Non riusciva a crederci. Gli aveva sparato, lo aveva colpito.
Poi la sorpresa e il dolore si trasformarono in odio. Cerc di prendere la pistola, ma la mano
s'impigli nella fodera della tasca e non riusc a tirarla fuori. Senza pensarci, mosse la mano sinistra.
Il dolore lo fece quasi svenire. Sent il sangue caldo che gli colava sul polso e sulla mano.
Barcoll lungo il binario, onde di oscurit gli lambivano i piedi.
No, no, no gemette. Non voglio.
Sobbalz sentendo il fischio penetrante che proveniva dal tunnel nero. La stazione si deline
pi chiaramente sotto il suo sguardo. Si sorprese a guardare l'uomo morto in preda all'orrore. E se
qualcuno lo avesse visto? Lo avrebbero fermato!
No!
Senza rendersi conto di quello che faceva, afferr il cadavere e lo trascin lasciando una scia di
sangue dietro di s. La sua mano sinistra pendeva inerte su un fianco. In un attimo trascin il corpo
dietro un cassone dei rifiuti. Poi si affrett al binario, vide due luci bianche che si avvicinavano e sent
il rumore del treno. Scroll la testa per snebbiarsi il cervello.
Gett un'occhiata alla mano sinistra. E se qualcuno avesse notato che era ferito? Con la mano
destra, stringendo i denti e pallido in volto, si aiut a infilare la sinistra nella tasca dell'impermeabile.
Poi rimase fermo, in attesa del treno, con lo stomaco che si contorceva dalla tensione. E se
avessero visto l'uomo? E se gli avessero impedito di raggiungere Bob? E se avessero notato il suo
braccio? Avrebbe voluto urlare. E se non gli fossero rimasti proiettili? Se la ragazza avesse chiamato la
polizia? Se la guardia avesse ripreso conoscenza? Se fosse morto dissanguato?
Cominci a tremare e a piagnucolare in preda al terrore mentre il treno gli passava davanti,
riempiendogli le narici con uno sbuffo d'aria bollente. Rallent e le luci illuminarono i suoi lineamenti
pallidi.
Quando il treno si ferm, not con sorpresa che era pieno. E se qualcuno...?
Chiuse gli occhi per un momento e cerc di liberare la mente. Sent la porta che si apriva e
guard fisso davanti a s mentre entrava nella vettura.
Si mosse con passo incerto verso il sedile e quando il treno ripart non riusc a trattenere un
gemito di dolore. Lasci vagare nervosamente lo sguardo sugli altri passeggeri. Un uomo era seduto di
fronte a lui e lo stava fissando. Vince chin la testa e si morse le labbra per evitare che tremassero.
Non riusciva a tenere gli occhi abbassati. Doveva sapere se qualcuno lo stava guardando. Alz
lo sguardo: nessuno gli prestava attenzione. Fece un respiro profondo, poi si appoggi al sedile e si
rilass.
Forse le cose non erano poi cos male. Aveva l'impermeabile e stava andando a uccidere Bob.
Se solo... Chiuse gli occhi e sent il sudore che gli imperlava la fronte. Se solo quell'uomo non gli
avesse sparato. Il pazzo! Che diritto aveva di sparargli per dieci miserabili centesimi. Tenne gli occhi
chiusi e il movimento del treno gli fece venire la nausea. Il suo corpo fu sopraffatto da un'ondata di
dolore, che dallo stomaco raggiungeva la testa per concentrarsi infine nel braccio.
Il treno rallent e si ferm alla stazione successiva. Vince sent il sangue che si raccoglieva nel
palmo della mano. Se l'emorragia non si fosse fermata, il sangue avrebbe iniziato a colare sul
pavimento. No, non doveva succedere. Prima voleva raggiungere la Diciottesima. Guard fuori dal
finestrino. Erano all'altezza dell'Ottantesima. Chiuse di nuovo gli occhi mentre il treno ripartiva.
Cominci a respirare affannosamente l'aria stantia. Apr gli occhi e vide che era salita una giovane
coppia di colore. Gli indirizz uno sguardo vuoto, seduto sul lato opposto della vettura. I due non si
parlavano. L'attenzione di Vince fu catturata dal maglione che la ragazza indossava sotto una giacca
sportiva.
Un rantolo gli riemp la gola e trem violentemente. Fa male! All'improvviso pens al piano.
Avrebbe potuto usare ancora la mano sinistra?
Che differenza fa?, si disse. Solo una cosa gli importava davvero, ed era liberare Ruth.
Si mise a pensare a lei. Si ricord di averla conosciuta a una festa in casa di Stan. Erano rimasti
seduti sul divano tutta la sera a parlare di musica. Era cos graziosa e perbene con il suo vestito di
maglia rosso e i capelli biondi e lucidi legati con un nastro. Si era innamorato subito di lei. Pi tardi
erano andati nello studio e aveva suonato per lei. Poi era arrivata Jane - ebbe un fremito ripensandoci -
e aveva rovinato tutto, trascinandoli di nuovo nella confusione e nel fumo.
Perbene, perbene, perbene. Sembrava che le ruote ripetessero quelle parole all'infinito mentre il
treno correva nella galleria nera. Non come lei. Chiuse gli occhi. Era meglio che fosse morta quando lui
era piccolo. Se la macchina non fosse saltata oltre l'argine, qualcuno l'avrebbe uccisa prima o poi,
considerato come si comportava.
Tua madre era una vera puttana.
Guard il pavimento con la testa che gli girava. Il rumore del treno gli rimbombava nelle
orecchie e doveva sbattere continuamente gli occhi per evitare che la sua vista si offuscasse. Deglut.
L'aria sembrava difficile da respirare.
Si guard attorno. Not che la ragazza di colore stava fissando il pavimento accanto a lui con
un'espressione disgustata. Allontan velocemente lo sguardo.
Una piccola pozza di sangue si stava raccogliendo accanto al suo piede sinistro. Dovette
sforzarsi di non gridare.
Alz gli occhi e sospir mentre un uomo si alzava e si avvicinava a lui. Vince si rannicchi
contro la porta, infil la mano destra nell'impermeabile e afferr la pistola. L'uomo si ferm e lo guard
incuriosito, poi not il rigonfiamento della tasca e si allontan di corsa. And a sbattere contro il sedile
che aveva appena liberato e si lasci cadere goffamente.
Il tempo sembr fermarsi. Vince pens che di l a poco si sarebbe messo a urlare. Il treno
proseguiva la sua marcia e tutti lo fissavano.
Doveva raggiungere la porta, a costo di farsi strada a forza. Non gli importava se dopo sarebbe
piombato nell'oscurit, non riusciva a sopportare tutte quelle persone che lo guardavano.
Il treno cominci lentamente a rallentare. Una stazione, ecco, sarebbe dovuto scendere l. Aveva
bisogno di aiuto. Batteva i denti e sent un brivido corrergli lungo la schiena. Il treno si ferm e lui fu
sul punto di cadere quando la porta si apr. Urt una giovane coppia.
Ehi, guarda dove metti i piedi, amico gli disse il ragazzo irritato.
Li oltrepass con un gemito. Il ragazzo mormor qualcosa che non sent e poi la porta si
richiuse. Vince avanz a fatica lungo la banchina. Temeva di cadere. Sent che il treno si rimetteva in
moto e vide che nessuno era sceso per seguirlo, anche se molti erano appiccicati ai finestrini con gli
occhi spalancati.
Porci! E il suo grido fu sommerso dal rumore del treno.
Continu a barcollare e and a sbattere contro il muro piastrellato. Si appoggi per riprendere
fiato.
Poi vide una targhetta con la scritta UOMINI, si allontan dal muro e si avvicin alla porta.
Cerc di aprirla. Era bloccata. Rimase in piedi a fissarla. Aveva bisogno di un po' d'acqua, incominci a
piangere e appoggi la testa contro il metallo freddo mentre le lacrime gli bagnavano le guance.
Si pass quindi la manica dell'impermeabile sulla faccia e riprese a camminare, ignorando il
modo in cui i muri oscillavano davanti ai suoi occhi. Lo uccider, continuava a ripetersi. Lo uccider.
Stan.
Ore 2:30
Nel silenzio della notte, era sdraiata sul letto perfettamente sveglia, gli occhi fissi al soffitto.
Sotto la seta nera della camicia da notte i seni sodi si alzavano e si abbassavano con ritmo regolare, e le
dita affusolate andavano su e gi lungo i fianchi. Le unghie rosse graffiarono il lenzuolo con un rumore
stridente. La sua bocca, una linea rossa ben delineata, non si muoveva. Jane aveva venticinque anni e il
suo corpo giaceva sul letto come una molla tesa, pronta a scattare.
Nel letto accanto al suo Stan emise un gemito. Si agitava e si lamentava nel sonno. Ascolt il
fruscio del lenzuolo, il debole tonfo della testa che colpiva il cuscino. Poi si schiar la gola e la stanza
piomb di nuovo nel silenzio. Non lo guard, continu a fissare il soffitto a occhi spalancati.
Probabilmente si sentiva di nuovo male. Gli succedeva sempre dopo una festa. Beveva e
mangiava troppo, non sapeva controllarsi. La maggior parte degli uomini quando beveva troppo non
mangiava nulla. Riempivano i loro corpi di alcol, senza toccare cibo per controbilanciare il danno ai
tessuti.  cos che di solito muoiono gli ubriaconi, pens.  per questo che il mio caro vecchio paparino
 morto, lasciandomi sola in quel mondo che lui non  mai riuscito ad affrontare.
Strinse con forza le labbra ancora truccate. Si sentiva come se avesse avuto qualcosa di fragile
tra le mani, qualcosa che poteva frantumare stringendo appena le dita.
Per un istante chiuse gli occhi e cerc di dormire. Si ricord come un tempo era stato semplice
addormentarsi. Un delizioso senso di stanchezza che le riempiva il corpo, un semplice chiudere gli
occhi ed era fatta. Adesso invece...
Come poteva dormire quando la sua mente era come una di quelle macchinette per fare le
caramelle che si vedevano alle fiere, con lunghi bracci che giravano e si torcevano, giravano e si
torcevano? Il suo cervello era la caramella. Riusciva quasi a vedere i bracci di metallo che torcevano e
strizzavano la massa grigia della sua mente. Desideri che si giravano e si torcevano, frustrazioni che si
giravano e si torcevano. Un respiro profondo le riemp i polmoni. All'improvviso si volt a pancia in
gi e premette il corpo contro il letto. Digrign i denti e le sembr che la gola le si pietrificasse. Dio, se
avesse avuto Mickey Gordon nel letto con lei. Proprio adesso, qui, anche con Stan che dormiva l
accanto, che le importava? Oppure Johnny Thompson. O Bill Fraser. O Bob McCall, s, le sarebbe
proprio piaciuto. Anche se lei era la migliore amica di Ruth. A cosa servivano altrimenti le amiche?
Le mani bianche si strinsero a pugno. Le unghie penetrarono nei palmi e si accorse di essere sul
punto di urlare. Chiunque! Persino quel gracile, pazzo di Vince. S, forse soprattutto quel gracile, pazzo
di Vince. Ecco cosa succedeva a chi ormai conosceva troppo bene i piaceri della carne. Era come un
gourmet alla ricerca di nuove spezie. Stanca di piatti semplici e di men banali, desiderava con tutte le
sue forze qualcosa di esotico, qualcosa di nuovo. Per questo le veniva da vomitare al pensiero di suo
marito: era solo una poltiglia insapore.
Conficc le unghie nelle lenzuola e contorse il suo corpo caldo nel letto finch la camicia da
notte le si sollev sui fianchi. Dio, sto impazzendo, pens. Finir come Vince. Una notte mi alzer e,
calma e sicura nella mia follia, conficcher qualcosa di affilato, di mortale nell'ammasso di adipe
insignificante che ho sposato.
Un suono che aumentava via via di intensit le riemp la gola. No, smettila, s'impose. Quel
genere di rumore svegliava Stan. Appoggiato sul gomito avrebbe sussurrato nell'oscurit la sua
preoccupazione nauseante, odiosa.
Stan le aveva sempre fatto pensare a una vecchia filastrocca, che parlava di lumache e code di
cagnolino. Stan, il signor Sheldon, era un insieme di entrambe. Le lumache le ricordavano la lentezza
della sua mente e dei suoi movimenti, mentre le code di cucciolo, che si agitavano, si muovevano
goffamente, battevano sul tappeto esprimendo devozione totale, le facevano venire in mente il suo
amore adolescenziale e stomachevole.
Dio, non riesco a smettere di pensare a lui!, grid la sua mente. Oh, dammi il sollievo vuoto,
inutile, del corpo di un uomo qui, adesso, e fammi dimenticare la tortura della mente.
All'improvviso si alz e si diresse lentamente verso il soggiorno. Procedette a tentoni in mezzo
ai vetri e ai piatti sparsi sul pavimento. Alcuni punti erano bagnati perch qualche invitato alticcio era
inciampato rovesciando sul tappeto il suo bicchiere di whisky e soda, vodka e soda, o qualsiasi altra
cosa mescolata con la soda. Dopo tutte le feste che avevano fatto in quella casa, era un miracolo che ci
fosse ancora un tappeto.
Accese la piccola lampada sul tavolo accanto al divano. Batt le palpebre e chiuse gli occhi per
un momento, poi ricadde sul divano e si guard attorno.
Ecco il risultato finale della festa: un vero tornado. Qui, nell'attico decorato da qualcuno della
Quinta Avenue, arredato da tizio e con le tende cucite dalla nullit pi famosa della citt; qui, in questa
fogna tappezzata da cima a fondo, l'allegria aveva regnato sovrana. Gli invitati avevano mescolato
drink e compagnia, raccontato storielle oscene, allungato le mani sulle mogli degli altri e sui mariti
delle altre. Avevano gettato il fango della loro mente contro le pareti. Erano entrati furtivi nelle camere
da letto buie alla ricerca di rapide emozioni. Avevano fatto in modo che i giroscopi delle loro menti
venissero sommersi da ondate di liquore. Instabili sulle gambe e sghignazzanti avevano vomitato
ovunque, lasciando cadere la maschera dalle loro facce da bestia. Avevano mostrato le zanne, i rancori
e le voglie inesauribili.
Jane si alz e raccolse un drink abbandonato a met da qualcuno. Avvicinando il bicchiere alle
labbra, sper che fosse di un uomo. Un bacio a buon mercato, pens. Mentre il liquido caldo, con i
cubetti di ghiaccio ormai sciolti, scendeva lentamente lungo la gola, cap che la festa era davvero finita.
Oh Dio, che venga qualcuno e mi porti via!
Avrebbe voluto gridarlo nel silenzio dell'appartamento. Avrebbe voluto strappare la stoffa
sottile della camicia da notte e offrire al primo venuto quel pasticcino delicato che era il suo corpo.
Jane Sheldon, moglie di Stan Sheldon, ha il piacere di annunciare che  a completa disposizione di
chiunque la desideri. Fatevi avanti.
Si accasci sul divano, scossa da brividi incontrollati. Gli occhi affamati corsero sul suo corpo
sottile, si soffermarono sui seni sodi, lo stomaco piatto, le gambe lunghe e perfette. Fece scorrere una
mano sul suo ventre e le vennero i brividi. Fin il drink e rimase seduta fissando il bicchiere vuoto: sul
fondo il liquido ambrato formava delle bollicine che scivolavano avanti e indietro quando lei inclinava
il bicchiere; scivolavano come un grasso maiale su un lago ghiacciato.
Che qualcuno mi uccida.
Il pensiero s'insinu nella sua mente, non incontr alcuna resistenza e prese il sopravvento.
Era rimasto a letto e l'aveva osservata alzarsi. L'aveva vista in piedi nel soggiorno con indosso
la camicia da notte, la sagoma scura del suo corpo che si stagliava netta alla luce della lampada. Era
nella camera da letto buia che la fissava mentre si lasciava cadere sul divano. La osserv passarsi una
mano sopra il ventre piatto e qualcosa dentro di lui cominci a rimescolarsi. Era passato cos tanto
tempo dall'ultima volta. Era orribile. Non gli permetteva pi di toccarla. Erano sposati, ma non gli
permetteva mai di toccarla.
Era gi molto se gli consentiva di guardarla. Ogni tanto, quando pensava che fosse ancora
addormentato, faceva scivolare la camicia da notte lungo il suo corpo morbido, e mentre agganciava e
sganciava, stringeva o tirava su una cerniera, lui, attraverso le palpebre semichiuse, si inebriava alla
vista dei suoi seni, del ventre piatto, delle natiche morbide, della curva delle sue gambe. Sua moglie lo
faceva sentire come un guardone, come una sottospecie di voyeur.
La gola si contrasse. Perch non andava di l e pretendeva semplicemente ci che gli spettava?
Perch non la prendeva fra le braccia vincendo la sua resistenza? La situazione lo colp in tutta la sua
offensiva assurdit.
Chiunque altro lo avrebbe fatto, ma lui non ci riusciva.
Si agit sul materasso e all'improvviso rabbrivid, accorgendosi che lo guardava. Rimase
sdraiato, tremando, mentre gli occhi di Jane scrutavano nella stanza buia. Probabilmente non l'aveva
visto perch non apr bocca e dopo un istante gir la testa dall'altra parte. Ma per un momento aveva
letto nei suoi occhi tutto il suo disprezzo. Non era una novit. Lo vedeva tutti i giorni. Ma scorgerlo sul
suo volto quando pensava di non essere osservata era qualcosa di completamente diverso. Dimostrava
quanto fosse radicato il suo odio, quanto bruciasse nella sua mente.
Giacque su un fianco guardando con occhi infelici sua moglie seduta sul divano. La vide finire
il drink che aveva raccolto da terra. Adesso stava fissando il bicchiere, facendolo oscillare da una parte
all'altra. Che cosa ci vedeva dentro? A che cosa stava pensando? Un tempo gli sembrava di riuscire a
cogliere barlumi dei suoi pensieri. Adesso lei diventava ogni giorno sempre pi estranea. Un tempo
avrebbe potuto dire che erano innamorati. Adesso si limitava a pagare i conti per le cose che lei
comprava. Ed erano molte.
Un tremito improvviso lo fece sobbalzare. No, non poteva andare l e pretendere il suo corpo
come se fosse stato il suo padrone. Non poteva nemmeno parlarle.
Come uno stupido robot, avrebbe continuato a organizzare le sue feste, versando drink e
ridendo a brutte barzellette. Avrebbe ignorato la vista di lei sul divano o su una poltrona con un altro
uomo, la bocca socchiusa, le mani che scivolavano sulla schiena, il rossore sfrontato delle sue guance.
Avrebbe finto di non accorgersi che sgattaiolava via dal soggiorno e si rifugiava nell'oscurit della
camera da letto, forse persino nel suo letto...
Lui era succube di sua moglie. Non sarebbe mai riuscito ad andare nella stanza dove si era
ritirata con un altro uomo e affrontarla. Come non avrebbe mai potuto irrompere nella camera da letto
della Casa Bianca e domandare: Cosa diavolo sta combinando, signor presidente?
Avrebbe continuato a versare drink e a ridere di brutte barzellette e, forse, se il dolore che gli
attanagliava la carne e la mente fosse diventato intollerabile, avrebbe fatto avance incerte a qualche
donna che nessun altro uomo aveva mai preso in considerazione.
Quando Jane lasci il divano per avvicinarsi al balcone, lui si alz velocemente sul gomito.
Tir gi le coperte, il cuore gli batteva in gola per la paura. Dimentic tutto in un istante: l'odio,
la frustrazione, la disperazione. Ancora una volta fu l'uomo semplice, privo di complicazioni, che non
poteva far altro che adorare sua moglie. Si precipit in soggiorno, il corpo pesante che oscillava da una
parte all'altra. Per favore, non farlo, Jane, tesoro. Per favore, non farlo. Sistemer tutto. Cercher di
essere come vuoi tu.
Jane si allontan dalla ringhiera e lo guard freddamente.
E tu cosa vuoi? chiese seccata.
Il modo in cui pronunci quel 'tu': un coltello rigirato nella piaga.
Io, io pensavo, forse...
Pensavi che avessi intenzione di buttarmi di sotto? domand acida.
No disse. Volevo dire, pensavo solo...
Lei non disse nulla e rimase immobile sul balcone, come Venere a Manhattan, come
un'Afrodite dissoluta con indosso una creazione di Tiffany.
Non... pensi che dovresti entrare? chiese esitante. Fa un po' freddo solo con quello.
Solo cosa?
Io... Quella camicia da notte. Intendo dire che  incredibilmente leggera.
Gli occhi fissi su di lui erano come ghiaccio blu.
Fa un freddo da morire disse Stan.
Morire sarebbe magnifico comment lei con indifferenza.
Ma dopo un attimo entr e si diresse verso il bar.
Lui chiuse la porta a vetri e osserv la moglie prepararsi un drink composto al novanta per
cento da whisky. Deglut e poi cerc di stirare le grinze del suo pigiama. Aveva sempre pigiami
dall'aspetto stupido. Probabilmente lei glieli comprava proprio perch sapeva che lo rendevano
ridicolo, con tutti quei piccoli elefanti rosa.
Che caos constat.
Lei non rispose e continu a versarsi il whisky.
Far venire la donna luned invece che marted le disse.
Fin di versarsi il drink.
Che ne dici di un altro? le chiese.
Un altro cosa? domand sedendosi. La camicia da notte le scivol sopra le ginocchia e la
gola di Stan si contrasse. Alz lo sguardo verso di lui e tir la camicia un po' pi su, ammirandone
soddisfatta il colore cangiante.
Sembri un toro infoiato comment pigramente.
Magari ne prender uno anch'io disse, cercando di ignorare la sua osservazione.
Uno di cosa? chiese.
Faceva sempre domande di quel tipo. Sapeva che sua moglie aveva capito perfettamente cosa
voleva dire. Ma se lui non usava la parola esatta, lei lo inchiodava con una domanda a cui si sentiva
obbligato a rispondere.
Prender un drink disse con voce burbera.
Certo, perch no? Bevilo tutto, caro.
Non sapeva come replicare nemmeno a osservazioni di questo genere. Raramente sapeva come
valutare quello che lei diceva. Temeva che dietro ogni sua frase ci fosse un trabocchetto, e lo
innervosiva dover analizzare le sue parole prima di rispondere. Ma doveva farlo, oppure non avrebbe
saputo cosa dire. E, in ogni caso, cadeva sempre nella trappola dicendo la cosa sbagliata, e a quel punto
il disprezzo di lei, la sua risata beffarda, lo avrebbero sommerso all'improvviso. O, peggio, la sua furia
incontrollabile, alimentata dai nervi tesi allo spasimo, si sarebbe riversata su di lui terrorizzandolo.
Doveva ammetterlo: aveva paura di lei.
Si vers un po' di whisky in un bicchiere e ci spruzz parecchia soda. Sapeva che non avrebbe
dovuto bere. Ma non aveva voglia di tornare a letto e per stare con lei doveva trovare una scusa. Anche
questo era un problema. Doveva sempre trovare una scusa per stare con sua moglie. Mentre si
preparava il drink diede un'occhiata all'orologio. Erano quasi le tre.
Si sedette su una poltrona di fronte a lei.
Neanche tu riuscivi a dormire? le chiese, cercando di essere gentile.
Certo, rispose certo che riuscivo a dormire. Adesso sono profondamente addormentata.  la
mia proiezione astrale che beve whisky la domenica mattina. Proiezione astrale di Jane Sheldon con un
drink in mano, corpus dormiente di Jane Sheldon, distesa nel suo letto, morta agli occhi del mondo.
Impossibile ribattere a un'affermazione del genere. S'insult da solo, sorridendo imbarazzato. Il
sorriso forzato non ingann il suo stomaco, che si contrasse facendolo piegare e gemere dal dolore.
Parte del suo drink trabocc dal bicchiere.
Oh, Cristo santo, va' a letto sbott Jane. Risparmiami per una volta lo spettacolo dei tuoi
maledetti attacchi.
Stan si raddrizz e cerc di scacciare le lacrime di sofferenza che brillavano nei suoi occhi.
Non  nulla la rassicur.
Lei gir la testa dall'altra parte e punt lo sguardo sulla cucina immersa nell'oscurit. Anche l,
pens, c'erano i resti gloriosi della festa: sandwich mangiati a met, drink acquosi per i cubetti di
ghiaccio ormai sciolti, bicchieri e piatti rotti, tovaglioli stropicciati con i segni del rossetto tolto da
molti visi colpevoli.
Una risatina appena udibile risuon nella sua gola, una breve luce di divertimento cancell la
tristezza dai suoi occhi. Lo spettacolo della passione senza guinzaglio, che annusava in giro come un
cucciolo libero, alla ricerca di idranti di eccitazione, non mancava mai di divertirla, anche se solo per
pochi secondi. Tutte quelle feste organizzate solo per brevi momenti di evasione.
Che c' di divertente? chiese, un po' incoraggiato dal suo sorriso, e un po' preoccupato che
stesse ridendo di lui.
Lei gir lentamente la testa per guardarlo; gli occhi avevano di nuovo perso ogni luce, e
apparivano freddi e distaccati come sempre.
Sei buffo disse.
Cosa avrebbe potuto risponderle? La sua gola si strinse in un nodo di tensione. Senza che se ne
rendesse conto, i suoi lineamenti s'indurirono, divennero come di pietra e per un momento la sua fu la
faccia di un uomo. Ma dietro la maschera non c'era la mente di un uomo, e la vecchia espressione di
sconfitta riprese il sopravvento.
Perch? Cos'ho di tanto divertente? le domand.
Lei gli lanci una rapida occhiata.
Lascia stare disse. Dimentica. Ignora. Cancella.
No, voglio sapere insist, anche se era certo che la risposta gli avrebbe fatto male.
Vuoi andare a letto? replic Jane. Va' a letto prima che ti insulti di pi.
A quanto mi risulta mi hai sempre insultato disse sorpreso dal suo coraggio.
Lo guard dal bordo del suo bicchiere e lui not la gola sottile che si muoveva mentre
inghiottiva il drink e gli occhi, quei freddi occhi blu, che lo osservavano e lo controllavano.
Non hai ancora sentito nulla biascic. Va' a letto.
Io...
Cristo santo, vuoi andare a letto?
Gli sembr di cogliere una nota di angoscia nella sua voce, come se nonostante il suo disprezzo,
fosse alla ricerca di un po' di conforto. Si alz all'istante, la faccia stravolta dalla preoccupazione.
Ma quando lo vide avvicinarsi, lei si rannicchi nella poltrona. Non avvicinarti gli disse, la
voce carica di disprezzo.
Stan aggrott le sopracciglia senza riuscire a capire cosa le passasse per la testa. Rimase in piedi
al centro della stanza a guardarla con occhi privi di espressione.
La voce era quasi isterica quando parl. Giuro su Dio che mi butto gi dal balcone se non te ne
vai subito.
S'irrigid per un momento.
Cerca di ragionare, Jane.
Ma chi credi di essere? gli chiese. Ti piace torturare gli altri? Non capisci nemmeno quando
andartene?
Jane, io...
Cosa devo fare per mandarti via? domand, la voce come un insulto roco. Cosa devo dire
per farti mostrare i denti? C' un solo insulto al mondo che possa farti arrabbiare?
Tesoro, perch non prendi un sedativo e...
Un sedativo?
Scoppi a ridere.
Dio santo, vuole che io prenda un sedativo! Scroll la testa con movimenti rapidi. No, no,
scommetto che non esiste. Scommetto che non esiste un solo insulto al mondo in grado di farti
arrabbiare. Scommetto che potrei offendere tutta la tua famiglia, chiamarti con i peggiori titoli di
questo mondo e non farebbe nessuna differenza.
Jane...
Oh, Ges, vuoi chiudere la bocca! Tu, stupido, sciocco, deficiente. Tu, grasso maiale!
Lui indietreggi sotto il peso delle sue parole.
Ecco! sbott trionfante. Forse riesco a farti lottare. Maiale, rivoltante massa di...
S'interruppe: all'improvviso non aveva pi alcuna voglia di ferirlo. Si accasci nella poltrona e
il fuoco scomparve dai suoi occhi. Era ricaduta in uno stato di prostrazione. Allung la mano per
prendere il suo drink e metterlo sul tavolino accanto. Non ci riusc e il bicchiere cadde per terra. Si
rannicchi nella poltrona.
Stan aveva posato il suo whisky sul tavolo accanto al divano. Stava ancora tremando per gli
insulti di Jane, il corpo scosso dal dolore che gli procuravano. Senza dire una parola, le pass davanti e
and in camera. Si abbandon a sedere sul letto, la testa gli ricadde in avanti e il mento sfior il torace.
Volse lo sguardo al soggiorno: Jane si era sdraiata sul divano e stava bevendo direttamente dalla
bottiglia. Aveva intenzione di ubriacarsi, lo sapeva. Voleva finire in una nuvola di oblio.
Ricadde sul cuscino e rimase disteso in silenzio, gli occhi chiusi, ascoltando il rumore del suo
respiro, pesante e affannato. Cadde in un dormiveglia agitato.
Non era certo se si trattasse di un sogno o meno, ma gli sembr di sentire un campanello. Il
suono penetr attraverso gli spessi strati di oscurit. Si stir leggermente sul materasso, la bocca
contratta in una smorfia.
Poi un grido di paura lo fece mettere seduto, gli occhi spalancati e fissi nel vuoto, il cuore che
gli balzava nel petto.
Perdio, che cosa... mormor, senza nemmeno rendersene conto.
Tremando, mise le gambe oltre il bordo del letto e si alz.
Ho detto di chiudere la porta! sent qualcuno che ordinava nell'ingresso.
Quella voce si conficc come una lancia nella sua mente e lo fece rabbrividire.
Vince.
Si precipit in soggiorno, ascoltando Jane che diceva qualcosa a bassa voce, poi di nuovo
Vince.
Ti sparo se non lo fai! Pensi che abbia paura di farlo?
Con un gemito, Stan torn in camera da letto. Il telefono, aveva bisogno del telefono! Si mosse
nella stanza buia, senza distogliere lo sguardo dal soggiorno. Si lasci cadere sul letto di Jane e allung
la mano verso il telefono sul comodino. Tir su la cornetta e cominci a comporre il numero.
Dov' tuo marito? chiese Vince, entrando in soggiorno.
Il cuore di Stan sussult, e con dita tremanti pos la cornetta. Se Vince aveva una pistola, non
doveva farsi sorprendere mentre chiamava aiuto. Sapeva come era fatto Vince. L'aveva visto spesso
perdere completamente il controllo. Santo cielo, pens, come ha fatto a scappare?
Ricadde sul letto e tir su le gambe. Far finta di dormire, progett nella sua mente, forse allora
Vince non far nulla. Magari riesco a chiamare la polizia.
Te l'ho detto, dorme disse Jane.
La gambe di Stan si contrassero sotto il lenzuolo. Forse era solo la sua immaginazione, ma non
gli sembrava impaurita. Aveva gridato, ma adesso nella sua voce c'era una nota di indifferenza.
Tenne gli occhi chiusi. In soggiorno Vince continuava a urlare.
Fa' quello che ti dico oppure ti uccido!
Va bene, va bene.
Stan si rigir nel letto. Quando venne accesa la luce della sua camera, apr gli occhi e sussult
violentemente. Era passato un sacco di tempo da quando aveva visto Vince l'ultima volta. Non era
preparato alla follia che traspariva dai suoi occhi scuri e dal suo volto emaciato e selvaggio.
Vince disse automaticamente. Che cosa stai...
Alzati lo esort Vince. Ho un braccio ferito.
Stan si tir su lasciando le gambe penzolare oltre il bordo del materasso. Si accorse che Vince
teneva il braccio sinistro infilato nella tasca di un impermeabile nero e not una strana macchia scura
sulla manica.
Si alz velocemente, lanciando un'occhiata a Vince, senza sapere cosa fare o dire. Vide Jane
andare in bagno e sent che rovistava nell'armadietto dei medicinali.
Sussult alle parole improvvise di Vince.
Muoviti! gli ordin. Stan rimase fermo, barcollando un po', gli occhi lucidi di dolore e paura.
Siediti, Vince disse Stan nervoso. Perch non...
La voce s'incrin e rimase in silenzio mentre Vince si girava bruscamente verso di lui. Not che
digrignava i denti.
Posso rimanere benissimo in piedi ribatt Vince. Non credi?
Stan deglut. Certo disse. Certo che puoi rimanere in piedi, Vince. Se preferisci... Sent un
groppo in gola. Non sapeva come parlare a Vince. Non lo aveva mai saputo.
Rimasero in piedi scrutandosi a vicenda, e all'improvviso una risata nervosa, rauca, proruppe
dalla gola di Vince.
Dillo pure lo sfid. Scommetto che non avresti mai pensato che io...
Si ferm e serr le labbra bianche, poi emise un respiro tremante.
Sbrigati! grid a Jane. Giuro su Dio che altrimenti ti sparo.
Non riesco a trovare le bende spieg Jane tutto d'un fiato.
Sono sull'ultimo ripiano le disse Stan.
Si gir di nuovo verso Vince e rimase in piedi a guardarlo. Nell'appartamento il silenzio era
interrotto solo dai movimenti di Jane nel bagno. Le mani di Stan, abbandonate lungo i fianchi,
cominciarono a tremare. Le incroci sulla schiena e urtarono il comodino. Sentendo il legno liscio si
ricord della pistola nascosta nel cassetto. Serr le labbra quando si accorse che si contraevano in una
smorfia involontaria. Non doveva sembrare nervoso. Se solo fosse riuscito ad aprire il cassetto...
C-come stai Vince? gli chiese con voce cupa. Vince non si degn di rispondergli. La sua gola
sottile si mosse in modo convulso mentre deglutiva. Cominci ad abbassare lentamente la pistola che
teneva in mano.
Adesso a-arriva disse Stan. Adesso le trova. Il nodo in gola si strinse e dietro di lui le dita
presero a tremare sul pomello del cassetto. Ce l'avrebbe fatta a tirare fuori la pistola in tempo? Sarebbe
riuscito a sparare prima di Vince? Le domande si affollarono nella sua mente e il tremito delle mani si
fece pi intenso. Le dita si contrassero e si allontanarono dal pomello quando Vince lo guard.
Poi arriv Jane con una confezione di bende, del nastro adesivo e una bottiglietta di tintura di
iodio.
Non servir un granch, ma... disse. Non per...
Non importa la interruppe Vince, la voce che gli tremava. Fasciami il braccio. E non tentare
di fare la furba o ti sparer.
Stan osserv la grossa pistola nera che oscillava per i movimenti nervosi di Vince. Adesso Jane
era tra loro due. Stan sfior nuovamente il pomello del cassetto. Non posso sparare se c' lei in mezzo,
riflett. E, ancora una volta, le mani si allontanarono di scatto dal cassetto.
Ti devi togliere l'impermeabile disse Jane.
Stan rabbrivid rendendosi conto che Jane non era spaventata. O quantomeno non lo lasciava
vedere. Non riusciva a capire. Era cos stanca di vivere che la morte non rappresentava pi alcuna
minaccia per lei? Sent il sudore bagnargli la fronte. Doveva arrivare alla pistola. E se lei avesse fatto
una stupidaggine? Se le fosse successo qualcosa sarebbe stata la fine anche per lui. Non importava che
problemi avessero, lei era la sua vita. Le dita sfiorarono nuovamente il cassetto.
Vince si allontan da Jane. I capelli scuri gli erano scivolati in avanti e gli erano rimasti
appiccicati sulla fronte sudata. Gli occhi avevano uno splendore selvaggio, febbrile.
Non avvicinarti a me la ammon.
Come posso medicarti se non mi avvicino? ribatt Jane.
Non parlargli in quel modo!, pens Stan. La sua mente fu trafitta dalla paura e dall'angoscia.
Tir il cassetto con una contrazione spasmodica delle dita e riusc ad aprirlo un po'. Sent Vince che
diceva: Voglio dire, mentre mi tolgo l'impermeabile e not una vena di rabbia nella sua voce. Odiava
Jane per la sua logica.
Adesso sua moglie aveva fatto un passo indietro e non si frapponeva pi tra lui e Vince. Stan
trem e cerc di aprire di pi il cassetto.
Rimasero a guardare Vince mentre posava la pistola sul com. Adesso, adesso!, si disse. Stan
tir ancora.
Il cassetto scricchiol.
Vince s'irrigid e allung la mano destra verso la pistola.
Cosa stai facendo? gli chiese, gli occhi scuri sospettosi.
Stan scroll la testa spaventato. Niente, niente disse. Ho solo urtato il comodino. Sono
mezzo addormentato.
Non cercare di fare il furbo lo minacci. Ci metto un attimo a prendere la pistola, se ci
provi.
Vince non riusciva a capire perch Jane non sembrasse spaventata. La cosa non gli piaceva
affatto. L'altra ragazza era rimasta paralizzata dalla paura, dandogli una piacevole sensazione di potere.
Be', presto avrebbe sistemato anche Jane. Sarebbe morta. Mentre lo pensava, cerc di
distogliere lo sguardo dalle curve del suo giovane corpo che premevano contro la seta sottile.
Lanci una rapida occhiata a Stan e tir fuori il braccio destro dall'impermeabile. Il braccio
sinistro si mosse un po' e lui non riusc a trattenere un gemito di dolore. Jane scatt istintivamente in
avanti e Vince le punt addosso la pistola.
La prossima pallottola  per te disse subito.
Mentre arretrava, Jane ebbe la sensazione che tutto il calore del suo corpo defluisse
all'improvviso sul pavimento. Le braccia e le gambe le divennero insensibili per il freddo. Con il volto
livido, fiss Vince in silenzio: non era mai stata cos vicina alla morte. Una cosa era pensarci
oziosamente, quando era ubriaca; un'altra ritrovarsi all'improvviso con una grossa pistola nera puntata
alla tempia.
Vince le fece cenno di allontanarsi e lei si sedette di nuovo.
Stan era balzato in avanti, il cuore in gola. In piedi accanto al letto, mentre osservava Vince
sfilarsi l'impermeabile dal braccio sinistro, si era reso conto con stupore che, per un momento, non
aveva avuto paura. Senza una pistola, senza un coltello, senza nessun tipo di arma, aveva pensato di
attaccare Vince. Perch minacciava Jane, sua moglie.
Era incredibile. Dopo tutto quello che gli aveva fatto passare, era ancora pronto a mettere in
gioco la sua vita per lei. Ma all'improvviso la paura era tornata, lasciandolo tremante. Arretr verso il
tavolo, domandandosi se fosse il caso di prendere la pistola.
Il braccio gli faceva molto male. Vince si sforz, ma non riusc a trattenersi dal piagnucolare
mentre si sfilava l'impermeabile dalla spalla. La manica era rimasta appiccicata alla ferita.
Dovette di nuovo posare la pistola.
Non combinarmi qualche scherzetto o sparer a entrambi. Lo giuro su Dio. Ho gi...
No, non doveva dirgli di Harry.
Noi... Jane inizi a dire qualcosa, ma non riusc a finire. Rimase in piedi scossa dai brividi.
La pistola era di nuovo sul com. Stan fece un passo indietro involontariamente. Basta! Basta,
mormor nel suo cervello. Il cassetto si bloccher, far cadere la pistola, la pistola si incepper, Vince
sparer per primo... Gli vennero in mente un milione di motivazioni diverse per non aprire il cassetto e
tirare fuori il suo revolver.
Vince strinse i denti con forza per impedirsi di gridare. Come un rigido fascio di nervi, rimase
in piedi a lottare con l'impermeabile: non si voleva staccare, il sangue lo aveva appiccicato al braccio.
Ogni volta che provava a tagliare la stoffa, senza mai perdere di vista Stan e Jane, il movimento gli
causava una fitta di dolore che dal braccio s'irradiava in tutto il corpo, facendolo tremare. Sent i
singhiozzi scuotergli il torace. In trappola, era di nuovo in trappola. Nonostante i suoi sforzi, non
riusciva a liberare il braccio. Il sangue gli colava dal polso.
Aiutatemi! grid furioso, le labbra tremolanti. Fa male!
Non si mossero. Hai detto che ci spari, se ci avviciniamo troppo osserv Jane.
A Vince la cosa non piaceva. Non gli piaceva affatto. Non voleva che qualcuno gli facesse
notare le pecche della sua logica.
Vi ho detto di aiutarmi ripet con voce affannata. Se non lo fate, giuro che...
Gemette. Tir di nuovo fuori la pistola. Sembrava diventata pi pesante. Si rese conto che stava
diventando pi debole. Il pensiero gli suscit un moto di panico. No, doveva conservare le forze!
Doveva raggiungere l'appartamento di Bob. Doveva salvare Ruth.
Maledizione! imprec a bassa voce.
Jane si mosse lentamente verso di lui, senza staccare gli occhi dall'arma.
Non sparare disse. Si odiava per come lo supplicava. Ma aveva paura, non voleva essere
uccisa.
Non ti far del male, se fai quello che dico io la rassicur con voce rauca.
Stan, tremante, era in piedi accanto al letto e osservava sua moglie che si avvicinava a Vince.
Non avrebbe dovuto andare vicino a lui. E se avesse perso il controllo? Se le avesse sparato? Vince era
capace di gesti violenti. Stan sapeva di quanta violenza fosse capace. E cos allung di nuovo la mano
verso il cassetto. Cerc di aprirlo un po' di pi, lo sguardo sempre fisso sull'uomo. Jane era in piedi di
fronte a Vince, con gli occhi privi di espressione.
Toglimi l'impermeabile le ordin. E non fare brutti scherzi.
Non far nulla disse, incapace di trattenere la freddezza nella sua voce. Ormai era abituata a
rivolgersi agli uomini in quel modo.
Oh Dio!, pens Stan, non parlare a Vince come fai con me!
Le sue dita ripresero a trafficare con il cassetto. Doveva salvarla, doveva farlo. Adesso c'era
un'apertura di un paio di centimetri e riusc a insinuare le dita all'interno. Si ferm quando Vince alz lo
sguardo verso di lui. Non mi devo chinare cos tanto, si disse. Cerc di fissarlo a sua volta, ma lui non
se ne accorse neanche. I suoi occhi erano colmi di dolore.
Far male lo avvis Jane con un tono di voce piatto. Non puntare la pistola contro di me o
partir un colpo quando tirer su la manica.
Non dirmi cosa devo fare!
Stan tent di aprire il cassetto completamente, ma era bloccato.
Dopo un attimo di esitazione, Vince abbass l'arma: Non pensare di essere al sicuro
minacci.
Io non penso nulla replic Jane, e pos le dita insensibili sulla manica. Si domand come mai
non svenisse. Stan la osserv con occhi colmi di paura mentre tirava su la manica dell'impermeabile.
Vince cominci a tremare mentre fitte di dolore incandescente gli trafiggevano il braccio e la
spalla. Soffoc un gemito, ma ne arriv un secondo prima che riuscisse a controllarsi. Dimentic il
corpo di Jane cos vicino a lui. Ogni cosa si perse nel dolore che lo sommergeva. La stanza cominci a
dilatarsi e contrarsi in ondate di buio e luce. E se perdo conoscenza?, grid la sua mente in preda al
terrore.
Ti eserciterai fino a collassare, se necessario!
Scatt in avanti e l'impermeabile si sfil. Dalla bocca gli sfugg un lamento di agonia e cadde
contro il muro, il fragile torace che sussultava. Sent fiotti di sangue caldo scendergli lungo il braccio.
Jane era indietreggiata e stava fissando Vince, l'impermeabile nero nelle sue mani tremanti.
Faresti meglio a sederti si sent dire.
Non dirmi che... cosa... fare sospir.
Guard Stan e lo vide irrigidirsi improvvisamente, con un'espressione di paura nervosa sul
volto.
Afferr la sua pistola: Cosa stai cercando di fare? gli grid furioso.
Stan scroll la testa velocemente: Niente, niente.
Va' nell'altra stanza ordin Vince furioso. Adesso!
Stan, rigido per l'angoscia e la frustrazione, si allontan dal comodino.
Vince rimase schiacciato contro il muro mentre i due entravano nel soggiorno. Batt le palpebre
e scroll il sudore che gli colava dalla fronte. Era infuriato e voleva gridare perch il mondo stava
complottando contro di lui. Nonostante tutti i suoi sforzi, la vendetta sembrava sempre pi lontana.
Maledizione, perch non aveva ucciso Bob quel giorno in agenzia?
Prima di andare in soggiorno lanci un'occhiata al comodino dove si era appoggiato Stan. Non
not il cassetto leggermente aperto.
Si diresse verso il divano. Vieni qui e mettimi a posto il braccio disse con voce rauca e
tremante. Muoviti o io... Non fin. Una nube di tenebra sembr sorgere dal pavimento come un
grande uccello scuro. Arretr con un sospiro di paura e quasi svenne.
Poi urt il divano con i polpacci e ci cadde sopra. Il dolore lancinante al braccio sinistro port
brandelli di consapevolezza nel suo cervello. Vide che lo stavano guardando.
Non muovetevi! grid con voce stridula. Giuro che io...
No!
Ma non riusc a trattenersi. Le lacrime cominciarono a scendergli lungo le guance e il suo torace
magro sussult per i singhiozzi.
Non lo raggiunger mai in tempo, stava pensando Stan. Mi sparer prima che possa
raggiungerlo. Non ho nessuna chance.
Jane non riusciva a distogliere gli occhi da Vince. Si stava riprendendo lentamente dallo shock
della pistola puntata alla tempia. Ma adesso nessuna arma la minacciava. E la faccia di Vince era quella
contratta e spaventata di un ragazzo. Si sent male.
Ecco il mostro che era riuscito a creare il padre di Vince. Che testamento odioso per la sua
ambizione distorta: produrre lo specchio di s stesso.
Si sorprese a pensare a Saul Raden, alla notte del debutto di Vince al Carnegie Hall.
Ricord l'entusiasmo quasi isterico dell'uomo, il padre che rifulgeva della gloria del figlio, che
se ne attribuiva il merito. Un manipolatore, cos le era apparso Saul Raden quella notte. Smunto e
febbrile, dimentico del passato, come bloccato in un presente infinito. Un uomo che fingeva di ignorare
che le sue mani, ammassi inutili di carne e ossa, non potevano pi produrre la gloria impetuosa di una
sonata di Beethoven o lo splendore raffinato di un valzer di Chopin. Un uomo che aveva dimenticato
l'incidente d'auto che gli aveva ucciso la moglie e stroncato la carriera di concertista, insinuando una
vena di pazzia nel suo cervello.
Si ricord di tutto questo mentre osservava il figlio di Saul Raden che singhiozzava sul suo
divano, esausto, pazzo. E si ricord della notte in cui aveva provato a convincere Vince ad andare a
letto con lei.
Ancora una volta si ritrov nell'attico di Saul Raden, con i seni nudi schiacciati dal peso di
Vince e la camera da letto buia spazzata da caldi venti di oblio.
Poi la luce si era accesa, accecandoli. Saul Raden era sulla porta: un fremito convulso delle
labbra, senza l'ombra di un'emozione sul viso. Vince si era alzato con un sospiro, la faccia chiazzata di
vergogna. E la voce di Saul era ricaduta su di loro come schegge di ghiaccio.
'Caro ragazzo, va' in bagno e lavati la faccia. Hai un aspetto decisamente singolare.'
Si ricord la furia che era montata dentro di lei, la perdita di controllo. Si ricord di aver
spaccato la bottiglia di whisky sul bordo del tavolo e di essersi scagliata contro Vince, sapendo, nella
sua follia, che l'unico modo per colpire Saul era ferire le mani di Vince.
E Saul che sbiancava all'improvviso, le mani sottili ricoperte di cicatrici che le afferravano i
polsi, la bocca contorta che le gridava: Se osi toccare le sue mani, giuro su Dio che ti uccider!
E adesso il figlio di Saul Raden la stava guardando, si asciugava le lacrime e singhiozzava.
E con voce rauca, bassa, le diceva: Fasciami il braccio.
Batt le palpebre e lanci un'occhiata alle bende, al nastro adesivo e alla tintura di iodio che
teneva ancora in mano.
Senza pensarci and al divano e si sedette accanto a Vince. Mettila gi gli disse guardando la
pistola che gli tremava fra le mani. Non te la prender.
Vince pos l'arma sul grembo. Non ti conviene provarci l'ammon. Ti uccider se lo fai.
Parole, parole, pens lei, ascoltando a stento quello che le diceva. Cominci ad avvolgere la
benda attorno al braccio, sopra la ferita.
Vuoi della tintura di iodio? chiese, rendendosi conto all'improvviso che Stan la osservava
dalla camera da letto.
La gola di Vince si contrasse. Perch doveva chiederglielo? Odiava concentrarsi su cose
estranee al suo piano. Doveva far piazza pulita di tutto. Uccidi Bob, uccidi Bob, uccidi...
S rispose.
Far male lo avvis. Molto.
Allora non mettercela! sbott con voce isterica. Che c'?
Le labbra di Jane si strinsero in una smorfia.  come un ragazzino imbronciato, pens, solo che
il ragazzino aveva una grossa pistola in mano. Si domand stancamente se fosse veramente carica.
Stan era in piedi accanto alla porta della camera da letto. Poteva correre dentro e chiudere la
porta a chiave prima che Vince l'aprisse sparando sulla serratura? Fece una smorfia. Gli sembrava
abbastanza ragionevole. Ma non si mosse. Continu a osservare i due sul divano. Sent Jane che diceva:
Devi andare da un dottore.
Vince cominci a rispondere, poi strinse i denti per il dolore e la rabbia. Stava solo cercando di
rendere le cose pi complicate. Sapeva che non poteva andare da un medico. E non poteva nemmeno
uscire da l, perch avrebbero chiamato la polizia, gli agenti l'avrebbero riportato all'istituto, e poi
sarebbe stato condannato a morte per aver ucciso Harry con la bottiglia.
Perch complottavano tutti contro di lui? Doveva uccidere Bob e liberare Ruth.
Era un obbligo.
Hai un solo obbligo, Vincent, ed  il piano.
Le parole di Saul filtrarono attraverso gli anni come un gas velenoso. Bugiardo! Non aveva
nessun obbligo nei confronti del piano. Diede un'occhiata alla ferita che continuava a pulsare. Poi si
domand all'improvviso se avrebbe potuto suonare di nuovo. E cadde in uno stato di shock.
Gli si rivolt lo stomaco. Non suonare mai pi il pianoforte.
Il mondo gli cadde addosso. Visioni attraversarono la sua mente: era sul palco del Carnegie
Hall, una manica vuota dello smoking infilata in tasca, l'altra mano che si muoveva goffamente sui
tasti, cercando di suonare entrambe le parti contemporaneamente. E le persone in sala che scuotevano
la testa in silenzio. 'Un peccato, davvero un peccato, avrebbe potuto essere un grande musicista.'
Saul, aiutami!
Jane lo guard sorpresa mentre singhiozzava. C'era qualcosa nei suoi occhi che lui non voleva
vedere, qualcosa che assomigliava molto alla piet.
Non guardarmi sospir. Giuro su Dio che ti uccider, se lo fai.
Quando sollev la pistola per puntarla su di lei, not Stan che si muoveva accanto alla porta
della camera da letto. Gli lanci un'occhiata e lo vide impallidire.
Cosa stai combinando? chiese.
Niente rispose Stan.
Non fare il furbo, Stan boccheggi Vince. Giuro su Dio che se...
La voce gli si blocc in gola e lui deglut. Doveva liberarsi di Stan, non gli piaceva che
rimanesse nelle vicinanze.
Va' in cucina ordin. Fammi il caff. Voglio il caff.
Va bene, va bene disse Stan. Te ne preparer una tazza.
Jane sent i piedi nudi che si muovevano sul tappeto, sent suo marito che accendeva la luce
della cucina, e in silenzio lo maled per la sua vigliaccheria. Continu a fasciare il braccio.
Stan si guard attorno alla ricerca di un'arma. Con il cuore in gola, lasci vagare lo sguardo
sopra le pareti, soffermandosi sugli armadietti semiaperti, sulla cucina a gas e sul frigorifero.
Si avvicin al cassetto con un solo passo. Lentamente, con attenzione, lo tir senza fare rumore.
Guard i lunghi coltelli scintillanti.
Cosa diavolo stai facendo? grid Vince.
Stan fece una smorfia e chiuse il cassetto in tutta fretta.
Faccio il caff! rispose. E nella sua mente arriv spietata l'accusa: Hai paura, sei un codardo.
Nel soggiorno Vince continuava a fissare la camicia da notte nera di Jane. Not il movimento
dei suoi seni e sent di nuovo quello strano e spaventoso calore. Era sbagliato, sapeva che era sbagliato.
Nella sua giovane vita aveva conosciuto spesso quel calore. Aveva lottato strenuamente contro
il fuoco informe che gli divampava in corpo, aveva cercato di soffocare le fiamme e cos facendo le
aveva solo fatte diventare pi forti. Sino a bruciarlo.
Abbass gli occhi accorgendosi che Jane aveva notato lo sguardo fisso sul suo seno.
Io... voglio una sigaretta afferm nervoso.
Sono l disse Jane, indicando il tavolo accanto alla poltrona dall'altra parte della stanza.
Dammene una.
Si alz per prenderle. Vince non riusciva a staccare gli occhi dal corpo di Jane. Mentre si
chinava per prendere il pacchetto, riusc a distinguere chiaramente le sue forme messe in risalto dalla
luce della lampada. Serr la bocca irritato.
Puttana mormor, pensando che lei non lo avrebbe sentito.
Jane sent un groppo in gola. Sapeva che Vince la stava guardando. Si domand, per un
momento, se poteva usare il suo corpo come un'arma.
Sforzandosi di sorridere, si gir e gli port le sigarette. Gliene accese una e indugi con lo
sguardo sulla sua faccia da ragazzo.
Come sei uscito? gli chiese.
Sono affari miei rispose lui.
Ma dopo un momento un sorriso sottile e spavaldo gli affior alle labbra. Il dolore adesso era
meno acuto, l'emorragia si era fermata. Perch non dirglielo e spaventarla?
Uccider qualcuno disse con fare noncurante. Gli piaceva il suono delle sue parole.
Jane gli lanci un'occhiata incredula.
Sto per sparare in testa a qualcuno si vant.
Non capiva l'espressione degli occhi di lei. Poi Jane si chin, e come per caso la camicia da
notte le scivol gi dai seni. Vince li fiss con uno sguardo malato, scosso dal tumulto ardente che
agitava nuovamente il suo corpo.
Jane alz gli occhi in modo invitante. Ottenne l'effetto opposto. All'improvviso la rabbia esplose
nella mente di Vince, e agit minaccioso la pistola.
Con la canna la fer alla tempia destra e Jane si allontan spaventata, una mano alzata per
proteggersi.
Puttana! le grid dietro Vince.
Stan arriv di corsa, la faccia bianca di paura.
Va' dentro e fammi un po' di caff! ripet Vince. Stan fece un passo indietro verso la cucina,
senza perdere di vista Jane.
Tutto bene? chiese. Una breve pausa. Jane?
Fa' il caff, fa' il caff gli grid Vince, la voce bassa e colma di odio.
Jane guard Vince, tastando con le dita il rivoletto di sangue che le scorreva sulla tempia. Spero
che venga la polizia e lo uccida come un cane, pens. Spero che lo facciano a pezzi.
Not che le fissava di nuovo i seni e si gir dall'altra parte con un brivido.
Stan rimase in piedi tremando in attesa che il caff fosse pronto.
Ebbe un sussulto quando Vince si avvicin alla cucina a gas quel tanto che bastava per tenere
sotto controllo sia lui che Jane.
Non azzardarti a fare il furbo con me lo avvis Vince minaccioso. Preparami anche un
sandwich. Ho fame.
Un sandwich ripet Stan debolmente mentre Vince si allontanava. Apr di nuovo il cassetto e
guard i coltelli. Devo, pens, devo.
Vince and su e gi nel soggiorno, ignorando Jane. Poi si ferm e si guard attorno impaziente.
Perch rimaneva l? Doveva andare nell'appartamento di Bob. Aveva un compito, aveva un obbligo nei
confronti di Ruth.
Ma come? Come raggiungere l'appartamento di Bob senza che Stan e Jane avvisassero la
polizia?
Strapper i fili del telefono, pens, sorridendo soddisfatto. Ma subito s'incup. Una volta che lui
se ne fosse andato, avrebbero potuto chiamare aiuto dal telefono di un vicino o da una cabina. E non
poteva permettersi di sprecare due pallottole. Magari erano gi finite. Traffic con la pistola, cercando
di capire quante munizioni avesse ancora a disposizione. Ma non si intendeva affatto di armi e non
riusc ad aprirla. Un sibilo di rabbia gli usc dalle labbra.
Poi all'improvviso il suo sguardo si pos sul telefono accanto alla poltrona.
E gli torn il sorriso.
Ore 3:15
Fece un piccolo grugnito sentendo Ruth che si agitava accanto a lui. Si schiar la gola e cerc di
tornare a dormire, ma lo squillo non cessava.
Tesoro? gli sussurr posandogli una mano sulla spalla.
Si svegli del tutto. Eh?
Il telefono.
Oh, mio Dio mormor disgustato.
Scost le coperte e pos i piedi sul pavimento, rabbrividendo per il freddo.
Chi potrebbe essere? la sent mormorare dalla calda oscurit del letto.
Dio solo lo sa rispose sbadigliando. In soggiorno il telefono continuava a squillare.
Va bene, va bene borbott. Sollev la cornetta con le dita intorpidite dal sonno.
S?
Bob.
Solo il suo nome, ma il modo in cui fu pronunciato spazz via ogni nebbia dal suo cervello.
S, sono io rispose.
Sono Stan, Bob... potresti venire un attimo da me?
Cosa? Bob alz la voce, spiacevolmente sorpreso.
Potresti fare un salto da me? ripet Stan con urgenza.
Bob sbadigli. Che ore sono? chiese.
Quasi le tre e un quarto.
Mio Dio, cosa stai facendo, una festa? gli domand.
Un'altra pausa.
No, no, la festa  finita.
Il modo in cui lo disse fece rabbrividire Bob, e all'improvviso del tutto sveglio pens: Mio Dio,
ha ucciso Jane!
Gli si strinse la gola.
Vuoi che venga? chiese, senza sapere cosa dire.
S-s, Bob. Ce la fai?
Penso di s. Fece un respiro profondo. Va tutto bene, Stan, arrivo subito lo tranquillizz.
Sei...
La telefonata s'interruppe improvvisamente e Bob rimase per un po' con la cornetta attaccata
all'orecchio. Poi, lentamente, la pos e torn in camera da letto.
Chi era? chiese Ruth.
Stan.
Stan? Perch ha chiamato?
Non lo so, tesoro. Vuole che vada da lui.
Adesso?
S. Penso di doverci andare.
Nel silenzio che segu, Ruth sent il battito del suo cuore che accelerava.
Posso accendere la luce? le chiese.
S, certo, tesoro. La voce era preoccupata.
Accese la lampada sul comodino e vide che lo stava guardando appoggiata su un gomito. Batt
le palpebre e chiuse gli occhi per un momento. Poi li apr e lo guard di nuovo.
Cosa gli succede, Bob?
Non l'ha detto, tesoro le disse. Vuole solo che faccia un salto da lui.
Ti  sembrato preoccupato?
Si tolse il pigiama.
S rispose. Direi di s.
Trattenne il respiro.
Jane! esclam Ruth.
Lui deglut, poi annu.
 quello che ho pensato anch'io ammise.
Oh, no. Non pu essere. Lui la ama.
Quanto  in grado di sopportare un uomo?
Lo guard vestirsi velocemente.
Devo venire con te? gli chiese.
No, tesoro. Rimani a letto, hai bisogno di riposo. E se  come pensiamo, fece un respiro
profondo preferirei che non tu non ci fossi.
Si sedette sul letto e cominci a mettersi le calze.
Mi domando perch ha chiamato noi disse.
Forse non sapeva chi altro chiamare.
Poveraccio esclam. Tutte quelle persone che vanno alle sue feste e probabilmente nessuno
di loro  veramente suo amico.
Scroll la testa.
Spero che non sia quello che pensiamo.
Probabilmente penserai che sia uno stratagemma di Jane per farmi andare da lei la stuzzic.
Dal modo in cui sua moglie abbass lo sguardo, cap che aveva indovinato.
Torna a dormire, stupidirla mormor, e le spinse la testa sul cuscino con un gesto affettuoso.
Starai via molto? gli chiese.
Non lo so, tesoro. Se  quello che temiamo, si tratter solo di chiamare la polizia.
La guard per un momento. Poi la spinse di nuovo sul cuscino e la baci sulle labbra calde.
Va' a dormire le disse.
Non stare via troppo a lungo, altrimenti mi preoccupo.
Non lo far le promise. Io... Ecco, spero solo che ci sbagliamo.
Oh, anch'io.
La baci ancora e si alz. Allungandosi spense la lampada.
Ruth rimase sdraiata nel letto in silenzio. Lo sent muoversi in soggiorno e fermarsi davanti
all'armadio in corridoio. Sent le ante scricchiolare quando tir fuori la giacca, poi la porta d'ingresso si
chiuse con delicatezza e lei rimase sola nell'appartamento.
Diede un'occhiata all'orologio con le lancette fosforescenti e vide che erano quasi le tre e
mezza.
Emise un gemito di preoccupazione. Era davvero quello che pensava Bob? Stan alla fine aveva
perso la testa e l'aveva fatto? Rigir la testa sul cuscino. Non che potesse rimproverarlo. Anche se Jane
era sua amica, lei sapeva bene come chiunque altro che non era mai stata una buona moglie per Stan.
Lo teneva perennemente sull'orlo di una crisi di nervi con le sue feste e il suo modo di guidare e le sue
continue, sfacciate infedelt.
E Stan era proprio il tipo che avrebbe sopportato tranquillo, senza fare scene o lamentarsi fino
al giorno, o la notte, in cui avrebbe perso il controllo, si sarebbe alzato e l'avrebbe uccisa. Era qualcosa
di cui lei e Bob avevano discusso spesso. Bob aveva sempre detto che sarebbe finita cos.
Rimase sdraiata tranquilla e poi, all'improvviso, per nessuna ragione apparente, sent che il
cuore cominciava a battere forte e le mani le tremavano sul lenzuolo.
Bob aveva fatto solo una battuta e lei aveva sorriso: ma era davvero impossibile che Jane lo
avesse chiamato chiedendogli di passare da lei? No, no, no, come poteva pensarlo? Bob le avrebbe
mentito dicendole che era Stan e invece era Jane?
Eppure il suo cuore non voleva saperne di calmarsi e non poteva impedire alle mani di tremare.
Il respiro divent affannoso. Conosceva bene Jane. Sapeva che non era in grado di controllarsi quando
era attratta da un uomo. E sapeva anche che il suo amore per Bob era eccessivo. Lo amava cos tanto
che fidarsi di lui non era sufficiente. Non si fidava di nessuna donna al mondo.
Scroll la testa, furiosa con s stessa. Questo  ridicolo, pens. Sto impazzendo,  solo la mia
immaginazione,  andato nell'appartamento di Stan perch glielo ha chiesto lui.
Ma perch Stan l'avrebbe fatto?
Si sent precipitare in un orribile vortice. All'improvviso, dal nulla, aveva costruito un mostro di
sospetto e paura. Succedeva a tutte le donne incinte? No, pens, era solo una donna sospettosa. Era
troppo possessiva, e l'eccesso di possessivit generava il sospetto.
Chiuse gli occhi. Doveva dormire e aspettare che tornasse, doveva credere a suo marito.
Ma continu a rigirarsi e alla fine accese la luce. In un attimo si ritrov in piedi sul pavimento
gelido. E adesso vuoi corrergli dietro?, si chiese.
Era orribile ammetterlo, ma era esattamente ci che desiderava fare. Si sarebbe quasi messa a
urlare, tanto si sentiva miserabile per quel dubbio che si annidava nella sua mente a dispetto di ogni
ragione. In realt non era il dubbio a tormentarla, si disse per giustificarsi, ma la paura. Aveva paura
per Bob, aveva terribilmente paura per lui. Rabbrivid.
E se fosse stato qualcosa di completamente diverso? Se Jane avesse confessato a Stan di aver
dormito con Bob? E se, completamente ubriaca, avesse stuzzicato il marito fino a fargli perdere il
controllo? E se, parlando a vanvera, avesse accusato Bob al solo scopo di ferire Stan? Non era una cosa
insolita, per lei, gettare addosso al marito il peso della sua infedelt, che includeva tutti gli uomini di
sua conoscenza. Ruth sapeva quanto potesse essere cattiva e orribile Jane, sapeva che avrebbe detto
qualsiasi cosa per far del male a qualcuno che non le piaceva.
Adesso non poteva dormire. Si diresse velocemente verso il com e tir fuori i vestiti dal suo
cassetto. Anche se Bob le aveva detto di rimanere a casa, doveva scoprire perch Stan aveva telefonato.
La camicia da notte cadde sul pavimento e il suo corpo fu scosso da brividi a contatto con l'aria
fredda.
Dieci minuti pi tardi aveva chiamato un taxi, si era vestita e stava scendendo velocemente le
scale.
Ore 3:20
Dopo aver messo gi il telefono, Stan si gir, incapace di guardare Jane negli occhi. Sent che le
mani gli tremavano sui fianchi.
Che coraggioso comment lei. Farlo venire qui per essere ucciso. Il tuo amico.
Che cosa volevi che facessi? mormor, sentendosi male dalla vergogna.
Perch non... inizi.
Smettetela, voi due disse Vince calmo.
Vince adesso si sentiva in pace. Era soddisfatto di s stesso. Aveva fatto qualcosa di. molto
intelligente. Aveva aggirato il tempo e lo spazio. Non doveva andare via di corsa n temere che Stan e
Jane chiamassero la polizia. Non era costretto a inseguire la sua preda. La sua preda stava venendo da
lui.
Con un sorriso compiaciuto si alz e si sedette sullo sgabello davanti al piano. Lasci scorrere
lo sguardo su Jane sdraiata sul divano con la camicia da notte quasi trasparente, e poi la sua attenzione
fu attirata da Stan intento a scrutare fuori dalla finestra, il corpo massiccio reso ridicolo dallo stupido
pigiama che indossava.
Una musica vivace tintinn nella testa di Vince: il Music Box di Liadov associato a un Valse
Brillante di Chopin, un abbinamento insolito, ma spumeggiante.
Adesso si trattava solo di aspettare. Tutto stava andando per il meglio. Il braccio gli faceva
ancora male, ma le fitte lancinanti si erano ormai trasformate in un dolore sordo. Riusciva a
sopportarlo. Poteva sopportare un sacco di cose, sapendo che Bob stava per arrivare.
Guard la pistola appoggiata in grembo. Cerc di nuovo di aprirla. Ma aveva solo una mano a
disposizione, e non riuscendoci, strinse i denti per l'irritazione.
Stan lasci vagare lo sguardo sulla citt addormentata. Aveva gli occhi stanchi e il corpo
contratto, carico di sensi di colpa e di paura. Sapeva che avrebbe dovuto rifiutarsi di chiamare Bob.
Adesso era troppo tardi. Bob stava arrivando.
E agli occhi di Jane lui era un codardo. All'improvviso questa gli sembr la cosa peggiore.
Chiuse lentamente gli occhi e cominci ad ansimare. Doveva fare qualcosa. Doveva togliere la pistola a
Vince. Prima che arrivasse Bob.
Vorrei mettermi una vestaglia sent che diceva Jane e si gir. Fa freddo qui spieg a Vince.
Vince la guard. Non voleva che si mettesse una vestaglia, preferiva che rimanesse cos
com'era. Aggiungeva un tocco particolare alla scena. Era come il momento culminante di un thriller, gli
piaceva quella sensazione.
Si sentiva molto sicuro di s mentre si avvicinava lentamente al termostato a muro, tenendoli
sotto controllo con la coda dell'occhio.
Spost la rotellina dentellata fin quando non indic venticinque gradi. Poi lanci un'occhiata a
Jane.
Ecco le disse. Adesso non fa pi freddo. Non hai bisogno di una vestaglia.
Sent la gola che si contraeva scorgendo l'espressione nei suoi occhi. Fece un sorriso forzato per
nascondere il nervosismo.
Cosa fareste se io non avessi questa pistola? chiese. Aveva voglia di scambiare quattro
chiacchiere. Era eccitante adesso, si disse. Eccitante e corroborante. Tutto procedeva secondo i piani.
Era padrone della situazione. Aveva battuto tutti: Harry, la guardia, la ragazza e l'uomo nella
metropolitana, tutti. Avevano provato a fermarlo, ma li aveva battuti. La vita di Jane e Stan era nelle
sue mani, e presto sarebbe arrivato anche Bob. S, era tutto perfetto.
Cosa fareste? chiese di nuovo, tremando leggermente.
Jane gir la testa dall'altra parte e si strofin i bianchi avambracci con le mani. Vince deglut.
Ho fatto una domanda osserv.
Oh, va' al diavolo disse Jane senza neanche pensarci. Non not l'espressione di Stan, la faccia
contratta in una maschera di paura. Si meravigli lei stessa della sua risposta.
Vince si era irrigidito, la mano stretta sulla pistola.
Potrei ucciderti sibil, cercando disperatamente di spaventarla.
Potresti farlo ammise, e mentre lo diceva sent una fitta allo stomaco. Devo essere pazza,
pens.
Vince si allontan da lei con uno scatto. Stava cercando di imbrogliarlo, facendogli sprecare le
munizioni. Be', non le avrebbe sprecate, si disse, e allontan il dito dal grilletto. Non valeva neanche
una pallottola. Non ancora.
Le donne non valgono nulla, Vince, sono solo puttane che ci provano con chiunque.
Annu fra s, riacquistando sicurezza. Se gli fossero avanzate delle pallottole dopo aver ucciso
Bob, allora Jane sarebbe stata la prima della lista. Avvert una piacevole sensazione di calore al
pensiero di sparare proprio in mezzo a quei seni prorompenti.
Si sedette e la guard. Dopo un momento il suo sguardo cadde sul pavimento. Perch Bob ci
metteva cos tanto? Fece un respiro nervoso. Doveva arrivare presto. Qualcuno poteva trovare la
guardia oppure Harry. La ragazza poteva andare dalla polizia. Le labbra cominciarono a tremare. No,
no, non agitarti, si disse ansioso. Andr tutto bene, tutto bene.
Stan era in piedi accanto alla poltrona, intento a guardare Jane e poi Vince. Doveva fare
qualcosa. Non poteva tollerare quello sguardo negli occhi di sua moglie. Anche a costo di morire,
l'avrebbe cancellato.
Ma cosa poteva fare?
Le mani di Vince si contrassero. Sent un orologio che ticchettava in cucina. Avrebbe dovuto
punire quella ragazza, pens. Ci sarebbe riuscito sicuramente, lei era quel tipo di ragazza. Bastava solo
guardarle per capirlo. Immonda. Il modo in cui parlavano e si vestivano. Come Jane, certo, Jane era una
di loro. Gli sarebbe piaciuto...
No. Si trattenne a fatica. Quello era sbagliato, era sporco.
Che ore sono? chiese all'improvviso.
Stan alz il braccio nervosamente e guard l'orologio. Venticinque minuti alle quattro
rispose.
Bene, disse Vince proprio come volevo.
Non sapeva cosa intendesse dire, ma gli piaceva il suono delle sue parole. Davano l'impressione
che avesse pianificato tutto fino all'ultimo dettaglio. Compiaciuto, port indietro la folta capigliatura
con un movimento disinvolto della mano destra. Mentre lo faceva, la pistola cadde per terra.
Stan balz in avanti, poi si ferm quando Vince la raccolse e la punt contro di lui.
Vuoi morire? gli chiese con gli occhi lucidi. Lo vuoi?
Stan scroll la testa spaventato e si ferm.
Jane si alz all'improvviso e si diresse verso la camera da letto. Andr a mettermi la vestaglia
annunci.
Il cuore di Stan fece un salto e sent il corpo irrigidirsi per la tensione.
Vince la guard muoversi e avvert il calore che gli rimescolava lo stomaco. Non poteva fargli
una cosa simile. Si alz con uno scatto, e il braccio sinistro riprese a pulsare. No, no, devi risparmiare
le pallottole.
Ti conviene non fare passi falsi l'avvert.
Jane, stai lontano dal telefono disse Stan all'improvviso. In un primo momento aveva pensato
di dire 'pistola', ma poi decise che forse sarebbe riuscito a prenderla lui, cos la sostitu con 'telefono'.
Voleva mettere Vince sul chi va l in modo che Jane non si azzardasse a fare nulla.
Jane si ferm e guard Stan con occhi carichi d'odio.
Stupido! disse con voce amara.
Stan rimase in piedi impotente, sentendo un terribile senso di pesantezza allo stomaco.
Vince allontan Jane, e le sue dita si contrassero quando sfiorarono la morbidezza della camicia
da notte sopra la sua anca calda. Poi accese la luce della camera da letto e si guard attorno.
Stai cercando di fare qualcosa di divertente, eh? disse.
Non stava provando a fare nulla si sent dire Stan a voce alta. Lasciala stare, Vince, ti
prego.
Oh, smettila! sbott Jane, i nervi a fior di pelle. Non hai nemmeno un briciolo di virilit?
Stan strinse le labbra testardo. Non voglio che ti succeda nulla spieg.
Per un lungo momento si guardarono l'un l'altra negli occhi mentre Vince era occupato a
strappare i cavi del telefono.
Mi  successo qualcosa, disse Jane con voce tremante, bassa so che questa  la fine. So che
sono sposata a un...
Si gir e pass davanti a Vince.
Vince rimase a guardarla mentre lei si metteva la vestaglia. Deglut al movimento all'indietro
delle spalle di lei: i suoi seni sodi premevano contro la seta. La lingua corse nervosamente sul labbro
superiore, leccando le sottili goccioline di sudore. No, disse la voce nella sua testa, no, quello  sporco.
Va bene disse cercando di assumere di nuovo un tono spavaldo. Adesso va' in soggiorno o ti
sparo.
Tremando, gli pass davanti. Si avvicin al bar e prese la bottiglia di whisky. Bob stava
arrivando. Il pensiero le fece rivoltare lo stomaco. Ruth sarebbe morta di dolore se gli fosse capitato
qualcosa. Specialmente ora. La gola si contrasse. Non doveva accadere. Non doveva accadere.
Prepara un drink anche per me le ordin Vince.
In un primo momento s'irrigid e fu sul punto di rispondergli di farselo da solo. Poi si ricord la
notte a letto con lui. Vince non avrebbe mai potuto farlo da sobrio. Magari se avesse bevuto sarebbe
riuscita a sottrargli l'arma.
Nascose la bottiglia di whisky in modo che Vince non potesse vedere quanto ne versava e
quanta poca soda metteva nel suo drink. Quando si gir, lui era seduto sullo sgabello davanti al piano.
Si avvicin e gli porse il bicchiere. Deliberatamente fece un respiro lento e profondo. Il suo petto si
alz e premette contro la seta scura.
Ecco disse, cercando di trattenere l'astio nella sua voce.
Vince si avvicin con fare disinvolto, la pistola in mano, e poi con un colpo all'ingi della canna
ruppe il bicchiere nella sua mano. Jane sussult per il dolore dei pezzetti di vetro che si conficcavano
nel palmo, e spruzzi di sangue le sporcarono le guance.
Tu... Vince le premette la canna contro il petto e l'allontan.
Vince, non... sent Stan gridare con voce agonizzante. Stan corse verso sua moglie, cercando
di abbracciarla. Lei si divincol con un singhiozzo e traballando si mosse di nuovo verso il divano, gli
occhi fissi sulla mano ferita.
Stai lontano da lei! intim Vince, e Stan arretr, la faccia tormentata da emozioni
contrastanti.
Vince guard Jane e sorrise amaramente. Pensavi davvero che avrei bevuto quella schifezza?
chiese con un sogghigno. Pensi che sia stupido? Bene, sei tu la stupida.
Rimase seduta sul divano scossa dai brividi. E la sua furia cieca lasci spazio a qualcos'altro, a
un senso di allarme. Vince era furbo. Espedienti banali come quello del drink non avrebbero avuto la
meglio sulla sua scaltrezza.
Si asciug la mano su un cuscino, stringendo i denti. Corrug le sopracciglia. Dov'era adesso
Bob? Se avesse preso la macchina ormai sarebbe dovuto essere gi l. Fra la Diciottesima e la
Cinquantaquattresima non c'erano nemmeno tre chilometri. E la mattina presto non c'era traffico sulle
strade.
Oh Dio, fa' che gli si sia bucata una gomma!, preg.
Seduto sulla poltrona, Stan continuava a fissare Jane. Il suo sguardo carico di disprezzo lo
faceva contorcere dalla vergogna. Era peggio di prima. Fino a quella sera lei lo aveva tormentato con la
sua infedelt e la sua indifferenza crescente. Lui se n'era fatto una ragione e la desiderava comunque. Si
potevano trovare scuse quasi per qualsiasi cosa, se ci si metteva d'impegno. Ma per la vigliaccheria non
c'era scusa che tenesse. Sent i muscoli contrarsi, adesso stava ancora pi male. Si sentiva prosciugato.
Fai ancora il manager? sent che diceva Vince.
Lo guard sconcertato. Cosa?
Sei ancora un manager di concerti? gli chiese di nuovo Vince.
Per un momento Stan lo guard con espressione attonita temendo che gli stesse tendendo una
trappola, ma alla fine annu.
Un sorriso incerto affior sulle labbra di Vince. Hai ancora Dinotti?
Dinotti?
Lo promuovi ancora? chiese Vince alzando la voce.
Io... s conferm Stan. Dinotti  ancora con me. Dove voleva andare a parare Vince? Lo
innervosiva.
Come vanno le cose? gli chiese.
Stan non sapeva cosa pensare. Vince stava progettando di uccidere Bob eppure faceva domande
disinvolte sui concerti. C'era qualcosa di mostruoso.
Tutto bene, direi rispose nervoso.
Lanci un'occhiata a Jane, distesa sul divano.
Vince sent che le sue mani cominciavano a tremare. Sapeva che non avrebbe dovuto chiederlo.
Era folle farlo, e comunque, cosa gli importava del mondo dei concerti? Ma...
Ci sono molti pianisti? continu con voce timorosa, come un bambino in un negozio di
dolciumi che chiede al proprietario se c' un po' di cioccolata per lui.
Stan si rese conto che Vince lo voleva di nuovo come manager! Era completamente pazzo.
All'improvviso ebbe un'idea.
No, non molti rispose d'impulso. Non del tuo livello, comunque.
Sent che il suo cuore cominciava di nuovo a battere velocemente. Vince era in grado di
accorgersi della bugia? Strinse le mani a pugno sulle ginocchia.
Vince non si rese conto di nulla. Un sorriso ansioso gli affior sulle labbra. Il sangue pulsava
nel suo corpo facendogli male al braccio. Non importava, si disse, una pallottola si pu sempre togliere,
non c'era nulla di fatale in una pallottola nel braccio.
Ti piacerebbe tornare nel giro? chiese Stan.
Oh Dio, era una tale falsit. Come poteva bersela? Aveva ucciso, era scappato da un
manicomio, e adesso voleva sapere se poteva di nuovo fare concerti.
Ma ignorava quanto fosse ansioso Vince, quanto desiderasse crederci.
Be'... la voce di Vince si fece esitante. Doveva controllarsi. Non doveva essere troppo
impaziente.
Jane adesso stava guardando suo marito.
C' bisogno... Un grande bisogno di bravi pianisti spieg Stan. Le mani gli tremavano. Il
livello  cos basso. Molto basso.
Ma il mio braccio... gli fece osservare Vince.
Stan si allung in avanti sulla poltrona sentendo che la gola gli si serrava dalla tensione.
Il tuo braccio si pu sistemare lo rassicur.
Lo pensi davvero? chiese Vince esitante.
Certo, certo continu in fretta Stan, temendo che un'eventuale nota di insicurezza
smascherasse la sua strategia. Guarda Dinotti. Si  fratturato un polso ed  un violinista.  forse
peggiorato?
Era vero. Vince lo sapeva. Dinotti era uscito in barca a vela a Long Island Sound e la boma,
muovendosi di scatto, gli aveva spezzato il polso. Adesso era pi bravo di prima. Quindi anche il suo
braccio poteva guarire. Il sangue gli corse pi velocemente nelle vene mentre il battito del cuore
accelerava. Suonare di nuovo, suonare veramente.
Lo pensi davvero? domand ancora una volta.
S rispose Stan. Ne sono certo. Si sent pi sicuro: Vince era solo un ragazzo
impressionabile.
Adesso anche il cuore di Jane batteva forte. Magari Stan non era cos male, dopotutto. Non
brillava per il coraggio, ma l'astuzia non gli mancava. Era meglio di niente. Jane si sporse in avanti sul
divano.
Vuoi che ti suoni qualcosa? sbott all'improvviso Vince con il volto rosso per l'emozione.
Non avrebbe dovuto farlo. Ma desiderava cos tanto suonare, sentirsi dire che era sufficientemente
bravo da tenere dei concerti, di nuovo.
S, era vero, odiava Saul per quello che gli aveva fatto. Ma nonostante le interminabili ore di
esercizio, amava il pianoforte pi di ogni altra cosa.
Stan adesso stava sudando. Sent le grosse gocce che gli colavano sul torace. Ripens al modo
in cui Vince aveva guardato il piano. Uno sguardo di adorazione, di desiderio vorace.
Era possibile togliergli la pistola?
Forse poteva cancellare il suo fallimento e salvare Bob, dopotutto. Un flusso di speranza lo
invest. Era eccitato e ansioso di salvare il suo amico e guadagnare il rispetto di Jane. Poteva andare
tutto a posto in un attimo, Jane lo avrebbe amato di nuovo, tutto sarebbe stato meraviglioso.
Certo, disse tutto premuroso certo Vince, suona qualco...
La sua voce venne meno all'improvviso e il sudore divent ancora pi copioso. Se usa la mano
sinistra sapr che non pu suonare, sapr che sto mentendo, pens. Si asciug la bocca nervosamente.
Perch non parliamo prima delle date? chiese impacciato. Potremmo...
Cosa devo suonare? insist Vince.
Come un bambino piccolo, era desideroso di fare bene. Pos velocemente la pistola sul piano.
Voleva suonare, voleva che Stan tirasse fuori contratti e agende e pianificasse una stagione per lui. Le
sue mani tremarono al pensiero.
Jane si rannicchi sul divano. Quanto le ci sarebbe voluto per avvicinarsi al piano e afferrare la
pistola?
Be', perch non... inizi Stan.
Devo suonare la Polonaise? lo interruppe Vince, dimenticando completamente la sua mano
sinistra.
Stan deglut forte. No, no si affrett a rispondere, poi fece un sorriso forzato mentre Vince lo
guadava sospettoso. Intendo dire prosegu velocemente ecco, sei un po' fuori esercizio, Vince.
Dovresti cominciare con qualcosa di facile. Lo sai.
Cosa dovrei suonare allora? chiese Vince svogliatamente.
Stan lanci un'occhiata al piano e alla pistola. Si costrinse a guardare di nuovo Vince. Se fosse
riuscito a distrarlo...
Non saprei and a tentoni. Devi ricordarti che sar un po' dura, ma...
La voce gli venne meno e Vince lo guard con freddezza.
Be', sai che non suoni da molto tempo ripet, con il sudore che gli ricopriva la faccia e il
corpo.
Sono bravo come sempre disse Vince con voce tesa, dura. Posso suonare meglio di
chiunque.
Certo che puoi, Vince convenne Stan. Certo. Solo che...
Santo Dio, come si faceva a ragionare con uno squilibrato? La sua mente and a mille e
s'incepp nel tentativo di trovare un pezzo che non avesse la mano sinistra.
Ti ho chiesto cosa devo suonare disse Vince, perdendo la pazienza.
Che ne dici di Tantivy di Chabig? propose Stan. La sinistra non serve per almeno venti
battute, esult interiormente.
Oh, va bene disse Vince.
Gli occhi di Jane fissavano la pistola sul piano. Non appena Vince avesse cominciato a suonare,
lei se ne sarebbe impossessata.
Stan stava sudando di nuovo. Il pezzo era veloce, molto veloce. Cosa sarebbe successo se
nemmeno la mano destra di Vince si fosse rivelata abile come un tempo? Se avesse fatto errori o avesse
esitato, perdendo il controllo? Conficc le unghie nel palmo delle mani. Deve essere in grado di
suonarlo, deve, disse tra s.
Vince si gir verso di loro, il sorriso che si apriva sulle sue labbra. S, quello era un buon pezzo.
Pens alle lunghe ore di pratica che aveva trascorso a memorizzarlo. Nella sua mente vide chiaramente
lo spartito come se fosse posato sul piano.
La mano destra s'incurv sopra i tasti, simile a un ragno sospettoso. I polpastrelli premettero i
tasti avorio per sentirli meglio. Con la coda dell'occhio vide Stan che si alzava. Non importava. Sarebbe
arrivato prima lui alla pistola.
Guard di nuovo i tasti, sentendo i vecchi commenti di Saul che soffiavano venti freschi nella
sua mente. 'Non camminare sui tasti, non usare mai le dita come artigli insensibili. Premi. Fa' che la
nota risuoni chiara e nitida. Combina. Unisci. Punta dritto al climax.'
Nella tranquillit della stanza risuonarono le note di Tantivy. Jane si sistem in un angolo del
divano con movimenti guardinghi. Stan la vide muoversi e trattenne il respiro. All'improvviso si rese
conto che aveva intenzione di prendere la pistola e cominci a correre verso il piano.
Poi si controll e rallent il passo. Sembrava quasi che non si muovesse.
Un turbinio di note gelide si diffuse nella stanza. Niente da temere per quanto riguardava la
mano destra, pens Stan. Il tocco di Vince era, come al solito, eccezionale. Fece un altro passo,
sentendo la gola che si serrava.
La violenza zingaresca rimbomb nelle sue orecchie mentre si avvicinava. Sicuramente Vince
poteva vederlo arrivare, ma sembrava assorbito dalla sua esecuzione. Stan si blocc quando vide la
mano sinistra di Vince che si alzava lentamente e si preparava a suonare. Chabig aveva studiato il
pezzo in modo che la mano sinistra causasse una dissonanza improvvisa e scioccante. Il pianista
doveva pigiare con tutta la sua forza un accordo di cinque note. Stan si mosse di scatto, le mani che
tremavano. E se Vince lo avesse visto?
Jane alz lo sguardo e vide Stan avvicinarsi. Ma conosceva anche lei il pezzo e sapeva che da
un secondo all'altro la mano sinistra di Vince avrebbe pigiato sui tasti.
Si alz in piedi. Era quasi dietro Vince e lui non poteva vederla. Stan non sarebbe mai riuscito
ad arrivare in tempo, doveva muoversi lei.
Stan cerc di incrociare lo sguardo di Jane, e poi concentr di nuovo la sua attenzione sulla
pistola. Si ferm e cominci a tremare. Non voleva che andasse in quel modo. Sarebbe rimasta uccisa!
Corse in avanti e mentre era a met di un passo la mano sinistra di Vince and gi sui tasti.
Il grido di agonia soffocato li irrigid entrambi. Si bloccarono e videro Vince che avvicinava la
mano ferita agli occhi.
Non riesco a suonare!, esplose. Le parole, come una fiamma ardente, risuonarono nella sua
testa. Cerc di muovere le dita, ma erano come salsicce andate a male. E un dolore lancinante s'irradi
dal braccio.
La faccia s'irrigid, la vena sulla sua tempia destra prese a pulsare e all'improvviso, con un
sospiro di dolore, fece scorrere la mano fasciata stretta a pugno sui tasti. La tir su e schiacci un
grappolo di tasti bianchi e neri, riempiendo la stanza di suoni stridenti.
Jane si precipit verso la pistola.
Stan non riusc a trattenersi dall'urlare: Jane!
Vince si alz di scatto gridando e allontan lo sgabello. Quando allung la mano per prendere
l'arma, Jane gli salt addosso e caddero entrambi sul piano.
Stan si mosse in avanti, gli occhi spalancati, le mani chiuse a pugno.
Vince grid in faccia a Jane mentre lei gli tirava un pugno sul braccio malato. Tir su la pistola,
ma lei la spinse da parte e lui non riusc a premere il grilletto.
Jane lo colp di nuovo, ma lo manc e perse l'equilibrio. Vince sent il corpo morbido di lei che
lottava per liberarsi e con la coda dell'occhio vide Stan che correva verso di loro.
Afferr la pistola e l'avvicin alla tempia di Jane. Lei traball, poi cadde sulla schiena con un
grido strozzato.
Stan fece un balzo indietro e quasi inciamp quando Vince aggiust la mira su di lui.
Volevate farmi uno scherzetto, eh? chiese Vince ansimando.
Si gir verso Jane sdraiata inerte sul pavimento. Lentamente punt la pistola su di lei.
Ti far saltare il cervello disse con voce bassa, soffocata.
Poi, all'improvviso, rimase senza fiato. Lo stomaco e il torace cominciarono a tremare mentre i
suoi occhi si focalizzarono sul corridoio che conduceva alla porta d'ingresso.
Il campanello stava suonando.
Ore 3:40
Il taxi accost al marciapiede e Ruth sal velocemente.
367 Ovest, Cinquantaquattresima disse al guidatore.
S, signora.
Appena la portiera si chiuse il taxi si allontan dal marciapiede. La strada era completamente
silenziosa a parte il suono del motore.
Ruth rabbrivid mentre si sistemava sul freddo sedile di pelle. Dio, spero che non si arrabbi nel
vedermi, pens. E se capisce quello che sto pensando, che Jane l'ha attirato l?
Sent un groppo in gola. Forse avrebbe fatto meglio a tornare a casa. Non c'era nulla di cui
preoccuparsi. S, era meglio che si mettesse a letto, e non ci pensasse pi. Altrimenti Bob poteva
accorgersi che non si fidava di lui.
Ma non era una questione di fiducia, si disse.
Oh, era del tutto inutile continuare a tormentarsi. Tanto valeva liberarsi la mente da ogni
preoccupazione. Stava semplicemente andando da lui. Lo amava troppo per rimanere sveglia a rigirarsi
nel letto, morendo mille volte di spavento a ogni secondo che passava. Non serviva a nulla. Se era sul
punto di fare un passo falso, bene, allora lo avrebbe fatto. Sempre meglio di un crollo nervoso per la
preoccupazione.
Bob l'avrebbe perdonata una volta saputo che era venuta solo perch aveva paura.
Il taxi attravers la Ventiduesima e la Ventitreesima, gir a destra e punt verso Lexington.
Potrebbe accelerare un po'? chiese.
Scusi, signora?
Potrebbe accelerare un po'.  piuttosto urgente.
S, signora.
Piuttosto urgente. Adesso si sentiva davvero sciocca. Le sembrava di vederli, tutti quanti
insieme, e il tassista che diceva: 'E allora mi dice di accelerare un po', eh?' E Jane, Stan e Bob che
scoppiavano a ridere.
Quasi sorrise al pensiero, la scena sembrava cos reale.
Ma se i suoi timori fossero stati fondati? E se Bob fosse stato davvero in pericolo?
Il tempo all'improvviso cadde su di lei come un peso. Era ancora nell'appartamento di Stan? Lei
aveva dovuto vestirsi, scendere gi e aspettare il tassista. Si sporse in avanti.
Mi spiace disturbarla, ma pu dirmi l'ora?
Un quarto alle quattro, signora rispose.
Grazie.
Sar l in un batter d'occhio, signora.
Lei sorrise mentre si appoggiava al sedile freddo.
Non riusciva a rilassarsi, aveva lo stomaco in subbuglio. Non c'entrava nulla l'intuito, lo sapeva
bene. La faccenda dell'intuito delle donne incinte era solo una battuta a uso e consumo di Bob. No, lei
era davvero preoccupata. Non poteva farne a meno.
In ogni caso, razionalizz, come si sarebbe sentita qualsiasi altra donna se una telefonata
l'avesse strappata dal sonno alle quattro del mattino? Le sarebbe piaciuto osservare il proprio marito
che si vestiva e richiudeva la porta dietro di s lasciandola sola nell'appartamento deserto? E questo
senza nemmeno conoscere il motivo della chiamata, senza sapere dove stesse andando. No, la
gravidanza non c'entrava nulla. Qualsiasi donna dotata di senno si sarebbe preoccupata in circostanze
simili.
Fece un respiro nervoso nella fredda aria del mattino. Perch doveva succedere questo? Aveva
un presentimento orribile. Forse era cos soltanto perch la telefonata era arrivata nel cuore della notte.
Era un momento strano, silenzioso, desolato. Un tempo che incuteva timore, questo guscio solitario
vuoto di ore che non erano notte e non erano ancora giorno. E la spaventava essere fuori proprio in quel
momento in un taxi.
Arrivata all'altezza di Lexington Avenue, lasci vagare lo sguardo sulle saracinesche abbassate
dei negozi e dei ristoranti, sulle insegne al neon dei bar ancora aperti, affollati di persone che bevevano.
Come potevano essere svegli e vivere a quell'ora? Forse appartengono a un'altra razza che vive quando
tutti noi andiamo a dormire, si disse.
Poi ebbe un pensiero improvviso: E se le fosse venuto da vomitare? Nelle ultime settimane le
era capitato spesso. Si sarebbe sentita veramente stupida se appena arrivata da Stan avesse dovuto
correre in bagno. Un sorriso tormentato affior sulle sue labbra. Cosa avrebbe detto Bob? Basta
pensarci, s'impose. Sto andando, e questo  quanto. Non importa cosa dir. Se urla e strepita non mi
preoccuper, se mi mette sulle ginocchia e mi sculaccia, non importa, perch la mano che mi colpisce 
gentile ed  mia.
Nell'oscurit, nel silenzio della grande citt, il taxi procedeva velocemente. Trentacinquesima
Strada, Trentaseiesima, Trentasettesima, Trenta...
Ore 4:00
Vince si paralizz sentendo il campanello. L'appartamento sembr scosso dal suono. Rimase in
piedi, teso, il petto che si alzava e si abbassava con respiri pesanti, la gola congestionata. Toss. Non
sapeva cosa fare esattamente.
Lanci un'occhiata a Stan.
Va bene, disse con voce rauca adesso tu...
Vince, per amor di Dio! sbott all'improvviso Stan. Non ti ha fatto nulla.
Vince stava per gridargli di stare zitto, ma si trattenne. I suoi occhi scuri scintillarono mentre
parlava in fretta, con voce gutturale.
Adesso aprirai la porta e lo lascerai entrare gli ordin.
Stan lo guard con occhi privi di espressione. Si gir verso Jane. Il suo cuore batteva
rapidamente.
Fa' come ti ho detto gli intim Vince.
Vince...
Vince alz la pistola e la punt contro Stan. Vuoi morire?
Stan si fece forza. Lascer che mi spari, pens all'improvviso. Cos avrebbe messo Bob in
allerta. Si sent rabbrividire. No, no, la sua mente razionalizz velocemente, uccider Jane allora. Non
puoi farlo.
Ma nel suo intimo sapeva di essere un codardo e di aver paura di morire.
Vince si mosse dietro Stan puntandogli la pistola contro la schiena. Stan si ferm per un attimo
vicino a sua moglie e sobbalz nervosamente avvertendo la canna del revolver. Guard in direzione
dell'ingresso con occhi angosciati e riprese a camminare verso la porta. Dio, perch sto facendo quello
che mi dice?, si chiese. Digrign i denti per la furia impotente.
Il campanello continuava a suonare. Vince sent un senso crescente di selvaggia esaltazione.
Adesso avrebbe vendicato Ruth. Purtroppo non avrebbe pi potuto suonare il pianoforte, ma perlomeno
era ancora in grado di salvarla. E l'avrebbe fatto.
Stranamente per tutti i suoi pensieri erano concentrati sulla vendetta, non su Ruth. Non si
rendeva conto che in realt non era lei che voleva vendicare, ma s stesso, sul mondo intero. Il mondo
che gli aveva storpiato il braccio sinistro, rendendogli impossibile suonare di nuovo il piano.
Si fermarono.
Adesso, disse Vince con voce stridente apri quella porta.
No. No. Stan cerc di convertire la parola in suono. Le sue dita si piegarono attorno alla
maniglia della porta. Bob era un suo amico, eppure lui lo aveva fatto venire l a morire. Cosa doveva
fare? Gridare, battere sulla porta e avvisare Bob? Girarsi, affrontare Vince, e scaricargli la pistola
addosso?
Sapeva solo che voleva lottare per Jane. Ma non ci riusciva.
Rimase fermo, in piedi, scosso dai brividi, lo stomaco contratto in un nodo di dolore. E le parole
pugnalarono il suo cervello, facendo sanguinare la sua dignit fino all'ultima goccia. Sono un codardo,
pens.
Apri! sussurr Vince avvolgendolo in una nube compatta d'ira.
Gir la serratura e apr la porta.
Stan, cosa succede?
Bob era in piedi sulla soglia, e guardava il suo amico, pallido e tremante.
Si mosse in avanti.
Stan, cosa...
La porta si spalanc, e con un gemito di sorpresa Bob fece un salto da una parte trovandosi
davanti all'improvviso la faccia furiosa di Vince.
Stan arretr di un passo, gli occhi spalancati. Vince era appoggiato alla porta, la bocca serrata,
la pistola in mano che oscillava da una parte all'altra.
Vince fu tutto quello che riusc a dire, paralizzato da una paura improvvisa.
Entra dentro gli ordin Vince.
Si costrinse alla calma: adesso Bob era l, nelle sue mani. Non aveva senso finirla subito.
Avrebbe pagato, ma lentamente.
Vince, tu...
Ti ho detto di entrare, subito ripet Vince, la voce sottile che risuonava stridula nell'ingresso.
Bob si gir verso Stan mentre lui faceva un passo indietro.
Bob, mi dispiace mormor debolmente Stan. Per favore, non pensare male...
Se non vieni dentro, disse la voce di Vince bassa e minacciosa giuro su Dio che io...
Bob entr nell'appartamento con gli occhi fissi sul volto pallido e teso di Vince.
Stan sent un gemito in soggiorno, si gir di scatto e vide Jane che si alzava, tenendosi la fronte
con la mano, il sangue che colava tra le dita bianche.
Jane disse agitato.
Lasciala stare intim Vince.
Ma per qualche ragione Stan non l'ascolt. Forse perch si sentiva gi morto. Aiut sua moglie
a rialzarsi.
Lasciami in pace, mormor lei con voce rauca, che rasentava l'isteria non voglio...
Sta' calma disse con tono fermo. Andr tutto a posto.
Jane si lasci cadere sul divano senza dire una parola. Lanci un'occhiata a Bob, poi a Vince,
mordendosi il labbro inferiore.
Le pulir la fronte con un po' d'acqua si sent dire Stan a Vince.
Vince non protest. Si allontan un po', ma senza perdere d'occhio Stan. In cucina poteva
provare a prendere un coltello. Continuava a guardare ora Stan ora Bob, la pistola stretta in pugno.
Perch non ho fermato Stan?, si domand. E poi si rese conto che aveva paura di Stan. Non ci si poteva
fidare di tipi come lui, erano imprevedibili. Un momento erano tutti gentili e preoccupati e l'attimo
dopo ti saltavano addosso, le mani come artigli rapaci, gli occhi di fuoco. Lo aveva visto in manicomio.
L'ometto che tossiva sempre era un tipo di quel genere. Piangeva, piangeva, e poi, all'improvviso, con
un grido e un borbottio ti assaliva.
Bob rimase in piedi al centro della stanza guardando prima Jane, poi Vince.
Come hai fatto a uscire? chiese debolmente.
Questo non  importante rispose cauto Vince. Vuoi sapere perch sono uscito?
Bob lo fiss, la gola che si contraeva, ancora ottenebrato dallo shock di vedere Vince.
Sono venuto a ucciderti gli confess.
Bob sobbalz come se qualcuno gli avesse tirato un calcio nello stomaco. Era l in piedi, la
faccia pietrificata. A Vince piaceva vederlo cos. Gli infondeva di nuovo un senso di sicurezza, la
sicurezza che aveva perso quando prima Jane e poi Stan lo avevano sfidato. Aveva bisogno di cieca
ubbidienza, altrimenti si innervosiva.
Uccider... la voce di Bob s'incrin. Fece un respiro affannoso. Uccidermi? chiese
incredulo.
Sto per farti saltare il cervello disse Vince, la voce un suono basso, di gola, gli occhi come
carboni ardenti.
Ma, ma io non ti ho fatto nulla.
Chiudi il becco!
Una risatina gorgogliante riemp la gola di Vince e le sue narici si allargarono in segno di
disprezzo.
Codardo, disse hai paura di morire, vero?
Bob si sent mancare.
Non  vero?
Vince, tu non sei pazzo, non vuoi uccidere nessuno. Lo sai anche tu.
La risata di Vince lo blocc, facendolo rabbrividire.
Non voglio uccidere nessuno lo prese in giro Vince. Poi la sua faccia s'indur.
Ho ucciso due uomini per arrivare a te. Pensi davvero che io...
Si interruppe all'improvviso e fece quasi scattare il grilletto. Voleva disperatamente premerlo e
osservare Bob che si contorceva al suolo sotto un nugolo di proiettili.
Cominci a tremare per lo sforzo di trattenersi.
No, si disse. Aspetta, goditi questo momento. Si domand velocemente se doveva dire a Bob di
chiamare Ruth perch venisse anche lei. L'avrebbe amato ancora di pi se l'avesse visto sparare a Bob
proprio davanti ai suoi occhi. Poi gli si sarebbe concessa davanti a Stan e Jane.
No. No. Non doveva pensare a Ruth in quel modo. Lei era pulita e bella. Lui non era pazzo. E
questo lo provava.
Siediti ordin a Bob.
Bene, adesso riusciva a controllarsi.
Bob fiss Vince senza muoversi. Uccidermi?, le parole gli rimbombarono nella mente
facendolo rabbrividire. Non riusciva a concepirlo. Trovarsi all'improvviso a tu per tu con la morte era
qualcosa di impossibile da capire.
Ti vuoi sedere o...?
Bob si lasci cadere sullo sgabello del piano, i muscoli delle gambe gli cedettero. Immobile, gli
occhi fissi sulla faccia di Vince.
E adesso vattene disse Vince a Stan.
Si accost al muro mentre Stan gli passava davanti. Poi lo spinse sulla schiena e lo fece quasi
cadere.
Guarda dove metti i piedi, stupido lo insult.
A Stan manc il respiro e una furia mai provata prima scoppi dentro di lui. Lo faceva tremare
di rabbia dover sopportare tutte le fisime di quell'adolescente squilibrato!
Mentre passava davanti a Bob, si guardarono per un momento. E qualcosa nei suoi occhi gli
fece stringere le labbra e volgere lo sguardo altrove.
Stan disse Bob, e fu come se un coltello si conficcasse nel corpo di Stan.
Stai per morire, lo sai? intervenne Vince.
Voleva spaventare Bob ancora di pi. Gli piaceva ci che aveva intravisto nei suoi occhi
nell'ingresso, quello sguardo pietrificato dall'orrore, la guancia scossa da un tic, il corpo rigido per la
tensione. S, era una bella sensazione. Lo faceva stare bene terrorizzare le persone. Pens per un
momento alla ragazza dell'impermeabile. Avrebbe voluto rivivere quel momento.
Bob non rispose a Vince. Adesso i battiti del suo cuore stavano rallentando. Lo shock iniziale
gli aveva indebolito i muscoli facendolo sentire fiacco e impotente. La sua mente cominci lentamente
a funzionare di nuovo.
Cosa devo rispondere?, si domand. C'era una risposta che avrebbe soddisfatto Vince,
prolungando il tempo che gli restava da vivere?
Lanci un'occhiata a Stan che stava massaggiando delicatamente la fronte di Jane. Perch gli
aveva fatto questo?
Ti ho fatto una domanda lo incalz Vince, la rabbia che montava di nuovo. Non aspetter
ancora a lungo, non mi piace essere sfidato.
Bob lo guard.
Cosa vuoi che dica, Vince? chiese.
Vince s'irrigid. Risposta sbagliata!, le parole esplosero nella mente di Bob e lo fecero irrigidire
nuovamente dalla paura.
Perch mi vuoi uccidere? chiese tutto d'un fiato.
Gli occhi di Vince si ridussero a due fessure. Lo stava prendendo in giro? Nessuno al mondo
poteva permettersi di farlo.
Lo sai perch rispose con un sorrisetto furbo.
S, pens Bob, lo so perch. Ed era vero. Era per Ruth, perch Vince aveva odiato Bob di un
odio paranoico dal giorno in cui aveva sposato la ragazza che avrebbe voluto per s.
Ascolta, Vince cominci.
Non cercare di salvarti lo interruppe Vince. Non puoi.
Non hai ragione di uccidermi insist Bob disperato. Non ti ho fatto nulla di male.
Vince lo guard, il volto privo di espressione. Cos va bene, si disse. Prega per aver salva la
vita, star qui e ti ascolter.
Vince, io non ti ho fatto nulla continu Bob.
La stanza era silenziosa. Faceva pi caldo ora che il riscaldamento era acceso. La camicia di
flanella di Vince era troppo pesante, e questo lo irritava.
'Non ti ho fatto nulla': le parole di Bob riecheggiarono nella sua testa e gli fecero serrare le
labbra. No, lui non aveva fatto nulla, gli aveva solo portato via la vita, prendendosi la sola ragazza che
lui avesse mai voluto.
Per un momento pens a Ruth, a quando l'aveva incontrata alla festa dopo il primo concerto al
Town Hall.
Ruth era sul divano, tutta sola. Vince si era avvicinato e si era seduto accanto a lei. Nessuno
allora le aveva prestato attenzione, soltanto lui. L'aveva presentata a tutti, l'aveva fatta ridere facendole
dimenticare la sua timidezza.
E cosa aveva ottenuto in cambio? Aveva sposato Bob e l'aveva abbandonato.
Deglut. No, non era andata cos. Bob l'aveva convinta con un trucco, l'aveva ipnotizzata.
Magari l'aveva persino drogata. Ruth amava lui, non Bob. Glielo aveva confessato quel giorno nella
stanza della musica. Magari non con tante parole, ma con gli occhi l'aveva detto. Non poteva scappare
da Bob perch...
Si concentr di nuovo sul presente e si rese conto che Bob aveva continuato a parlargli per tutto
il tempo che lui aveva pensato a Ruth.
Vince, per amor di Dio supplic Bob.
Chiudi il becco!
Gli altri si zittirono all'istante e lo osservarono: Jane e Stan seduti sul divano, Bob sullo sgabello
del piano, tutti con gli occhi puntati su di lui.
Lo innervosiva un po', anche se amava essere al centro dell'attenzione. Era cos che doveva
essere. Gli era sempre piaciuto l'ultimo minuto di un concerto, quando sapeva che tutti lo stavano
guardando, quando si alzava e faceva un grande inchino con un sorriso appena accennato sul volto.
Dov' Ruth? chiese all'improvviso.
Bob non rispose. Continuava a guardare Vince e a pensare velocemente. Possibile che volesse
andare anche da Ruth? Gli balz il cuore in gola. Doveva fermarlo.
Sto parlando con te disse Vince. Rispondimi quando...
Vince, metti gi quella pistola lo interruppe Bob.
Ascolta! ringhi l'altro. Pensi che abbia paura di te? Pensi che abbia paura di uccidere? Ho
gi fatto fuori due uomini e mi possono condannare solo una volta per...
Le sue parole lo fecero irrigidire. Li fiss con lo stomaco che gli si aggrovigliava.
Condannare? Non ci aveva mai pensato. Certo, aveva paura, ma mai, nemmeno per un
momento, aveva davvero creduto che potessero prenderlo e condannarlo. Avrebbe ucciso Bob e poi lui
e Ruth sarebbero andati via per costruirsi una nuova vita.
Morire? La parola lo fece rabbrividire. No, non voleva pensarci.
Si avvicin a una poltrona e si lasci sprofondare. Non si era reso conto di quanto fosse stanco,
ma i suoi muscoli erano fiacchi, come morti, mentre si rilassava. Si agit un po' sulla poltrona, posando
la pistola in grembo. Era sempre pi pesante, si rese conto preoccupato. Non avrebbe dovuto aspettare,
lo sapeva. Doveva farlo subito, e buttarsi la cosa alle spalle. Ma adesso era diverso. Uccidere Harry era
stato semplice perch Harry era un essere immondo. Anche ammazzare l'uomo nella metropolitana non
l'aveva turbato molto, in fondo era stato quasi un incidente. Ma uccidere qualcuno deliberatamente,
dopo essersi intrattenuto con lui, era una cosa del tutto diversa. Finire una frase, poi alzare la pistola e
sparare. Era difficile uccidere senza passione. Vedi, disse la sua mente, questo prova che sono sano,
no?
Che cosa hai intenzione di fare? chiese Jane. Perch ci fai aspettare?
Aspetterete, fino a quando lo dico io le disse Vince.
E se noi non volessimo farlo?
Aspetterete fino a quando lo dico io ripet con una smorfia.
Jane si lasci ricadere sul cuscino. Possibile che fosse cos semplice? Si trattava solo di
instillare una reazione negativa nella sua mente febbricitante? Sembrava funzionare.
Fin quando lei non faceva un passo falso, fin quando non incappava in un blocco della sua
mente, poteva funzionare.
Anche Bob se n'era accorto. In un primo momento, quando Jane aveva parlato, si era irrigidito e
aveva pensato: Mio Dio, vuole che lui mi uccida. Ma poi si era reso conto che era l'unica cosa da fare:
ingannare Vince, convincendolo che loro non volevano aspettare. E lui, per dispetto, avrebbe fatto il
contrario, sprecando tempo prezioso.
Ma per quanto sarebbe andata avanti la cosa? Bob deglut, aveva un groppo in gola e la bocca
secca e arsa. Prima o poi Vince, stanco di aspettare, si sarebbe alzato, cominciando a sparare a raffica.
I muscoli di Bob si contrassero involontariamente. Aveva senso saltare addosso a Vince? Era
possibile che Vince rimanesse cos scioccato dallo scatto improvviso da non avere il tempo di sparare?
Il pensiero fece rabbrividire Bob. E se invece non fosse stato troppo sorpreso e avesse sparato
ugualmente?
Aveva l'impressione di ritrovarsi nel bel mezzo di un melodramma. Solo poche ore prima era
seduto con Ruth sul divano di casa sua, intento ad ascoltare Ravel, tutto tranquillo. E adesso questo.
Ecco qual era il problema, si rese conto improvvisamente. Passato il primo shock, non riusciva
a credere che tutto questo stesse realmente succedendo a lui. Era nervoso, s, ma nel suo intimo si
ribellava al pensiero che entro pochi minuti sarebbe potuto morire.
Come poteva decidersi a saltare addosso a Vince se non era davvero convinto che Vince potesse
sparargli? E se facendolo avesse innescato proprio la reazione che voleva evitare?
Stan era seduto accanto a sua moglie, immobile e pronto all'azione. Se fosse stato necessario, si
disse, le avrebbe fatto scudo con il suo corpo. Sapeva che la sua vita era priva di significato senza Jane.
Ma lo stomaco gli si rivoltava e aveva l'orribile sensazione che al momento giusto sarebbe stato
cos pietrificato dalla paura da non riuscire a muovere un dito per salvarla.
La stanza divenne all'improvviso cos silenziosa che riuscirono a sentire il lieve brusio
dell'orologio elettrico in cucina. Adesso, si disse Vince, lo uccider. Non aveva senso continuare ad
aspettare.
Bob guard nervosamente l'orologio.
Non importa che ora  disse Vince. Per te non ha pi importanza.
Eppure Vince non riusciva a scacciare la sensazione che il tempo fosse importante, che se non
sparava adesso, dopo non ci sarebbe pi riuscito. Come se ogni secondo erigesse una barriera attorno a
Bob, Stan e Jane, una barriera che di l a poco li avrebbe chiusi all'interno di un cerchio rendendoli
irraggiungibili, se non avesse sparato.
Sembrava si trovassero tutti nel bel mezzo di una commedia: forse la battuta che segnalava il
momento di sparare a Bob era gi stata pronunciata e lui non se n'era accorto. Sent lo stomaco
contorcersi. E se il momento giusto fosse gi passato?
Che stupido!
Ma si ritrov ad agitarsi sulla poltrona, il cuore che batteva forte dalla paura. Nella sua mente
vide gli uomini in bianco che irrompevano nell'appartamento, lo afferravano, e lo portavano via mentre
gridava e scalciava. Nell'ultima scena era presente anche Ruth e rideva a crepapelle mentre calava il
sipario.
No, che cosa stupida. Scacci via tutti quei pensieri.
Si alz di nuovo in piedi, inquieto. Che cosa stai aspettando, la voce gli risuon nella mente.
All'improvviso smise di camminare.
Si girarono tutti verso l'ingresso.
Il campanello stava suonando di nuovo.
Ore 4:15
Bob si immobilizz all'istante. Per qualche misteriosa ragione temeva che ci fosse Ruth alla
porta. Ma non poteva essere lei. Non poteva.
Si guard alle spalle. Tutti gli occhi erano puntati su Vince.
Vince si blocc e rimase in piedi con un atteggiamento inquieto, nervoso. Cosa stava
succedendo? Perch era tutto cos complicato?
Che nessuno risponda intim. Il primo che fa un rumore...
Punt la pistola contro ognuno di loro, con un movimento ad arco da Bob, a Stan, a Jane, e
ritorno.
Vedranno la luce sotto la porta osserv Jane.
No la zitt Vince.
E se fosse la polizia? insist Jane. Faresti meglio a uscire dalla porta sul retro.
Non  la polizia.
Una fitta di paura esplose nel petto di Vince alle parole di Jane. No, non poteva essere la
polizia! Il suo lavoro non era ancora terminato. Aveva bisogno di tempo, tempo!
Sent un nodo alla gola e la sua pistola oscill mentre la puntava su Bob. Perlomeno posso fare
questo, pens.
Il campanello che suonava, qualcuno che bussava forte alla porta. Bob sobbalz, poi si lasci
cadere con nervosismo quando si ritrov la pistola di Vince puntata alla tempia.
Vince, faresti meglio a uscire dal retro, ripet Jane se ...
Chiudi il becco!
Ma se  la polizia...
Non lo !
Potrebbe essere, Vince si affrett ad aggiungere Stan.
Se fosse la polizia? si un Bob all'improvviso. Spaventalo, pens, portalo fuori strada.
Lo sguardo di Vince vagava da uno all'altro.
Si fecero tutti improvvisamente silenziosi, mortalmente silenziosi. Bob sent un colpo al cuore
quando ud la voce che chiamava.
Bob! Bob!
Balz in piedi.
Ruth! mormor; la faccia bianca, un centinaio di pensieri spaventosi che gli turbinavano nella
mente.
Vince s'irrigid, e il cuore gli balz in gola. Un sorriso improvviso illumin i suoi lineamenti
smunti, madidi di sudore. Ruth! Era venuta da lui!
Si precipit ad aprire.
No! Vince sent all'improvviso Bob urlare, e davanti ai suoi occhi stupiti lo vide correre verso
la porta.
Ruth! grid Bob. Ruth, va' via! Va' via!
Fermati! gli url Vince.
Bob continu a correre.
Ruth, va' via! grid. Ruth va'...
Il suono di un colpo di pistola sommerse le sue parole. All'improvviso cominci a barcollare
verso il muro e cadde su un ginocchio con un'espressione di sorpresa sul volto.
Vince premette di nuovo il grilletto, ma non successe nulla. Sent la voce di Ruth che gridava il
nome del marito. Si precipit verso la porta. Bob cerc di alzarsi e di afferrare la gamba di Vince, ma
lui gli tir un calcio al braccio, facendolo cadere sulla faccia con un rantolo. Quando Vince scavalc il
corpo di Bob, not chiazze di sangue, denso e rosso sulla pelle della sua giacca.
Vince, non... grid Jane mentre correva verso Bob. Stan rimase in piedi vicino al divano,
immobile per lo shock.
Vince spalanc la porta d'ingresso e Ruth arretr con un grido soffocato, gli occhi spalancati
dall'orrore.
Vince l'afferr e involontariamente la colp con la canna della pistola, facendole male al
braccio.
Vieni qui! le disse ansimando.
Senza aver modo di dire una parola, Ruth fu trascinata nell'appartamento e la porta si richiuse
violentemente alle sue spalle. Poi quando si volt vide Bob rannicchiato sul pavimento con Jane china
su di lui.
Bob!
Lo shock fu cos grande che quasi non riusc a parlare. Si mosse di scatto in avanti, ma Vince la
trattenne. Si volt per un momento e lo guard con espressione sorpresa, confusa. Poi concentr di
nuovo la sua attenzione sul marito.
Bob, Bob, mormor con voce spezzata sono...
Vince la attir verso di s e, come in un incubo, lei vide la sua faccia bianca avvicinarsi
minacciosa e sent le sue labbra fredde sfiorarle la guancia mentre si scansava con un gesto istintivo.
Ruth, Ruth. La voce di Vince era rauca e tremante. Era Ruth, la sua Ruth, era venuta da lui.
Ruth sent il corpo magro di Vince che premeva contro il suo e fu sul punto di mettersi a urlare.
Lanciando un'occhiata dietro di s scorse Bob che giaceva sul tappeto e Jane che guardava in alto, il
volto terreo.
Jane vide che Vince le dava le spalle e all'improvviso si alz dal pavimento. Stan allung la sua
mano e le blocc il polso.
Cosa stai facendo? mormor spaventato.
Lasciami! sibil di rimando.
Si divincol dalla sua presa e si mosse verso la camera da letto. Stan balz in piedi con la faccia
sconvolta e raggiunse la porta un secondo dopo di lei.
Non essere pazza la preg con un bisbiglio rauco. Hai visto che cosa ha fatto a Bob.
Che Dio ti maledica! la sua voce era un borbottio che trasudava odio.
Si gir verso il corridoio, poi, all'improvviso, cambi idea e si precipit in soggiorno. Stan corse
nella stessa direzione, ma lei raggiunse il telefono per prima e tir su la cornetta.
Fuori uso. Aveva dimenticato che il telefono del soggiorno era solo un'estensione di quello nella
camera da letto, quello che Vince aveva sradicato dal muro.
Tutta la furia e l'odio esplosero in un grido.
Lo uccider!
Con un singhiozzo lancinante allontan Stan e si affrett in cucina.
Vince la sent gridare e spinse Ruth da una parte, mandandola a sbattere contro il muro. Poi
afferr la pistola e mentre correva inciamp sul corpo immobile di Bob.
Ruth si allontan dal muro e si avvicin al marito con le gambe che le tremavano.
Jane stava gi aprendo un cassetto della cucina quando arriv Vince. Senza pensarci due volte
balz su di lei e la spinse contro un armadietto. Jane si contorse con un gemito, un coltello stretto nella
mano destra.
Ti uccider! gli grid in faccia.
Mentre le afferrava il polso, la pistola cadde sul pavimento senza che lui se ne accorgesse.
Vince! grid Stan sulla soglia della cucina.
Vince diede in escandescenze. Stavano cercando di metterlo in trappola! Per un po' lui e Jane
lottarono. Poi, con un ringhio cattivo, le tir un calcio nello stomaco, facendola piegare in due dal
dolore. Il coltello slitt sopra il mobiletto e fin nel lavandino.
Girandosi di scatto, Vince vide Stan che impugnava la pistola.
Con un grugnito tir di nuovo su il ginocchio e colp Stan in faccia. Lui cadde all'indietro,
andando a sbattere con la testa contro la porta dell'armadietto.
Vince afferr la pistola, la punt al petto di Stan e premette il grilletto. Si sent solo un click.
Continu a premere il grilletto, invano.
Urlando selvaggiamente, scagli l'arma con tutte le sue forze contro Stan, ma non aveva una
buona mira: la pistola rimbalz sulla porta dell'armadietto e scivol sul pavimento.
Vince si allontan velocemente e and a sbattere con il braccio sinistro contro il lavandino.
Stringendo i denti, afferr il coltello con dita malferme.
Rimase in piedi, scosso dai brividi, senza distogliere lo sguardo dai due che si agitavano sul
pavimento. Il suo torace sottile sussult, e sent gocce calde di sangue che colavano di nuovo dal
braccio.
Jane era appoggiata con la schiena contro l'armadietto posto sotto il lavandino, le gambe tirate
su, le mani premute sullo stomaco. Il volto bianco, la bocca spalancata per respirare meglio, si
contorceva dal dolore mentre colpi di tosse le fuoriuscivano dalle labbra screpolate.
Stan s'inginocchi a fatica, gemendo per il dolore. Aveva l'impressione che qualcuno lo avesse
colpito in testa con una lancia. Per un momento aveva pensato che sarebbe morto. Poi la cucina era
apparsa tremolante davanti ai suoi occhi: Vince era appoggiato contro il lavandino, ansimante, con il
coltello che gli sporgeva dalla mano destra, e Jane era sdraiata per terra e...
Jane mormor in preda all'angoscia.
Alzati sospir Vince. Alzati.
Mentre Stan si alzava sulle gambe tremanti, Vince arretr in soggiorno. Abbass il coltello e lo
punt contro Stan.
Poi lanci un'occhiata a Ruth ancora inginocchiata accanto a Bob. Singhiozzava e cercava di
fermare l'emorragia con le dita.
Vengo da te fra un minuto sospir Vince.
Si gir verso Stan che stava provando ad aiutare Jane a rimettersi in piedi, ma lei non ce la
faceva. La testa di Vince vorticava come un mulinello. Cosa doveva fare? Doveva tenere sotto
controllo troppe persone. Era meglio allontanarle, se voleva rimanere solo con Ruth.
Il bagno.
Tu disse, dimenticando per un momento il nome di Stan tu... Stan. Portala in bagno.
Stan gli lanci un'occhiata angosciata, spaventata.
Cosa? chiese con voce distrutta.
Portala in bagno, ti ho detto! grid Vince. Perch nessuno lo ascoltava?
Stan si chin su Jane.
Tesoro... disse con voce distrutta. Tesoro, dobbiamo...
Vince lo guard fremente di rabbia perch nessuno gli ubbidiva.
Maledizione, falla alzare!
Si mosse verso la cucina, poi guard di nuovo Ruth. Lei lo stava guardando, la faccia bianca e
disfatta dalla stanchezza.
Vince, mormor aiuto...
Alz la mano destra per farle capire che l'avrebbe raggiunta in un secondo. Notando il coltello
che teneva puntato contro di lei, lo tir gi di scatto.
Io, io... balbett nervosamente e quasi cadde, come se fosse stato sul punto di piangere. Tutto
era cos difficile e snervante.
Vince! lo preg Ruth.
Non l'ascolt. Stava guardando Stan.
Maledizione, grid furioso falla alzare!
Stan ci prov, ma sua moglie continuava a tenere le gambe rannicchiate contro lo stomaco.
Vattene gemette lei. Vattene!
Lacrime di dolore le correvano sulle guance.
Tesoro, dobbiamo...
Rest senza fiato e sobbalz quando sent qualcosa di freddo e sottile punzecchiargli la spalla.
Si alz contro il lavandino tremando, con il sangue che gli colava lungo la schiena e una sensazione
selvaggia di dolore nella spalla destra.
Vince si chin su Jane e le punt il coltello alla gola.
Alzati, alzati! ordin, la voce stridula che riempiva la cucina minuscola.
Vince, non... singhiozz Stan.
Jane alz lo sguardo su Vince, la bocca ancora spalancata e il respiro affannoso.
All'improvviso Vince l'afferr per i capelli con la mano sinistra. Una fitta di dolore s'irradi dal
braccio in tutto il corpo, e lasci la presa con un gemito. Senza mollare il coltello, afferr i capelli scuri
di Jane con l'altra mano e cerc di trascinarla via a forza. Doveva fare tutto da solo!
Un grido di dolore soffocato affior sulle labbra di Jane mentre Vince la tirava su.
Alzati, ho detto!
Vince arretr di un passo e lei urt il lavandino. Stan scatt in avanti e prese sua moglie per la
vita con un braccio tremante. Si alzarono in piedi, pesti e spaventati. Ogni sottigliezza era scomparsa
dalle loro menti, erano due animali feriti e spaventati, gli occhi che lo guardavano erano muri, colmi di
paura.
Andate in bagno ordin Vince.
Arretr in soggiorno, ma loro rimasero immobili come se non avessero capito.
Lacrime calde rigavano le guance di Vince mentre faceva un salto in avanti con un lamento
soffocato.
Maledizione! grid. State...
Non farci del male! lo preg Stan.
Vince si allontan tremando, mentre uscivano dalla cucina su gambe malferme. Jane era curva e
si teneva stretto lo stomaco con le mani, Stan aveva gli occhi spalancati fissi su di lui.
Ruth non riusciva a capire: era come un sogno senza capo n coda. Da quando aveva visto
Vince e poi Bob sdraiato sul pavimento, la sua mente si rifiutava di funzionare. I pensieri si
accavallavano.
Stan mormor. Jane...
S'inginocchi accanto al corpo di suo marito, gli occhi fissi sul sangue che colava lungo la
giacca di pelle.
Va' via, va' via sbott Vince con voce esausta.
La mente di Vince era come ottenebrata. Non voleva pensare, era troppo doloroso. C'era solo
una cosa di cui voleva preoccuparsi: Ruth e lui che andavano via con...
Un attimo e sono da te cerc di tranquillizzare Ruth.
Lei lo fiss incredula.
Poi, con un gemito, si alz in piedi e corse verso l'ingresso. Devo cercare aiuto!, cap
all'improvviso. Le parole le rimbombarono nel cervello; il primo pensiero coerente che aveva
formulato da quando Vince le aveva aperto la porta.
Si gir sorpresa mentre Vince l'afferrava per il cappotto e la tirava.
Non vorrai andare via? chiese incredulo.
Per un secondo lo fiss senza capire.
Io... io devo cercare aiuto disse con voce flebile. Non capiva.
No disse come se stesse ragionando con lei. No, Ruth, tu e io...
Continuava a non capire. Cerc di allontanarsi, ma lui la trattenne. Lo fiss, la faccia ancora
priva di espressione e gli occhi spalancati.
Ruth, tu e io... cominci di nuovo.
Ma io devo cercare aiuto! sbott all'improvviso. Mio marito  ferito!
Indietreggi vedendo la smorfia sul volto di Vince.
Non andrai da nessuna parte! le disse. L'ho ucciso per te e...
Tu!
Si appoggi al muro tremando.
Vince non voleva credere a quello sguardo di orrore sul suo viso. Le afferr il polso.
Mettiti l! le ordin.
Si blocc contro il muro, senza muoversi.
Ti ho detto di andare l!
La voce s'incrin e quasi cominci a piangere. Perch non voleva fare ci che le chiedeva? Cosa
le prendeva? Era ovvio che lui aveva ucciso Bob solo per aiutarla.
Il corpo di Ruth fu scosso dai brividi mentre Vince la portava in soggiorno. Stan e Jane erano
ancora l; Stan, appoggiato contro la porta della camera da letto, sosteneva Jane, piegata in due dal
dolore e con le mani pressate sullo stomaco.
Vi ho detto di andare in bagno ripet Vince.
Allontan Ruth da Bob.
 ferito! grid lei.
 morto! Lascialo l! le grid Vince di rimando.
No, mormor con voce spenta non lo .
S che lo  insist Vince, poi guard Stan.
Mettiti l, ti dico!
Spinse Ruth verso il letto.
Siediti qui! le ordin.
Lei cerc di correre in soggiorno, ma lui la blocc e la schiaffeggi in volto. Ansimarono nello
stesso momento, lei per la sorpresa e lui per il dolore.
Arretr con un gemito.
Siediti Ruth disse.
Il suo cervello non funzionava. Il cuore le batteva forte e i battiti le scuotevano il corpo.
Siediti!
Vince avrebbe voluto gridare, nessuno gli ubbidiva. Voleva essere gentile con Ruth e renderla
felice. Cosa c'era che non andava in lei?
Sent il rumore del coperchio del wc. Accese la luce del bagno, vide Jane seduta e Stan girato
verso di lui che batteva le palpebre, pallido in volto.
Chiudi la porta intim Vince. Chiudila.
Cosa?
Vince alz lo sguardo verso Ruth.
Non muoverti, le disse non voglio farti del male.
Si gir.
Chiudila! grid di nuovo.
Sent la porta che si chiudeva. Poi si guard attorno e trov una sedia. La us per bloccare la
maniglia.
Ecco, adesso non potevano pi uscire.
Si volt cercando di Ruth.
Ore 4:35
Le due anziane signorine arrivarono marciando sugli scalini, rigide, con le vestaglie chiuse sino
all'ultimo bottone e le labbra serrate traboccanti d'ira puritana.
Penso che ne abbiamo avuto abbastanza dei Sheldon disse una, la voce acida colma di
virtuoso disgusto.
 ora che le loro feste vengano segnalate alle autorit continu l'altra.
Chiamale feste! comment acida la prima. Piuttosto...
Si guard dietro le spalle per vedere se qualcuno le stava seguendo. Poi guard di nuovo la
sorella.
Orge. Form la parola con le labbra, non osava dirla ad alta voce.
Non sarei sorpresa nemmeno un po' convenne l'altra. La signora che ha sposato.  solo
una...
Anche lei si guard alle spalle.
Svergognata fin, notando con soddisfazione che nessuno le ascoltava.
Arrivarono in cima alla rampa di scale e si avvicinarono alla porta degli Sheldon.
Sono quasi le cinque del mattino, disse una di loro due e ci danno ancora dentro:
strimpellano il piano, rovesciano mobili, rompono bottiglie e gridano a squarciagola.  una disgrazia
averli come vicini. Te lo dico io, una disgrazia.
Probabilmente si staranno divertendo un po' sbott l'altra.
Eh s fu tutto quello che replic la sorella.
Erano in piedi davanti alla porta e una di loro premette il campanello.
Rimasero ad aspettare che qualcuno rispondesse.
Probabilmente ci aprir la porta completamente ubriaco disse una con voce crudele.
Spero che non venga lei replic l'altra. Non voglio nemmeno vederla.
Svergognata mormor la prima.
Nessuno venne alla porta. Ebbero l'impressione di sentire un grido, poi solo silenzio.
Sono certa che vi state divertendo, esord una ma non ce ne andremo da qui fin quando non
aprirete la porta.
Annuirono severe.
Silenzio. Le due anziane signorine strascicarono le pantofole rosa e blu sul freddo pavimento
dell'ingresso. Avevano la stessa postura, tenevano la vestaglia chiusa alla gola con la mano destra.
Ribollivano entrambe d'indignazione.
Bene, di tutto il... sbott alla fine una arrabbiata.
Io non ho mai... disse l'altra.
Probabilmente sono troppo occupati per rispondere.
La prima che aveva parlato tenne il dito premuto sul campanello. Bene, risponderete, prima o
poi disse acida ai sibariti che immaginava in ogni angolo dell'appartamento.
Continueremo a suonare sino a farvi scoppiare il cervello! Annuirono di nuovo. Bella frase.
Suonare sino a farvi scoppiare il cervello. Sino a cancellare tutto il male e la cattiveria.
Chi ? sentirono chiedere una voce dall'interno.
Apra gentilmente la porta, signor Sheldon lo esort una di loro, scuotendo il collo tremulo.
Chi ?
La prima che aveva parlato guard la seconda. Con le labbra formul una frase: Questo non 
il signor Sheldon.
Siamo dell'appartamento 7C spieg la seconda. Abitiamo sotto di voi e non ci lasciate
dormire con la vostra festa.
Il modo in cui pronunci 'festa' fece annuire entrambe vigorosamente. Chiunque ci fosse l
dentro non poteva fare a meno di notare il tono acido delle sue parole.
Non c' nessuna festa sentirono che diceva la voce dentro.
Vorremmo parlare con il signor Sheldon insist la prima anziana signorina. Sentiamo...
Sta male tagli corto la voce misteriosa. Non pu vedere nessuno.
Male. La prima formul la parola con le labbra e la seconda annu con un sorriso amaro.
Sapevano che cosa significava male.
Mi dispiace, ma dobbiamo chiedervi di fare silenzio, disse la seconda donna, prendendo le
redini del discorso non possiamo...
Andate via!
Oh! esclamarono all'unisono, tremando d'indignazione.
Benissimo disse la prima. Magari chiamiamo la polizia e allora...
Non fatelo! grid la voce da dentro.
Le due anziane signorine sorrisero e annuirono. Bene, erano riuscite a spaventarlo!
Ma la porta rimaneva chiusa.
Forse si sta divertendo un mondo con noi mormor una all'altra, immaginando l'uomo dietro
la porta piegato in due dal ridere.
L'altra parl per finta alla sorella, rivolgendosi in realt all'uomo dietro la porta.
Bene, andiamo via, Nell disse. Non ci resta altro da fare che chiamare la polizia.
Rimasero ferme davanti alla porta ancora per un momento. Poi, stringendo le labbra, si
allontanarono.
Be', che facciamo? mormor la prima in prossimit delle scale.
Non lo so rispose l'altra.
Pensi che dovremmo chiamare la polizia?
Io... penso di s.
Ma non erano sicure che fosse davvero una buona idea. Vivevano una vita semplice, ritirata e
non volevano che la polizia facesse loro delle domande. Soprattutto di Shabbat.
Mentre scendevano le scale, una di loro si ferm.
Santo cielo disse chinandosi a guardare meglio i gradini. Che cosa sono queste macchie?
L'altra guard e rimase senza fiato.
Sembrano di...
Vince rimase con l'orecchio attaccato alla porta finch il suono dei loro passi si allontan.
Avrebbero chiamato la polizia! Doveva andare da Ruth e portarla via!
Spero di non averle fatto male, pens ansioso mentre attraversava il corridoio.
Quando aveva sentito il campanello, Ruth si era messa a gridare, cercando di correre verso la
porta per rispondere. Vince aveva dovuto colpirla per calmarla.
Lui voleva solo vivere con Ruth ed essere felice. E invece continuava a fare del male alle
persone. Alcune non importavano, naturalmente. Harry non importava e neanche Bob. Ma non aveva
avuto alcuna intenzione di colpire Stan o l'uomo nella metropolitana o... Be', Jane era un altro discorso,
lei non contava nulla.
Poi mentre andava in soggiorno, si ferm di scatto con un gemito.
Bob lo stava guardando.
Vince lo fiss incredulo.  morto, gli diceva una voce nella sua testa.  morto e mi sta fissando.
V-Vince.
Bob si sforz di parlare, le parole erano spesse e collose nella sua gola.
No disse Vince arretrando.
Vince.
Vince lo scavalc. Non poteva toccarlo adesso. Qualcosa era cambiato. Prima non era stato cos
difficile. Bob aveva cercato di allontanare Ruth e non avrebbe dovuto farlo, lui era stato costretto a
sparargli.
Ma adesso era diverso. Non voleva toccare Bob, non voleva nemmeno guardarlo.
Vince... aiuto.
No, mormor Vince no.
Vince.
No, lasciami solo. Non voglio...
Corse in camera da letto e chiuse di nuovo la porta, tremando. Perch niente andava per il verso
giusto? Perch Bob non era morto come doveva essere?
Io, io non volevo mormor, senza capire ci che stava dicendo.
Si avvicin al letto, dove Ruth era sdraiata sulla schiena. Doveva fare in fretta, dovevano andare
via prima che arrivasse la polizia.
Le tast il polso velocemente. La gola si mosse. Stava bene. Si raddrizz. Doveva procurarsi
uno straccio umido e lavarle la faccia. Ma non poteva usare il bagno perch Stan e Jane erano chiusi l
dentro. E se andava in cucina avrebbe dovuto passare di nuovo davanti a Bob. Non voleva fare
nemmeno quello. Vince aveva paura. All'improvviso, tutta la rabbia e l'odio violento lo abbandonarono.
Aveva paura ed era nervoso.
Si sedette accanto a Ruth e le tenne la mano. Guard la sua faccia tranquilla. Il suo sguardo si
offusc quando not il graffio che aveva sulla mascella. Non avrebbe dovuto colpirla. Ma se non
l'avesse fatto, lei sarebbe corsa ad aprire la porta. Perch? Che cosa le prendeva?
Le accarezz lentamente la mano.
Ruth? chiese timidamente.
Si chin per baciarla, ma poi si raddrizz. No, doveva aspettare. Doveva aspettare che si
svegliasse, gli sorridesse e lo baciasse, e poi sarebbero andati via insieme per cominciare una nuova
vita.
Solo tu e io, Ruth le disse come se lei avesse potuto sentirlo. Andremo da qualche parte, sai,
magari nell'Ohio. Non importa dove, magari nel Missouri. Posso trovare lavoro in un bar o in una
locanda fuori citt. Io suoner il piano, avremo il nostro piccolo segreto e una casa in cui vivere. E
magari dar un concerto. Be', in ogni caso avremo una casetta. E saremo molto felici.
La guard come aspettandosi che lei gli rispondesse. Si dimentic della polizia. Era contento di
sedere l accanto a lei.
Lasci vagare distrattamente lo sguardo sul volto e il petto di lei.
Distolse subito gli occhi. No, quello non era giusto, non era una donna di quel genere. Stavano
per sposarsi e sarebbero stati felici per sempre. Vince sent la gola che gli si contraeva e cominci a
respirare affannosamente.
Cerc di ignorare la sensazione di calore nel suo stomaco, la sensazione che conosceva cos
bene. Rabbrivid.
La guard. Sembra accaldata, disse una voce nella sua mente. Fa caldo qui. Farei meglio ad
aprirle il soprabito, o suder troppo e si buscher un raffreddore una volta in treno e...
Nervosamente, con le mani che gli tremavano, le apr la cintura del soprabito.
Ecco fatto mormor.
Poi, con sguardo colpevole, si gir verso il bagno. Riuscivano a vederlo attraverso il buco della
serratura? Deglut e avvert una sensazione di pesantezza allo stomaco.
No, la sedia copriva il buco della serratura, e la camera da letto era chiusa a chiave. Era da solo
con lei. Nessuno poteva venire e... No.
Mormor di nuovo, combattendo contro s stesso, sempre pi spaventato per il languore che si
diffondeva nelle sue membra. Il braccio gli faceva male e un'ondata di calore risal fino alle guance.
Strinse le mani a pugno. Si alz per toccarla, si ferm. Una palla compressa di calore si stava formando
nel suo stomaco. No, non era giusto.
Lasci vagare lo sguardo sul corpo di Ruth: sopra il reggiseno indossava solo una maglia
leggera. Riusciva a vedere i movimenti del suo seno mentre respirava.
No mormor.
Ma non riusc a fermarsi e riprese a fissarla. Dopotutto, ragion debolmente la sua mente, tra
poco ci sposeremo. Sar suo marito e noi...
La bocca si contrasse in una smorfia. Allung la mano, arretr di nuovo.
No, solo... inizi, poi si interruppe con un gemito.
Che cosa le succedeva? Di colpo vide Ruth sotto una luce diversa. Avrebbe dovuto sapere che
era meglio non indossare una maglietta cos aderente. Non era una cosa carina. Tutte le ragazze che lo
facevano erano... Sono donnacce che ci provano con tutti, Vincent. Esseri disgustosi!
Si agit sul letto in preda al dolore. Il braccio gli faceva male e sembrava che si stesse
gonfiando.
Si allontan con un lamento. Chiuse gli occhi, il corpo sconquassato dai brividi.
Si gir all'improvviso e la colp sul viso. L'afferr per i capelli e la scroll.
Svegliati! le disse arrabbiato. Svegliati. Non vedi che...
Allung la mano e le tocc il seno.
La ritir con un gemito, avvertendo una sensazione di formicolio alle dita. No! Era sbagliato,
sporco, sporco!
Serr i pugni finch il braccio sinistro non gli fece male e cominci a bruciare. Mi punir per
questo! Mi taglier la mano e...
Qualcosa scatt nel suo cervello. Si volt e la guard, il petto scosso da respiri affannosi.
E con un urlo soffocato le infil le dita sotto il collo della maglietta, tir con tutta la sua forza e
gliela strapp. Ruth.
La sua voce era un ringhio raccapricciante di dolore.
Ore 4:40
Pass uno straccio freddo e bagnato sopra la fronte di Jane. Livida in volto, teneva ancora le
mani premute sullo stomaco.
Come stai? le chiese.
Non rispose. Fece un respiro affannoso e non lo degn di uno sguardo.
Abbass gli occhi.
Potresti anche essere gentile con me mormor. Probabilmente ci resta poco da vivere.
Voleva sembrare cinico e coraggioso, ma le parole lo fecero tremare. Si alz in piedi.
Il pavimento  freddo osserv.
Lei continuava a fissare il muro.
Cosa dovremmo fare? le chiese, tanto per dire qualcosa. Sapeva benissimo che erano bloccati
in una situazione senza via di scampo.
Perch non salti gi dalla finestra? rispose lei con voce amara.
Stan serr le labbra e gir la testa dall'altra parte.
Jane alz lo sguardo sorpresa quando lo vide entrare nella vasca da bagno e aprire la finestra
con una spinta.
Dando un'occhiata fuori, Stan not un cornicione largo una quindicina di centimetri che correva
lungo l'edificio e portava alla finestra che si apriva sull'atrio dell'ottavo piano.
Gli gir la testa mentre guardava gi nella strada grigia, buia. Che cosa direbbe Jane se mi
buttassi davvero di sotto?, si domand.
Potrei... inizi, pensando ad alta voce.
Chiudi quella finestra lo interruppe irritata. C' corrente.
Sent un nodo in gola e si volt verso di lei.
Potrei uscire fuori disse se...
Lo guard con espressione attonita.
Di cosa stai parlando?
Si lecc le labbra.
La finestra disse. C' un cornicione.
Con un gemito e una smorfia di dolore sul volto lei si alz e si avvicin alla vasca da bagno.
Stan si fece da parte e Jane, ansimando, tir su una gamba oltre il bordo della vasca. Stan le prese il
braccio e l'aiut senza che lei lo allontanasse o gli dicesse qualcosa.
Guard fuori. Mio Dio, c' davvero disse, improvvisamente eccitata.
Lo guard e lui s'irrigid all'istante. Non c'era disprezzo sul suo volto, n cattiveria.
Pensi che potresti farcela? gli chiese.
Deglut e la fiss. Gli dispiaceva averlo detto. Non aveva mai pensato...
Jane distolse lo sguardo, il viso di nuovo solcato da rughe di amarezza. D'impulso lui le si
avvicin e le prese il braccio.
Potrei, le confess se tu me lo chiedessi...
Per un momento si guardarono negli occhi e fra di loro affior qualcosa del sentimento che li
aveva legati in passato.
Stan...
Lui si blocc.
Andr le disse.
Allora muoviti lo esort.
Stan si tolse le pantofole e rimase in piedi sulla porcellana fredda. Poi fece un respiro profondo,
e appoggiandosi al davanzale della finestra sal sul bordo della vasca. Fu sul punto di scivolare, ma le
dita mantennero la presa. Con il cuore che gli batteva forte guard gi verso l'immensa fossa grigia che
era Manhattan prima dell'alba. Deglut con forza.
Prima che la sensazione di malessere peggiorasse, mise una gamba sul davanzale.
In quel momento sent il campanello suonare.
Si blocc subito e scambi una rapida occhiata con Jane.
Chi ? mormor Stan.
Lei scroll la testa e si misero in ascolto. Mentre Stan tirava dentro la gamba, sentirono un
rumore di piedi che correvano nella camera da letto, poi un grido soffocato. Un attimo di silenzio, altri
passi e la porta della camera da letto che si chiudeva, si apriva e si chiudeva di nuovo. Poi una voce
ovattata che proveniva dalla camera da letto, Vince che parlava a Ruth.
Un freddo improvviso invest Stan. Per un momento aveva sperato che fosse la polizia, cos non
avrebbe dovuto arrampicarsi sul cornicione.
Probabilmente erano le due zitelle del piano di sotto comment Jane. Saranno venute a
lamentarsi per il rumore.
Oh, Dio disse Stan. Stupide come sono non si saranno nemmeno accorte di quello che sta
succedendo qui.
Il sorriso di Jane fu amaro come la sua voce.
Be', non  certo la prima volta che sono disturbate dal baccano che facciamo osserv.
Rimasero in silenzio per un momento. Faresti meglio ad andare continu Jane. E fa' in
fretta. Quando gli ho sentito il cuore, poco fa, Bob era ancora vivo. Pu ancora salvarsi. E non penso
che Vince far del male a Ruth.
Stan annu e abbass la testa perch non vedesse che aveva paura.
In un attimo si ritrov con le gambe che sporgevano nel vuoto, sferzate dal vento gelido del
mattino.
Be'... inizi.
Ma non c'era molto da dire. Si chin contraendo i muscoli dello stomaco. Un dolore sordo
s'irradi dalla spalla, dove Vince lo aveva colpito con il coltello.
Il vento freddo soffi su di lui mentre abbassava lentamente i piedi verso il cornicione, la faccia
rossa e tesa per lo sforzo.
Dov' il cornicione? mormor nervosamente.
I suoi piedi nudi toccarono il freddo cemento e deglut.
Alz gli occhi e la guard.
Un sorriso le aleggiava sulle labbra. Era un'infinit di tempo che non gli rivolgeva un sorriso
sincero. Sent un tuffo al cuore.
Fa' attenzione gli disse. Stan dovette trattenersi per non gridare dalla gioia.
Sta' tranquilla la rassicur, allontanandosi dalla finestra.
Rimase fermo sul cornicione il pi a lungo possibile. Poi avanz. Non guardare gi, si disse.
Sent il cuore che gli batteva rapidamente nel petto. Il vento soffiava attorno al suo corpo, facendogli
quasi perdere l'equilibrio. Pochi passi lo separavano dalla finestra che dava sull'atrio.
Ma se fosse stata chiusa? Il pensiero gli fece fermare il cuore per un secondo.
Inspir profondamente l'aria fredda del mattino. Avrebbe voluto gridare a squarciagola. Ma
sapeva che non poteva, non adesso. Non poteva tornare in bagno sconfitto e guardare Jane negli occhi.
Non poteva permettersi di perdere la sua fiducia proprio adesso.
Rimase immobile sul cornicione, aggrappato al davanzale della finestra con le dita rigide.
Va tutto bene? sent Jane che chiedeva.
La gola si contrasse e si morsic le labbra.
S rispose debolmente. Tutto a posto.
Lanci un'occhiata alla finestra dell'atrio. Non c'era nulla a cui aggrapparsi. Ma ci doveva pur
essere qualcosa!
Allung esitante la gamba destra e riusc appena a toccare l'altra finestra con la punta del piede.
Non c'era niente da fare: avrebbe dovuto camminare sul cornicione.
Fece un respiro profondo e per un orribile momento pens che sarebbe caduto. Ma era solo
un'illusione alimentata dalla paura. Fece aderire il corpo al muro, attaccandosi alla pietra grezza con le
unghie.
Spost con molta attenzione il piede destro lungo il cornicione. Il vento freddo continuava a
soffiargli fra le gambe. Mosse il piede sinistro, poi di nuovo quello destro, facendolo scivolare sopra il
cemento freddo e ruvido. Gli si rivolt lo stomaco e temette di vomitare. Riusc a controllarsi a fatica.
Che Dio mi aiuti, pens.
Raggiunse la finestra e alz lentamente la mano destra per aprirla. Le dita s'irrigidirono per lo
sforzo. Tutto inutile.
Era bloccata.
Con un lamento di dolore Bob si alz sul gomito. Il sangue gli colava ancora dalla giacca e la
spalla e la schiena gli bruciavano. La stanza ruot attorno a lui e batt le palpebre. Il sudore gli
offuscava la vista, cerc di scuotere la testa, ma il movimento acu il dolore delle ferite.
Aveva un nodo in gola e boccheggi per respirare. Doveva cercare aiuto.
Ruth. Dov'era? Doveva essere in camera da letto con Vince. Aveva bisogno d'aiuto. Adesso.
Si trascin a fatica verso la porta d'ingresso e un'ondata improvvisa di oscurit lo travolse.
Strinse i denti. Non devo svenire proprio adesso. Non devo!, si disse.
Riprese a strisciare, macchiando il tappeto di sangue.
Era quasi arrivato alla porta quando sent Ruth urlare.
Jane si allontan dalla finestra quando sent il grido di Ruth. Mentre si muoveva verso la porta,
sent la voce arrabbiata di Vince e un rumore di lotta nella camera da letto.
La sta uccidendo!, ipotizz. Il pensiero irruppe con violenza nella sua mente e il cuore le balz
in petto. All'improvviso si ritrov davanti alla porta. Gir velocemente la serratura e spinse. Era
bloccata. Vi si butt sopra a peso morto e sent una fitta di dolore allo stomaco e alla testa.
Poi la sedia si spost di scatto e Jane cadde per terra. Si rimise faticosamente in piedi e si
diresse verso la camera da letto.
Vince si alz con aria spaventata e colpevole. Ruth era rannicchiata contro la testata del letto,
un braccio sopra i seni nudi, l'altro alzato per parare i colpi.
'Sesso', la parola si form nitida nella mente di Jane e cap cosa doveva fare.
Con un singhiozzo disperato, Vince afferr il coltello e si gir verso Jane. La ragazza,
impassibile, lasci cadere deliberatamente le spalline della sua camicia da notte.
Vince, caro sussurr.
Vince si contrasse all'istante al suono della sua voce. Fiss Jane impotente mentre il tessuto
soffice della vestaglia scivolava gi lasciandola nuda sino alla vita. Con la gola contratta dalla tensione,
si ritrov ad arretrare di un passo.
Vieni da me, Vince mormor Jane, agitando un po' il suo corpo. Vieni da me.
Le guance di Vince avvamparono nuovamente e il suo respiro si fece affannoso. No, no; la voce
che sentiva nel suo cervello era debole e senza convinzione. La fiss con occhi malati, affamati.
Poi Jane mosse un po' l'anca destra e la sottoveste cadde frusciando sul tappeto. Questo  il mio
destino, pens mentre si muoveva verso Vince con le braccia tese.
Tu non vuoi lei si sent dire, non  il tipo che pu piacerti, non  divertente, tesoro. Io sono
divertente, sono molto divertente.
No... si ribell Vince. Senza nemmeno rendersene conto, alz il coltello come per colpirla.
Ruth guard l'altra ragazza con occhi spalancati, che non capivano. Respirava a fatica.
Adesso Jane era in mezzo ai due letti. Fece un respiro profondo sporgendo in fuori il seno.
Vieni qui, tesoro mormor. Non riusciva a guardare Ruth negli occhi. Aveva l'orribile sensazione
che se l'avesse fatto si sarebbe messa a gridare disperatamente. Ti sto aspettando, caro continu, e si
avvicin di pi al tavolo.
Vince le and incontro. Non importa, sent una voce dentro di lui, sto per...
Non c'era nessuna passione nel corpo di Jane. La tensione della sua carne era la rigidit delle
cose congelate, del freddo calcolo. Il suo corpo non significava pi nulla per lei, era solo uno
strumento, un mezzo per raggiungere uno scopo. Fin quando non guardava Ruth...
Si rese conto all'improvviso che Vince era troppo vicino, non c'era abbastanza tempo.
Vieni da me, vieni da me disse tutto d'un fiato. Non preoccuparti di lei. Lascia che guardi.
Ruth fiss il volto teso e duro di Jane con occhi spaventati. Non poteva farlo. Oh Jane, oh Jane,
pens sconvolta.
Il braccio liscio di Jane scivol lungo la schiena di Vince. Il suo corpo slanciato si avvicin e lei
gli si strusci addosso. Sent il manico del coltello che le sfiorava la schiena mentre Vince
l'abbracciava.
Allontan una mano dalla schiena di Vince e fece un gesto veloce in direzione della porta. Ruth
trattenne il fiato, all'improvviso aveva capito e si odi per non esserci arrivata prima. Aggir il letto con
il cuore in gola e il pi silenziosamente possibile. La mano di Jane si mosse in direzione del cassetto.
L'apr mentre con l'altro braccio teneva il corpo di Vince attaccato al suo, lasciando che la baciasse.
Non si accorse quasi della mano sinistra che si muoveva sul suo seno. Era diventata insensibile.
Poi afferr la pistola.
Il sangue le divent di ghiaccio quando la canna del revolver s'incastr nel cassetto. Vince si
scost all'improvviso e la guard. Il cuore sembrava saltargli nel petto. Le pupille si dilatarono di colpo
quando si rese conto ancora una volta che era stato ingannato. Gli avevano mentito, come sempre.
No! le url disperato. Jane arretr impaurita mentre lui le scagliava addosso il coltello.
Corri grid Ruth.
Stan buss alla porta d'ingresso con il polso insanguinato. Aveva un taglio profondo che si era
procurato tirando un pugno alla finestra bloccata.
Si gir ansimando. Cosa faccio ora?, si domand. Poi si scagli con un gemito contro la porta.
Niente! In preda al terrore cap di non essere in grado di entrare e di proteggere sua moglie.
Si volt e corse lungo il corridoio. Suon il campanello dei vicini e cominci a tempestare il
loro uscio di colpi.
Aiuto! grid. Aiuto!
Poi la porta del suo appartamento si apr e Bob usc barcollando. Stan fece un balzo in avanti e
corse dove il suo amico era caduto su un ginocchio, con il sangue che colava sul pavimento.
Bob, sei...?
Senza finire la domanda si guard attorno nell'appartamento. Dov'era Jane?
Stava per chinarsi ad aiutare il suo amico, ma il grido di Ruth e il suono di qualcosa che si
frantumava nella camera da letto lo ferm.
Raggiunse la porta nell'istante in cui veniva chiusa a chiave.
Jane! grid con voce spezzata. Jane!
Va' via, sent gridare Vince ti uccider se non vai via!
Un lamento straziante usc dalle labbra di Stan e si lanci come una furia contro la porta. Non
cedette di un centimetro. Allora la ricopr di pugni.
Jane!
Arretr e prese la rincorsa. Rimase come stordito per l'impatto. Prov di nuovo, questa volta la
serratura cedette e eruppe precipitosamente nella camera da letto. Intravide la faccia bianca di Vince
che gli passava davanti, e Ruth immobile accanto al letto.
Si gir e vide Vince correre verso l'ingresso.
E, all'improvviso, con un grido disperato, scorse Jane che si contorceva sul pavimento, la
lampada rotta accanto a lei.
Il manico del coltello fuoriusciva dal suo torace.
Rimase in piedi pietrificato per un lungo momento, gli occhi spalancati e increduli. Poi corse
verso di lei, scosso dai singhiozzi.
Jane...
Ruth lo guard inciampare e inginocchiarsi accanto alla moglie. Poi si affrett fuori dalla
stanza.
Stan sfior il manico del coltello, ritraendo subito le dita. Sent una pressione enorme sul suo
cervello, come se qualcuno lo stesse schiacciando con mani gigantesche e bollenti. La stanza sembr
girare e deformarsi sotto i suoi occhi. Quasi svenne.
Jane mormor. Jane.
Come un bambino che cerca di svegliare la madre.
Lei apr gli occhi lentamente, con un tremito di dolore.
Jane, vedrai, andr tutto... a posto. Sussurr l'ultima parola con voce flebile, rendendosi
conto che non c'era pi nulla da fare.
La donna deglut a fatica.
Ti chiamer un dottore disse con un sospiro improvviso.
La mano di Jane si richiuse debolmente sulla sua gamba, trattenendolo. Le sue labbra si
mossero come se stesse cercando di parlare, ma in un primo momento non fuoriusc alcun suono. Poi
disse: No.
Jane, io...
Emise un lieve gemito come per zittire tutta la sua paura, il suo terrore.
Tu... fece un respiro affannoso ...meglio ora.
Jane!
Per favore. Deglut con una smorfia di dolore.
Chiamer un dottore!
No, no, lascia stare. Serr le labbra. Il rossetto era tutto sbavato e incrostato.
Tu...
Stan... lo chiam. Faceva fatica a respirare.
Suo marit si chin su di lei, le guance rigate dalle lacrime.
C-che cosa tesoro, cosa?
Baciami.
Stan cominci a tremare, scosso dai singhiozzi.
Per favore ripet, poi il suo viso s'indur all'improvviso. Adesso lo supplic.
Stan si chin e avvicin la bocca tremante alla sua. Le dita sulla gamba del pigiama si
irrigidirono.
Mor mentre lui la baciava.
Quando Vince si precipit fuori dall'appartamento, intravide Bob ancora in ginocchio
nell'ingresso. Con il respiro affannoso lo aggir velocemente e inizi a correre lungo il corridoio, le sue
scarpe nere che risuonavano sulle piastrelle.
Quando pass davanti a un'altra porta, questa si apr e ne venne fuori un uomo con indosso un
accappatoio.
Adesso che cosa... cominci a dire, poi si gir a guardare Vince che continuava la sua corsa.
Vince raggiunse le scale e prese a scenderle, scosso dai singhiozzi. A met di una rampa quasi
inciamp e allung il braccio destro per afferrare la ringhiera. Le scarpe scivolarono sull'orlo di un
gradino e lui slitt di lato, attaccandosi al parapetto con le dita ad artiglio.
Intrappolato!
La parola gli trapan il cervello mentre correva. Nessuna via d'uscita! Tutti erano contro di lui!
Bob era vivo e Ruth non l'avrebbe lasciato. Niente andava per il verso giusto! Cominci a piangere e le
scale gli sembrarono una massa di gelatina attraverso le lenti tremule delle sue lacrime. Era perduto,
perduto, perduto!
Saul, boccheggi aiutami tu, Saul.
Poi al quarto piano si ferm di colpo e trattenne il fiato.
Con occhi increduli guard gi nella tromba delle scale e vide i poliziotti che venivano su a
prenderlo.
Per un momento non riusc a muoversi. Li fiss immobile con la testa che gli girava.
Poi un singhiozzo proruppe dalla sua gola e roteando su s stesso cominci a risalire le scale.
Quinto, sesto, settimo piano. Avvert una fitta, come una spada incandescente sul fianco, i suoi
respiri ormai erano rantoli soffocati.
Ottavo piano. Si ferm per prendere fiato e lanci un'occhiata all'appartamento di Stan.
Bob era andato via. La porta dell'appartamento accanto era spalancata e dall'interno proveniva
la voce di Ruth.
Poi vide Stan sull'uscio di casa che lo guardava.
Stan? mormor.
Stan rimase impassibile e Vince cominci a muoversi verso di lui.
Stan, non lasciare che...
Arretr con un gemito quando si accorse che impugnava un coltello sporco di sangue.
Si gir e si avvi verso l'ultima rampa di gradini che portavano al tetto. Sent Stan che si
metteva a correre dietro di lui a piedi nudi.
Vince armeggi febbrilmente con il gancio della porta.
Apriti ordin alla porta con un bisbiglio delirante. Apriti!
Poco prima che Stan lo raggiungesse, riusc a togliere il pesante gancio che bloccava la porta e
la spalanc. Stan si allung per afferrarlo, ma manc la presa e cadde in avanti sul tetto ricoperto di
ghiaia.
Stan si mise in ginocchio, ignorando il pigiama strappato, le ginocchia ferite, il taglio che si era
procurato al polso dando un pugno alla finestra.
Il mondo intero era scomparso ai suoi occhi: ogni speranza, sensazione, paura. Non c'era altro
che Vince che correva sul tetto, le scarpe che scricchiolavano sulla ghiaia, la sua faccia bianca che si
voltava a guardarlo.
Stan s'incammin. Vince non poteva scappare da nessuna parte, non c'erano altri tetti su cui
saltare. A piedi nudi avanz lentamente sulla ghiaia, lo sguardo assente e le dite serrate sul coltello.
Vince raggiunse il bordo del tetto e si gir. Stan era ormai a un passo da lui. Vince vedeva il
sangue che gli colava dal braccio e dalla punta del coltello. Ne intravide la faccia bianca e rigida, come
quella di un morto.
Stan, no! grid. Stan, non ti ho fatto niente! Stan non...
Vince salt da un lato e l'altro scivol, cadendo quasi oltre il bordo del tetto.
Stan si gir, la faccia priva di espressione. Riprese ad avanzare verso Vince.
Stan...
Fece un paio di passi e si volt.
Stan, non farmi del male lo preg, le lacrime che correvano lungo le guance.
Stan, per favore, non farmi del male!
Stan alz il coltello lentamente.
Vince si gir e corse di nuovo verso le scale.
Poi arretr e le sue scarpe scivolarono sulla ghiaia mentre due poliziotti balzarono fuori dal
vano della porta, le pistole in mano.
No! grid.
Era in trappola. Corse fino al bordo del tetto e rimase con la schiena rivolta al muro che gli
arrivava alla cintola.
Uno degli agenti si mosse verso di lui e l'altro verso Stan.
Dammi il coltello, amico disse, allungando la mano libera.
No lo zitt Stan, e balz verso Vince.
Vince arretr contro il muro.
No mormor con voce strozzata. Non  giusto. Non  giusto.
Si arrampic sul muro fino a trovarsi seduto sul bordo. Stan si divincol dalla presa del
poliziotto e salt verso Vince.
Non farlo! grid Vince a Stan e al mondo.
Poi si gett.
Quando raggiunsero il bordo del tetto videro il suo corpo che cadeva. Le braccia e le gambe
scalciavano e si agitavano mentre precipitava verso il marciapiede. Le sue grida di orrore
riecheggiarono fra gli edifici silenziosi.
Ore 5:00
Ruth si allontan dalle scale mentre i due uomini portavano gi Bob su una barella.
Niente di grave la rincuor il giovane medico. Si rimetter.
Bob le aveva sorriso debolmente, stringendole la mano e lei gli aveva assicurato che presto lo
avrebbe raggiunto in ospedale.
Torn nell'appartamento.
Stan era in camera da letto. Aveva sistemato Jane sul letto, e l'aveva ricoperta con un lenzuolo,
lasciando fuori solo il viso. Era seduto accanto a lei e la fissava. Lanci un'occhiata a Ruth mentre
entrava, la faccia stravolta dalla stanchezza.
Gli pos la mano sulla spalla.
Stan mormor con un nodo in gola.
 stata coraggiosa fu tutto quello che riusc a dire.
Io... lo guard. S, aggiunse davvero coraggiosa.
Stan abbass la testa e lei rimase in piedi a guardarlo, sentendosi impotente di fronte al suo
dolore.
Se c' qualcosa... continu.
Grazie gli disse in modo assente.
Mentre si allontanava, sent i suoi singhiozzi soffocati.
E quando raggiunse la strada vide i due inservienti che mettevano un'altra barella
nell'ambulanza, una barella completamente coperta da un lenzuolo.
I due agenti ritornarono alla loro macchina.
S, disse uno ricordo il caso. Il ragazzo and fuori di testa e uccise il suo vecchio con un
fermacarte. Poi and nell'ufficio del tipo che  stato ferito oggi e cerc di uccidere anche lui. Lo hanno
rinchiuso in manicomio.
Una breve pausa.
Direi che  fuggito concluse acido.
Be', adesso non uccider pi nessuno disse l'altro.
No disse il primo. Lui...
E scroll la testa.
Che mondo!
Quaranta minuti pi tardi sorse il sole.
...
.
...
FINE.
